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Metro, muro contro muro, è sciopero nazionale Breaking news, Cronaca

Firenze – Il 19 aprile, i lavoratori della Metro scendono in sciopero. Sciopero nazionale. Perché, spiegano dalla Uiltucs, per la prima volta, dopo mezzo secolo di relazioni sindacali “strutturate” e di contrattazione integrativa, il negoziato su contratto integrativo aziendale è saltato. Motivo: l’attuale dirigenza, dicono i sindacati, dopo mesi di “trattativa surreale” si è rifiutata di sottoscrivere il contratto. “Un atto grave – scrive la Uiltucs – in cui l’impresa ha esclusivamente ribadito le proprie posizioni in un monologo sordo alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori. A ottobre del resto, il nuovo gruppo dirigente si è permesso, senza neanche aver mai visto un magazzino e, per stessa ammissione dell’impresa, non avendo ancora definito gli obiettivi, di disdettare il contratto integrativo”. .

I punti su cui si è svolto il classico “dialogo fra sordi”, secondo i sindacati, sono: l’organizzazione del lavoro, il premio variabile, l’orario di lavoro, ristrutturazione e chiusure punti vendita.

Al primo punto, ci si imbatte nel progetto “Tempo”. “Si tratta di uno strumento a disposizione unicamente della regia dei punti vendita per flessibilizzare la prestazione lavorativa spostando turni di lavoro verso il fine settimana e introducendo e aumentando i turni spezzati – dicono dalla Uil – scaricando eventuali assenze e mancanze di presidio derivanti dalla compressione degli organici sulle lavoratrici e i lavoratori di tutta la rete vendita, un progetto su cui l’impresa ha dichiarato che andrà avanti con o senza l’accordo sindacale”. respinta la mittente la proposta dei sindacati, vale a dire “garantire i turni unici continuati, demandando al livello territoriale il confronto e gli accordi sull’organizzazione del lavoro”.

 Secondo punto, premio variabile, ovvero la riduzione del premio da 1600 euro a 1400.Un punto su cui, riferiscono i sindacati, l’azienda ha sostenuto che in realtà avrebbe erogato di più. Ma nel concreto, sostiene la parte sindacale, dal momento che verrà “finalmente riconosciuto il premio a Metro Dolomiti, se ne deduce il premio a Metro Dolomiti viene fatto pagare agli altri punti vendita malgrado Metro Dolomiti sia in utile”. sulla questione si innesca anche un’altra polemica, che riguarda il sistema di rilevazione del NPS (Net Promoter Score) tramite il quale Metro chiede riscontro ai clienti del comportamento dei dipendenti “con evidenti problematiche sul versante della privacy”. Inoltre, continua il sindacato,  vengono esclusi dal riconoscimento del premio centinaia di lavoratori che hanno trattamenti incentivanti individuali.

Terzo punto, l’aumento dell’orario di lavoro a 38 ore. Richiesta inaccettabile, secondo i sindacati, sia nel metodo che nel merito. “Nel metodo perché ha posto una pregiudiziale su un istituto così rilevante a 20 giorni dalla fine del negoziato, pregiudicando fortemente l’equilibrio già precario della trattativa. Nel merito in quanto in una condizione di positività restituire all’impresa un istituto che dovrebbe valere almeno due milioni di euro è ingiustificabile. Inoltre, anche in virtù dell’accordo del 2016, questo tema non può essere in ogni caso affrontato collettivamente per i part time e per una parte delle lavoratrici e dei lavoratori a tempo pieno”.

Non solo, dice la Uil. C’è infatti anche da considerare “l’effetto che si potrebbe determinare in termini occupazionali soprattutto sui punti vendita con una quota elevata di dipendenti a 36 ore con una immissione improvvisa di tante ore di lavoro, da cui potrebbero paradossalmente scaturire esuberi, elemento su cui l’impresa non ha voluto dare nessuna garanzia. Ovviamente chi è a meno ore deve arrivare a 38 chi è 40 rimarrà così, le armonizzazioni solo in termini peggiorativi”.

Quarto punto, ristrutturazione e chiusura punti vendita. Chiusure e licenziamenti, certo, non sono rischi eliminabili con la contrattazione.
Ma una cosa può essere fatta, dicono dalla Uil: per esempio, mostrare preventivamente il piano industriale, “dando almeno 90 giorni di preavviso rispetto ad eventuali rilevanti ristrutturazioni o chiusure. L’azienda ha dato disponibilità a soli 30 giorni, una proposta inaccettabile, ad esempio la situazione preoccupante del punto vendita di Bolzano che ha l’affitto in scadenza il 30 Giugno dovrebbe essere affrontata il 30 maggio”. Un atteggiamento, dicono ancora i rappresentanti sindacali della Uil, che dimostra “il disinteresse nei confronti di lavoratori e famiglie”.

Eppure qualcosa, un “punto di avvicinamento” c’è, ma è unico, e consiste “nell’incremento della maggiorazione per le prime 8 prestazione domenicali dal 50% al 60%, rispetto alla richiesta di piattaforma del 70% per tutte le domeniche lavorate”.

“È opportuno sottolineare – precisano tuttavia i sindacati – che nell’ambito del welfare la proposta dell’impresa, se pur aggiuntiva, è di fatto vuota, nessun investimento diretto in favore dei dipendenti a parte 2,92 € al mese da destinare alla previdenza integrativa. Riteniamo inoltre miope l’approccio su salute e sicurezza che secondo l’impresa il rischio infortunio si affronta attraverso il “SafetyDay”. Noi pensiamo che la riduzione degli organici, la riduzione degli strumenti per la movimentazione dei carichi, le modalità con cui vengono predisposte le pedane, il mancato rispetto delle mansioni siano i veri motivi per cui il numero di infortuni è aumentato”.

Allora? … “Davanti alle pregiudiziali poste dall’azienda ogni mediazione è risultata impossibile e agli effetti che la disdetta produrrà saranno a carico delle lavoratrici e dei lavoratori, l’ennesimo atto dell’azienda che punta a tagliare sul costo del lavoro le segreterie  di Filcams, Fisascat e UILTuCS unitamente alla delegazione trattante e alle strutture territoriali, non possono esimersi dal chiamare le lavoratrici e i lavoratori alla lotta affinché l’azienda muti radicalmente il proprio atteggiamento. Conseguentemente si proclama una giornata di sciopero nazionale per il 19 aprile 2019 e si dispone un pacchetto di ulteriori 8 ore di sciopero da organizzarsi a livello territoriale e di magazzino secondo le modalità ritenute più opportune e consone”.

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