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Mi tatuo d’immenso Rubriche

Una volta! Oggi, sarà per colpa delle rock star o dei calciatori o magari di qualche “famoso” disperso su un’isola, non avere tatuaggi, particolarmente per i giovani, è una rarità. La domanda morettiana se si è più notati se si arriva in ritardo o se non si arriva per niente nel campo del tattoo non si pone: a non avere tatuaggi pare non si sia notati per affatto, e questa è al giorno d’oggi una vera iattura! Noi che di tatuaggi non ne abbiamo siamo però visitatori entusiasti e sistematici della Florence Tattoo Convention di cui quest’anno, ai primi di novembre, si è tenuta la quarta edizione nel padiglione Spadolini della Fortezza da Basso. Il pubblico è vario, si va dalle famigliole con bambini a bizzarri individui che ostentano il loro corpo “dipinto” in ogni dove. Ma la cosa che ci ha colpito guardando con una certa attenzione gli stand degli oltre 300 tatuatori che operavano in diretta sono state le smorfie dei tatuandi: non bisogna probabilmente farlo vedere ma a farsi fare un tatuaggio si deve un po’ soffrire come è d’altronde naturale. Quello della sofferenza ci sembra un tema interessante, la sofferenza fisica è sempre stata il passaggio necessario, nelle società tribali, per essere accolti nel mondo degli adulti: chi può dimenticare l’atroce iniziazione di Richard Harris per diventare a tutti gli effetti un vero sioux in “Un uomo chiamato Cavallo”? E poi, senza andare troppo lontano, non era per esempio l’esame di maturità, quello che per tante generazioni è stato così forte motivo di ansia e di sofferenza che è stato spesso il protagonista dei nostri incubi, il viatico per far parte dei grandi? E in generale una qualche prova di coraggio e di sopportazione del dolore o delle umiliazioni non è il passaporto preteso da ogni forma di “nonnismo”, militare o universitario che sia? Altra faccenda: c’è un limite in questo genere di cose? Beh, senz’altro una volta tatuata tutta la pelle del corpo il limite, almeno quantitativo, è stato raggiunto. Ma un limite qualitativo esiste? Troppo facile e generico dire sia si che no, la questione è più complessa. Uno dei giovani tatuatori fiorentini che ha organizzato la convention ci ha raccontato di aver visto quest’estate su una spiaggia pugliese il volto di Michele Misseri, l’omicida non creduto di Sara Scazzi, tatuato sul polpaccio di un giovanotto: ecco, diceva, questo mi sembra davvero troppo! Inutile dire che a noi sembra davvero troppo anche qualche svastica che abbiamo visto sulla pelle di alcuni visitatori della convention, tanto per dirne una. E’ stata l’Associazione Firenze Indelebile ad organizzare la manifestazione e proprio nel nome sta la più impegnativa delle caratteristiche di ogni tatuaggio, insomma un tatuaggio, assai più di un diamante, come recitava una vecchia pubblicità, è per sempre. E per sempre vuol dire che non puoi cambiare idea o almeno che il tuo marchio sulla pelle non cambia con lei: c’è chi giura di aver visto un tipo che si era fatto tatuare sulla schiena le parole di “A te”; non sarà che, per restare a Jovanotti, Matteo Renzi si è fatto tatuare tutto il testo de “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang” o che Sandro Bondi ha inciso sulla schiena “Vita assaporata / Vita preceduta / Vita inseguita / Vita amata / Vita vitale / Vita ritrovata / Vita splendente / Vita disvelata / Vita nova”, insomma la sua poesia “A Silvio”?

Fotogallery: alcuni dei partecipanti alla Convention

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