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Molière alla Pergola: quel borghese ridicolo produce bellezza Opinion leader, Spettacoli

Firenze – La musica, l’arte, lo spettacolo hanno bisogno dei Monsieur Jourdain, borghesi onesti lavoratori che si sono conquistati il benessere con la loro ingegnosa operatività e sentono un’aspirazione alla conoscenza e alla bellezza. Cercano di soddisfare questa esigenza in modo ingenuo e incolto, ma solo per questa spinta a qualcosa di più alto dell’interesse materiale sono tutt’altro che ridicoli.

Anzi, l’arte fiorisce grazie a loro: “Fa piacere, credetemi, lavorare per gente capace di capir le finezze di un’arte, gente che sappia far buona accoglienza alle bellezze di un’opera, e con lusinghiere approvazioni compensarvi delle vostre dure fatiche”, dice il maestro di ballo che certo vorrebbe che M. Jourdain “s’intendesse un po’ più delle cose che gli procuriamo”.

Una delle commedie di Jean Baptiste Poquelin detto Molière più rappresentate, “Il Borghese Gentiluomo”,  è perciò, un capolavoro assoluto di comicità e nello stesso tempo mette in scena il legame profondo fra il mondo delle arti performative e gli spettatori. Il primo porta ai secondi alimento alla loro ricerca di conoscenza, a prescindere dalla loro consapevolezza razionale.

Un messaggio che la premiata coppia dei due Jean Baptiste, il secondo è il fiorentino Lulli (o Lully francesizzato), geniale musicista e coreografo di corte,  hanno introdotto in questa esilarante commedia-balletto che è stata portata in scena alla Pergola da Emilio Solfrizzi con la regia di Armando Pugliese (in cartellone fino al 5 febbraio).

Solfrizzi mostra un talento comico assoluto, proprio perché riesce a trasmettere quello che il figlio del tappezziere Poquelin nasconde dietro le gag ad effetto (alla prima vi erano tanti ragazzi delle scuole che non hanno lesinato le loro risate squillanti). E’ davvero così indifeso Jourdain di fronte al cinismo  degli sfruttatori e alle burle dei giovani irriverenti? O, piuttosto, l’esporsi senza alcuna diffidenza a chi cerca  di raggirarlo fa parte della infinita disponibilità verso tutto ciò che può accrescere la conoscenza?  Che genere di dabbenaggine è la sua?

Certo questa aspirazione può diventare ossessione e mania. Il borghese vuole a tutti i costi ottenere un titolo nobiliare, perché elevarsi di classe ritiene significhi possedere gli strumenti per avvicinarsi e comprendere l’assoluta bellezza. Ed è su questa debolezza che punta la trama comica della commedia. Jourdain cerca di sedurre la marchesa Dorimene perché la ritiene portatrice di questi valori ed invece è una donna superficiale e volgare. Accetta le argomentazioni ipocrite del conte Dorante perché lo può comunque tenere collegato con un mondo dal quale sarebbe altrimenti escluso. Si lascia ingannare da Cleonte – Granturco forse anche per il gusto teatrale di una cerimonia di investitura da “Mamamuscì”

In questo gioco Solfrizzi è assistito da ottimi comprimari, tutti bravi, e ben diretti dalla regia che mostra anche intelligenti soluzioni come il trasformare il servo Coviello (bravo Cristiano Dessìin una maschera del teatro dell’arte. Da citare la scena del balletto pastorale del fauno e delle ninfe alla cena di Dorimene libera interpretazione dell’originale che ha fatto scoppiare dalle risate l’intero teatro.

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