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Middle East Now: Iran, storie di quotidiana durezza Cinema

Firenze –  Ieri sera al Cinema Odeon è stata inaugurata la sesta edizione del festival Middle East Now, con la partecipazione di due ospiti speciali, il performer e musicista iracheno The Narcicyst, attore protagonista del corto Rise di Ali F. Mostafa che ha aperto il festival, e l’attrice Fatemeh Motamed Arya, protagonista del film Tales del regista iraniano Rakhshan Bani-Etemad, lungometraggio passato a Venezia 2014.

Grande presenza del pubblico che ha partecipato all’ inaugurazione con entusiasmo e interesse, una sala gremitissima, dove i direttori del Festival Roberto Ruta e Lisa Chiari, con la programmatrice Felicetta Ferraro, hanno presentato gli ospiti speciali. Rise è uno short film musicale. Un giovane businessman in crisi vuole evadere dal terribile mondo del capitalismo globale, per ritrovare la propria creatività. Con un’estetica postmoderna, tra l’onirico e il fantascientifico, ambientato nel 2025, Rise realizza un efficace smascheramento dell’immaginario seducente e ingannevole del neocapitalismo mediorientale.

Nel film iraniano Tales, viene ritratta la società iraniana di oggi, tra il disagio sociale intergenerazionale e la difficile affermazione dei diritti in uno stato autoritario e maschilista. Nel film, le storie si intrecciano creando un racconto polifonico, dove i problemi sociali affiorano attraverso il ritratto dei sentimenti e delle passioni dei personaggi.

La perdita del lavoro di un gruppo di operai, la violenza che una giovane moglie ha subito dal marito, un giovane padre operaio tradito dalla moglie, sono alcune storie che compongono il mosaico della crisi sociale e culturale di una società che opprime le donne e gli uomini, perché non riconosce la libertà e i diritti delle donne e costringe gli uomini a vivere la famiglia e le relazioni sentimentali con grande difficoltà, rendendoli succubi o violenti. Storie spesso narrate all’interno di mezzi di trasporto che attraversano la città di Teheran.

Lunghi dialoghi in auto tra i personaggi, come nella scena iniziale e  in quella finale, creano un viaggio urbano, fil rouge del film, che ricorda l’Altman di America Oggi.

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