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Messaggio da Francoforte: è il momento di tassare le transazioni finanziarie Economia, Opinion leader

Il Premio Nobel per l’economia del 2001 ha pubblicato quest’anno un saggio “The Price of Inequality – How Today’s Divided Society Endangers Our Future”, (Il prezzo della disuguaglianza, come la divisione della societa’ minaccia il nostro futuro) che e’ la fotografia dell’esatto avverarsi di quanto da anni molti illuminati studiosi della globalizzazione andavano dicendo. Ecco un solo dato fra i tanti proposti dal professore della Columbia University: l’1% della popolazione americana riceve tra il 20 e il 25% della ricchezza che il Paese produce ogni anno, molto di piu’ di quanto accadeva trent’anni fa. “Dunque gli Stati Uniti hanno raggiunto un alto livello di disuguaglianza, cosi’ Stiglitz, distruggendo il mito del sogno americano delle opportunita’ uguali per tutti”. Oggi la vera opportunita’ e’ scegliere i genitori giusti per poter ricevere la formazione adeguata ad alti livelli professionali.  E il guaio e’ che altri Paesi hanno cercato di emulare questo risultato cosi’ negativo”.

Gia’ anche l’Europa ha percorso questa strada e ben tre arene della Buch Messe sono state dedicate a parlarne con una grande partecipazione di pubblico. L’incontro piu’ seguito e’ stato quello con il candidato alla cancelleria della SPD, Peer Steinbrück, gia’ ministro dell’economia della Grosse Koalition dal 2005 al 2009. Il problema, infatti, non e’ soltanto lo stabilire di chi e’ la colpa della crisi , che Stiglitz attribuisce nell’ordine alle banche, al potere politico che non ha fermato le banche, agli economisti che non hanno messo subito in primo piano le conseguenze negative di questi comportamenti e, infine, all’accettazione acritica di modelli sostanzialmente falsi. Importante ora, per evitare di sprofondare ancora di piu’ in una grande depressione, e’ trovare rapidamente delle soluzioni. Per l’economista americano, infatti, il 25% di disoccupazione giovanile di alcuni paesi (fra cui l’Italia) rappresenta l’immagine di una generazione senza prospettive.
 

E qui viene il bello. Steinbrück ha annunciato – senza se e senza ma, come amano dire i tedeschi – che e’ venuto il momento di tassare le transazioni sui capitali finanziari con l’obiettivo di spingere gli investitori a spostare risorse nell’economia reale. Il 40% dei profitti delle imprese si dirige normalmente verso il settore finanziario, ha affermato l’esponente della SPD, mentre Stiglitz ha sottolineato come la maggior parte dei suoi studenti si sono alla fine specializzati nel settore finanziario e non in quelli dell’industria o, in generale, dell’economia reale. “La Germania – ha commentato Steinbrück – e’ riuscita a mantenere forte la sua struttura industriale  e tuttavia il fenomeno ha riguardato anche la piu’ forte economia dell’Unione Europea”. Eppure quando lui era ministro dell’economia si era deciso al livello del G20 di procedere a porre regole ai flussi di capitale speculativo: “Non averlo fatto significa aver creato un deficit di democrazia lasciando libero campo a enormi potenze finanziarie”.

Si tratta allora di mettere in campo un sistema di condizionamenti fiscali che giocano sullo schema vantaggi – svantaggi per i grandi centri finanziari che devono vedere la convenienza di spostare i capitali verso l’industria.  Certo anche gli americani avevano pensato a una legge per regolare la finanza, ma – ha detto Stiglitz – ne e’ venuta fuori una sorta “di formaggio svizzero pieno di buchi, di una quantita’ infinita di eccezioni che hanno finito per lasciare una vasta area di prodotti derivati tutt’altro che trasparenti”. A chi gli dice che intervenire sui movimenti dei capitali significa uccidere l’anatra dalle uova d’oro, Stiglitz risponde che, al contrario, che proprio la situazione attuale uccide l’anatra e porta l’economia mondiale nel baratro: “Si puo’ creare un’economia piu’ forte se si abbattono le disuguaglianze”. Che ne pensa l’ opinione pubblica americana?  “In America ci sono 350 milioni di americani che sono a favore e 10 banche che sono contrarie”.

Foto: Joseph Stiglitz

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