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Le minacce sono la fine del confronto democratico Opinion leader

Siena – La storia non è cominciata adesso. Anzi. Un iscritto a Rifondazione comunista ha ricevuto per la seconda volta nel giro di pochi mesi una lettera con pesanti minacce da parte “fascista”. Causa della persecuzione: un adesivo “comunista” attaccato alla sua cassetta delle lettere. Così, infischiandosene dei principi della libera espressione del proprio pensiero qualora non leda l’altrui libertà, un gruppo non ben identificato (o un singolo particolarmente “convinto”) ha preso a diramare dispacci in cui si minaccia pesantemente il “compagno”. O, più semplicemente, il cittadino che ha voluto chiarire le sue idee. Senza ledere, pensiamo noi, nessuna libertà altrui (la cassetta della posta è sua o no?!).

Certo, potrebbe ribattere qualcun altro intervenendo da terzo nella vicenda, anche le lettere inviate dal “camerata” o dai “camerati” al “compagno” potrebbero essere prese per “espressione del pensiero”. Certo. Ma qualora questa espressione minacci o coarti o addirittura tenti con la violenza promessa di coartare il diritto principe della libertà di espressione, non è più “libera manifestazione del pensiero”, ma qualcos’altro: minaccia, appunto, vale a dire un atto di violenza con promessa di attuazione se non si smette di rendere pubbliche le proprie convinzioni politiche.

Però. Proprio nell’anniversario della liberazione di Firenze, il gesto è forse ancora più amaro. Ma non, si badi bene, per la proclamata “discendenza” da idee fasciste o repubblichine. No, dal momento che la Repubblica Italiana si è accollata il pesante ed entusiasmante fardello della democrazia e dunque dà asilo anche a idee di genere “fascista” (dalla Nuova Destra ai vari gruppi e gruppuscoli che si riuniscono sotto varie sigle, fino a una onesta rivisitazione del ventennio).

No. Ciò che è più sinistro è la convinzione che per dichiararsi fascisti o meglio di destra basti mandare una o due lettere zeppe di grossolane  minacce (e parolacce) a un compagno (che d’altro canto ha attaccato due adesivi, il secondo come risposta alla prima lettera di minacce, sulla propria cassetta delle lettere) dando mostra con ciò di ignorare tutto il dibattito, la crisi, la ricostruzione ideale e teorica che sta bollendo nel calderone della “destra” anche di quella estrema, di quella che ha dato luogo ad alcune delle intuizioni antropologiche e culturali diventate di patrimonio comune. Insomma, di questi “fascisti” da operetta, tutti moschetto e niente libro, ne abbiamo tutti abbastanza.

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