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Moda: la straordinaria vita di Dianora Marandino Cultura

Firenze – Dianora Marandino, fiorentina, figura eclettica e versatile nella sua creatività che ha investito l’arte del tessuto. Ha attraversato tutto il XX secolo, passando per due guerre mondiali e vivendo da protagonista le vicende legate all’arte e alla cultura sia della storia italiana che internazionale del tempo. Un periodo, che la prossimità del momento in cui viviamo è troppo vicino a noi per una lettura obiettiva.  Ma Dianora supera tutte le incertezze.

La sua vita inizia nel 1912, a Firenze, all’ultimo piano di “Villa Belvedere” una abitazione vicino il viale pensato dal Poggi nella seconda parte dell’Ottocento. Nonostante il suo lavoro sia conosciuto in tutto il mondo le notizie che arrivano a noi sono levigate dai ricordi di chi gli fu marito, Enzo Faraoni e la cerchia dei loro amici, in gran parte artisti.

Figlia unica, bambina irrequieta e annoiata dalla scuola, dopo il suo viaggio in Brasile è ancora più indomabile. Frequenta il liceo Galileo ma non finisce gli studi, però, come scrive Francesca Demontis, prende l’abilitazione magistrale, si impegna negli studi sui bambini con problemi psichici e si iscrive alla Facoltà di Agraria. Poi gli amori, la seconda guerra, si intrecciano con le esperienze di Dianora artista e con quelle del gruppo della “Galleria della Vigna Nuova” di cui facevano parte Michelucci, Savioli e Dotti. Quando si sposa con l’artista Enzo Faraoni, Dianora ha 41 anni.

Gabriella Nocentini nel suo libro “Dianora Marandino. Artigiana del tessuto” appena uscito per Le Sillabe scrive di questa donna inquieta e creativa e della sua storia con Faraoni: “Prima di conoscersi Dianora ed Enzo, hanno vissuto storie parallele che a volte sono arrivate a sfiorarsi. L’estate in cui Enzo è andato all’Elba per dimenticare la fidanzata, anche Dianora è lì a casa dell’amica Marcella Olschki, scrittrice e giornalista, dall’altra parte dell’isola. Si sarebbero conosciuti poco dopo appena rientrati a Firenze”.

In una Biografia del pittore Enzo Faraoni, del 2011 l’autrice, Maria Pagnini scrive “Nel 1951 intanto aveva conosciuto Dianora Marandino, una creativa che dipingeva sui tessuti dando vita ad abiti stupendi, con la quale condivideva molte affinità ed esperienze e che sposò nel 1953. Dianora negli anni Quaranta era stata attiva nella Resistenza fiorentina ed aveva cercato di entrare in contatto con Bogardo Buricchi, e ancora oggi viene ricordata come la donna che riuscì a far aprire Palazzo Pitti agli sfollati fiorentini. Insieme i due trascorsero in armonia cinquant’anni della loro vita, fino alla scomparsa di Dianora, avvenuta nel 2003. All’inizio degli anni Settanta si erano trasferiti all’Impruneta in una casa immersa nel verde, dove il pittore si è spento alla fine del 2017”.

Dianora non era bella, ma era simpatica, vivace e conviviale, anche se sono famose le sue bizze. Non ci furono figli dal matrimonio, ma non mancavano i giovani amici, Antonia Guarnieri, detta Nina, Candida Bing, David Palterer, Luigi Zangheri e Giovanni Cipriani.

È sempre Gabriella Nocentini che scrive di Dianora attraverso le parole di Faraoni: “… È ricco di particolari il suo racconto quando parla di Dianora bambina, del padre e della madre, soprattutto del lavoro di stilista, dei laboratori; ma diventa restìo a parlare degli anni della gioventù della moglie ed esita a darmi gli indirizzi delle persone ancora in vita che l’anno conosciuta negli anni Quaranta”. E ancora parlando della madre Albertina: “Questa figlia per lei è un turbamento: Ha sempre paura di ciò che fa, che possa combinare dei guai, ma credo ammiri in lei quella libertà totale che non le è mai appartenuta”. Anche l’amico Giovanni Cipriani parla di lei come “… una donna eccezionale per fantasia e creatività e per il piacere che si aveva di lei a starle accanto. Una donna estremamente libera.”.

Fino agli anni settanta Dianora scioglie la sua fantasia disegnando decorazioni su tessuti e colorando filati, sperimenta e prova nuove tecniche e così finiscono anche le ristrettezze economiche. Diventa una delle stiliste più originali e moderne del dopoguerra i cui abiti erano indossati dalle star dell’epoca. Alcuni amici stimolavano la sua creatività regalandole libri con disegni e decori provenienti da altre parti del mondo, come i disegni giapponesi sull’arte Ainu che Fosco Maraini donò a Dianora.

Muore nel 2003 e solo nel 2011 la città di Firenze la celebra con una mostra. A Palazzo Pitti sono esposti i suoi modelli, i disegni e una selezione di capi d’abbigliamento realizzati da Dianora dal 1947 al 1971. “L’artista, con i suoi stessi tessuti decorati a stampa o realizzati al telaio con i filati nelle tonalità da lei stabilite, realizzò capi d’abbigliamento dalla foggia estrosa e lineare, rifuggendo dal creare modelli complessi e articolati”. La mostra faceva parte della collezione donata al Museo del Costume da Enzo Faraoni, per valorizzare la figura della moglie, artista poco conosciuta al di fuori di un ambito di specialisti nel settore.

“Dianora Marandino non fu né una vera stilista né una vera artista né una vera imprenditrice, ma tutto questo insieme. Più di ogni altra cosa, come lei stessa amava definirsi, fu artigiana del tessuto”.

 

 

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