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Messaggio al nuovo governo: fate spendere i fondi europei Opinion leader

Non si tratta infatti di un caso isolato! L’Unione Europea impiega una parte del proprio bilancio per lo sviluppo delle sue regioni, in particolare le meno sviluppate. Per il periodo 2007-2013, la U.E. ha stanziato per l’Italia 59,4 miliardi. (La cifra comprende finanziamenti comunitari e cofinanziamenti nazionali).  Di questi 47 miliardi sono stati assegnati al sud-Italia e 12,4 miliardi al centro-nord.

Al 30 giugno 2012 erano stati spesi complessivamente 16,1 miliardi, pari al 27,1% della cifra stanziata . I restanti 43 “dovrebbero” essere spesi negli ultimi 18 mesi. L’Italia è il terzo paese che riceve più soldi, dopo Polonia e Spagna. Nel contempo è il secondo tra quelli che impiegano di meno i fondi ricevuti, dopo la Romania.  
L’Italia è un “contribuente netto” per il bilancio comunitario: ha versato  più di quanto sia stato capace di utilizzare  in fondi strutturali. E’ un problema che si rinnova ogni anno e che  non si riesce a risolvere.

La Campania, regione che ha il più alto tasso di disoccupazione della U.E.,nel 2012 aveva utilizzato solo il 3,6%, degli 8 miliardi a disposizione, per progetti di valorizzazione del territorio e promozione dell’occupazione. Anche i 145 milioni, che la Regione potrebbe  rendere disponibili per l’emergenza rifiuti, sono congelati. Per sbloccarli sarebbe necessario un progetto che rispetti le norme europee sulla gestione delle discariche. Fino al 2013 è disponibile, inoltre, un miliardo di euro per cultura e turismo nel sud d’Italia.Una parte di questa cifra potrebbe essere impiegata per i lavori di restauro di Pompei, sulla base di un progetto coerente con le indicazioni europee. Anche la Calabria e la Sicilia hanno fondi strutturali sospesi

I fondi strutturali, come è naturale, possono essere impiegati solo se le autorità operano come è richiesto dalle indicazioni dell’U.E.
L’Europa definisce fondi, non certo irrilevanti, per lo sviluppo delle sue regioni. Per utilizzarli i singoli paesi devono operare seguendo le norme stabilite. L’esperienza, anche del periodo 2000-2007, indica che nell’attività di programmazione delle opere entro i tempi prestabiliti, troppo spesso in Italia  si continuano a percorrere strade sbagliate. Questo,come indicato,  è dovuto alla scarsa capacità progettuale delle amministrazioni locali. A fronte di questo fatto, che si protrae da decenni, perché la politica non si è fatta e non si fa  carico di affrontare e risolvere il  problema in modo adeguato? A noi non  interessano tanto le autostrade irlandesi. Interessano molto, invece, le soluzioni ai problemi del nostro paese.

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