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Metamorphoseon: conversazione con Pietro Antonio Bernabei Cultura

Secinaro (AQ) –  Metamorphoseon: conversazione con Pietro Antonio Bernabei

Metamorphoseon, una mostra di opere di Pietro Antonio Bernabei, ispirate a Le Metamorfosi di Ovidio, sarà inaugurata il prossimo 28 luglio a Corfinio (AQ), presso il Museo Civico Archeologico ” A. De Nino”. Ne parliamo con l’artista.

Come è nata l’idea di questo evento e cosa significa per te, come artista e scienziato, il concetto di Metamorfosi?

Con il mio lavoro desidero contribuire alle celebrazioni del bimillenario della morte di Publio Ovidio Nasone. Per me questa è stata anche, e soprattutto, un’occasione per riaccostarmi in modo sistematico e integrale a Le Metamorfosi.

Per quanto riguarda il concetto di metamorfosi, nel corso della vita, ho avuto a che fare con gli aspetti che riguardano la biologia. Ma la metamorfosi è anche una manifestazione dell’essere, poiché ogni essere è metamorfico. Questo si impara fino dall’adolescenza, quando si sperimentano cambiamenti nel corpo e nella mente, cambiamenti profondi del proprio essere che investono non solo la persona ma tutto il suo universo. Quindi questa è un po’ la storia della metamorfosi nel mio divenire.

Il mio approccio alle metamorfosi ha avuto però anche un risvolto letterario con la mitologia greca e romana, conosciute ancora prima dell’opera di Ovidio.

Puoi parlare del tuo processo creativo e delle scelte tecniche e narrative che hai deciso di adottare?

IMG-20170717-WA0000 copiaPer quanto riguarda il mio lavoro d’artista, tradurre graficamente Le Metamorfosi in opere d’arte non è stato facile perché avrei potuto rischiare di cadere facilmente nel didascalismo, ma non è questo che mi interessava perché non la considero più una forma di questi tempi. Benché, proprio stamattina, abbia potuto ammirare una pregevolissima serie didascalica di opere di Antonio D’Acchille, esposte a Sulmona nel Palazzo della Santissima Annunziata.

Non riconoscendomi in questa forma didascalica, ho scelto una via per attinenza logica, per analogia, con un lavoro un po’ concettuale oltre che operazionale, grafico e pittorico, senza rinunciare all’ironia e facendo riferimento alla cultura dadaista.  Ho voluto richiamare alla contemporaneità l’opera di Ovidio, per poterla rileggere come parte fondativa del nostro mondo occidentale, traducendola con i mezzi, le strutture e le forme di questi nostri tempi. Ad esempio, in tre opere ho utilizzato il Modulor dell’architetto Le Corbusier, [scala di proporzioni basate sulle misure dell’uomo] e ho utilizzato l’oro zecchino, applicato secondo le regole  del pittore e scrittore Cennino Cennini.

Le tue opere si riferiscono unicamente all’opera di Ovidio?

Questa mostra riguarda certamente le metamorfosi sul piano letterario ovidiano, ma riguarda anche la metamorfosi nel mondo animale. Una scelta precisa per due ordini di motivi:

–        perché uno dei miei lavori principali è stato quello di esplorare la contaminazione tra arte e scienze biologiche, quindi metamorfosi anche come fenomeno biologico;

–        per marcare il fatto che nella storia della cultura il termine metamorfosi utilizzato da Ovidio è diventato un termine che definisce e guida tutta una serie di eventi nella storia della cultura occidentale, anche scientifica.

Vorrei tornare all’aspetto letterario del concetto di metamorfosi, qual’è il tuo punto di vista?

In qualche modo una serie di conoscenze, di acquisizioni che fanno parte della favolistica e molte narrazioni dei secoli successi a Ovidio si rifanno alla sua narrazione. Ad esempio, Piramo e Tisbe si ritrova narrata nell’opera di Shakespeare “Giulietta e Romeo”, o Prometeo in tante figure eroiche che si sono sacrificate per il bene dell’umanità. Anche le ninfe dei boschi di cui ci narra Ovidio le ritroviamo nel mito e nella novellistica italiana e straniera sotto forma di fate, gnomi e via discorrendo.

A mio avviso, questo è in sintesi il filone letterario a cui tanti altri si sono ispirati nei secoli successivi. Hanno attinto alla materia poetica significativa e allo spessore di Ovidio, grande poeta esule che riconduce la propria salvezza esistenziale a quello che sa del mondo, a quello che sa delle storie del mondo.

In definitiva, esiste nella mia storia, cultura e identità  intellettuale  il fenomeno  della metamorfosi  come fenomeno biologico, storico e letterario, associato alla consapevolezza che mi induce a ricercare e tradurre in immagini contemporanee un classico che ha fondato, insieme a tanti altri classici, la cultura  contemporanea.

Dopo Corfinio le tue opere continueranno  a “viaggiare”?

IMG-20170622-WA0003 copiaHo sicuramente intenzione di riproporre questa esposizione in altri contesti, come ho sempre fatto: tutto il lavoro che una mostra comporta non giustifica un’unica esposizione. Per me ha senso farla vedere qui in Abruzzo e in particolare a Corfinio, punto geografico e territoriale in cui è nata l’idea di Italia, ma successivamente mi interesserebbe esportarla a Sulmona, patria di Ovidio, in occasione del bimillenario della sua morte.

Ma non ti nego che uno dei miei sogni è quello di esportare la mostra in Romania, in particolare a Costanza, anche se non ho idea di come fare per realizzare il progetto, forse attraverso un comitato o l’associazione Italia-Romania,  non saprei.

Hai avuto modo di scoprire interessanti mostre celebrative a Sulmona, patria di Ovidio?

Oltre alla già citata mostra ufficiale dell’artista Antonio D’Acchille, le cui opere sono esposte al primo piano di Palazzo dell’Annunziata di Sulmona, ho trovato molto interessante Publio Ovidio Naso, mostra di giovani artisti di nazionalità rumena, che ha girato in altri punti significativi dell’Italia e della Romania.

Ma non tutte le mostre sono degne di nota. Anzi. Devo ammettere la mia forte delusione visitando una bruttissima mostra istituzionale, da portare ad esempio di come non si deve dipingere a soggetto e di come non si deve fare una mostra.

A conclusione di intervista, hai un messaggio per i giovani?

Vorrei suggerire loro: siate consapevoli delle vostre proprie metamorfosi, perché il cambiamento è  parte stessa della storia di ognuno di noi. E’ un fenomeno positivo esserne consapevoli.

Ma la metamorfosi, il cambiamento non spaventano un po’ tutti noi?

 Sì è vero, il cambiamento spesso spaventa. Aggiungo allora: “siate pure spaventati ma consapevoli”. La metamorfosi fa parte della storia dell’uomo, della storia della cultura ed esserne coscienti e consapevoli, sicuramente è importante per crescere. Processo che dura per tutta la vita.

Un ringraziamento a Pietro Antonio Bernabei per il suo lavoro e il suo contributo alle celebrazioni ovidiane.

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