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Moda all’Università di Firenze: si apre e si chiude STAMP - Università

«È davvero strano constatare, in questo bellissimo giorno, quanto sia triste sapere che un Corso di Laurea come questo è stato chiuso», ha dichiarato il professor Alessandro Ubertazzi uscendo dall’aula del Dipartimento di Tecnologie dell’Architettura e Design nella quale si sono svolte nella mattinata di oggi, 9 novembre, le prime due tesi del Corso di Laurea in Cultura e progettazione della moda. Il Corso, infatti, è stato disattivato e per l’anno accademico 2011-2012 non sono state possibili nuove iscrizioni. «In qualità di presidente del Corso – ha continuato il professor Ubertazzi – mi batterò perché Cultura e progettazione della moda possa sopravvivere. Soprattutto perché sono consapevole che i suoi laureati faranno onore all’Ateneo fiorentino». Il Corso di Laurea interfacoltà in Cultura e progettazione della moda era nato nell’anno accademico 2008/2009 sulle ceneri delle due Lauree triennali dedicate al settore moda che erano state disattivate dall’Università di Firenze, ossia Progettazione della moda (Facoltà di Architettura) e Cultura e stilismo della moda (Facoltà di Lettere e Filosofia). Gli iscritti, seppur di poche decine, erano costantemente aumentati nell’arco dei tre anni in cui il Corso era rimasto attivo, ma la decisione della chiusura è stata irrevocabile. Non è servita ad evitarla nemmeno una lettera che i docenti avevano indirizzato, nel dicembre del 2010, al Rettore, Alberto Tesi, ed all’allora assessore al Turismo, Europa, Moda e Pari Opportunità del Comune di Firenze, Elisabetta Cianfanelli. «La soppressione di un Corso di Laurea che si ripropone di laureare tecnici dei diversi ambiti del settore moda – avevano scritto i professori nella loro petizione – appare una grande responsabilità culturale e storica; per contro l’elaborazione di un’oculata strategia di rifondazione di esso (magari ampliando la base istituzionale di riferimento), l’auspicata rivisitazione del piano di studi per migliorare l’offerta formativa e, comunque, una diversa collocazione, sembrano a noi assolutamente necessarie». Il Corso di Laurea aveva anche intrapreso un’importante collaborazione internazionale con l’università brasiliana UDESC di Florianòpolis ed aveva gettato le basi per un accordo di cooperazione didattica con alcuni atenei indiani. «La Toscana e la stessa città di Firenze costituiscono un faro storico per coloro che operano nel tessile e nella moda», ha ricordato ancora il professor Ubertazzi, ma in riva all’Arno non sarà più possibile studiare moda nel pubblico. E chi ci rimetterà saranno, come sempre accade, gli studenti, che non avranno altra alternativa che rivolgersi al ben più costoso Polimoda o sperare che un nuovo Corso di Laurea dedicato alla moda venga prima o poi riattivato. Ma oggi, oltre ad essere stato il giorno dei rimpianti, è stata anche la giornata più bella per i primi due studenti che si sono laureati, con il massimo dei voti a lode, in Cultura e progettazione della moda. Alessio Prestileo ha discusso una Tesi dal titolo “Come ti vendo la vista. Teorie e tecniche per la promozione e la commercializzazione dell’accessorio occhiale”, nella quale ha focalizzato sulle strategie di marketing del gruppo Salmoiraghi & Viganò per studiare le tecniche pubblicitarie e di vendita del settore ottico. «Sono contento di aver inaugurato le lauree in Cultura e progettazione della moda», ha dichiarato con un po’ di emozione il neo dottore. «Per me è un momento che sta a significare un traguardo importante. – ha detto invece Giulia Tonarelli, la seconda laureata della giornata – Spero di riuscire a mettere in pratica al più presto tutto quello che mi è stato insegnato in questi anni». Nel suo lavoro, “Una questione di prezzo. La politica economica nella moda di oggi” si tratta della moda low cost e di come vestirsi in modo elegante anche senza spendere troppo. Questa analisi dei cambiamenti del settore moda negli ultimi decenni, ha spiegato il professor Ettore Mocchetti, uno dei relatori della studentessa, «è quanto mai attuale, dato che è in atto un cambiamento dello stile di vita per cui il made in Italy sta scomparendo ed è destinato a scomparire».

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