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Middle East Now: Siria, vita quotidiana in tempo di guerra santa Cinema

Firenze – Il festival Middle East Now mercoledì 11 aprile ha proposto un programma di grande attualità, affrontando la questione siriana in un incontro moderato da Giuseppe Alizzi e attraverso la proiezione di un cortometraggio e del documentario, del regista siriano Talal Derki, Of Fathers and Sons, vincitore del Gran Premio all’ultima edizione Sundance Film Festival.

Il regista è intervenuto all’incontro che ha preceduto la visione del suo film insieme a Emad Najm Husso, fotografo e attivista, e a Filippo Mancini, coordinatore del progetto fotografico Life in Syria. Talal Derki ha raccontato al pubblico come è nato il progetto del suo documentario: Derki è tornato in Siria fingendosi un fotoreporter filo-jihadista ed è rimasto per un lungo periodo nella famiglia del generale Abu Osama, leader islamista radicale di Al-Nusra.

Il regista, attraverso una immersione empatica nella vita quotidiana di Abu Osama, ha potuto così ritrarre l’ascesa del Califfato e il fanatismo religioso di Al Qaeda in Siria. Filippo Mancini ha invece coordinato un progetto fotografico sulla guerra in Siria, da cui è nato il libro Life in Syria, che raccoglie le immagini fotografiche di un team di fotografi siriani, tra cui Emad Naym Husso. Il libro offre una testimonianza visiva su un territorio martoriato dalla guerra e sulla vita quotidiana della popolazione.

Durante il dibattito, alcuni cittadini siriani si sono collegati via Skype con il festival e hanno raccontato di voler lavorare per far conoscere la realtà della guerra, la sofferenza delle persone reali. Dal dibattito è emerso un quadro complesso della situazione siriana. Derki, in particolare, ha suggerito di riflettere sull’importanza delle dinamiche geopolitiche che sovrastano la Siria.

A suo avviso, le grandi potenze, in particolare gli Stati Uniti e la Russia, non vogliono destituire il regime di Assad, alimentando così un’estenuante guerra civile. Dopo l’incontro è stato proiettato il corto The day we left Aleppo, di Hassan Kattan, che racconta l’ultimo giorno ad Aleppo di due giovani costretti ad abbandonare una città devastata. E’ stata quindi la volta di Of Fathers and Sons di Talal Derki, evento tra i più importanti del programma di Middle East Now.

Come detto, il regista ha vissuto per due anni e mezzo con la famiglia del generale Abu Osama, nel nord della Siria. Il generale crede in modo fanatico nella legge della sharia e ha chiamato tutti i suoi figli con i nomi dei responsabili dell’11 settembre. I suoi due figli maggiori adolescenti, Osama e Ayman, sono già pronti per diventare dei combattenti jihadisti.

Nel film il regista segue Osama che si esercita in un campo di addestramento, indossando la tuta del soldato mentre apprende le tecniche di guerra. Abu Osama è riuscito nel suo intento: trasmettere ai suoi bambini la cultura della guerra, della violenza e della morte in nome di Allah.

Il giovane generale è un grande esperto di autobombe e mine, durante una missione per disinnescare delle mine rimane ferito, perdendo un piede. L’empatia del regista svela un aspetto significativo del fondamentalismo islamico: il sistema patriarcale educa i figli al valore della guerra e dell’odio in nome di Dio. In questa comunità islamica le donne sono assenti, i bambini crescono giocando alla guerra per poi diventare dei combattenti o kamikaze. Of Fathers and Sons non lascia intravedere una possibile pace. Le montagne minate su cui regna il Califfato sono l’emblema di una Siria in balia della guerra e del fanatismo.

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