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Mondiali e numeri 10: grande show al Festival del calcio, aspettando il Profeta di Fusignano Sport

Firenze – Tra i rumori e gli odori – grigliata di gamberoni – del mercato centrale di Firenze, si è alzato ieri sera il sipario del Festival del calcio. Un avvio sul velluto per questa kermesse dedicata allo sport del pallone con un idolo di Firenze, e unico 10, Giancarlo Antognoni e con un ex viola e monumento azzurro, tutto vita da mediano, Lele Oriali a pennellare  e macinare gli argomenti lanciati a ruota libera dall’estroso giornalista Pierluigi Pardo e dal più compassato Marco Civoli.

Terreno di gioco dell’evento, che si propone di riportare il calcio nei luoghi di vita quotidiana,  un soppalco della struttura di San Lorenzo con un centinaio di spettatori, perlopiù giovani, attenti a smartphonare, o semplicemente ascoltare, il pensiero dei due campioni sul tema della serata imperniato su “Il Rinascimento del calcio: dal Mundial 1982 ad oggi”. 

Tanti bei ricordi, tanti bei racconti delle glorie vissute con frequenti ricadute nell’oggi. Un oggi incerto per  Oriali, nello staff della nazionale azzurra alla disperata ricerca di un pass per i prossimi mondiali, e incerto per Antognoni, nello staff di una Fiorentina in imbarazzo di identità e di risultati. Ma i due sono campioni veri e hanno giocato subito per vincere: “Con la nazionale abbiamo la convinzione e la fiducia di poter andare avanti, abbiamo fatto ottimi risultati, siamo tra le squadre che hanno fatto più punti per cui non vedo perché non dovrei essere ottimista” entra deciso Oriali. “La Fiorentina è una squadra giovane – ha spiegato Antognoni –  e il nostro è un periodo di transizione, L’allenatore ha trovato delle difficoltà non avendo la rosa al completo fin dalla preparazione. E anche a Chiesa dobbiamo dare tempo”. Rincara Oriali: “Federico è uguale al padre, che era fortissimo”. E allora via agli aneddoti e amarcord. “Che andavamo in finale nell’82 me lo facevo confermare da mia moglie per telefono perché noi in ritiro non ci credevamo” racconta Oriali. “Una grande emozione per quella vittoria ma anche il grande rimpianto di non averla disputata per infortunio” confessa Antognoni.

“Era un calcio più passionale senza i social network” dice il mediano. Era un calcio dove gli ultimi arrivati in squadra portavano le borse ai veterani: “A me toccò all’esordio all’Olimpico dove per arrivare agli spogliatoi dal pullman c’erano centinaia di metri da percorrere e le borse erano di ferro” ricorda Oriali.

“Era un calcio con la maglia che adoro, quella con solo il giglio e senza sponsor, e con 50mila spettatori al Franchi” dice il ragazzo che giocava guardando le stelle. Che poi, dopo aver lodato Chiesa e puntato sulle qualità di Eysseric, conclude: “Il mondo cambia, il calcio cambia, i giovani cambiano e in questo calcio non c’è più spazio per i tre quartisti che sono sempre meno”. Solo uno rimarrà, solo lui sarà l’unico 10.

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Applausi finali per tutti, torta al cioccolato e non del nonno  con il logo del Festival e tagliata da Antognoni e dal curatore della manifestazione Alessandro Ricci Riccini, brindisi alle bollicine preparandosi per l’appuntamento successivo di oggi alle 18 quando in piazza della Repubblica (Caffè Paszkowski, dalle ore 17,30) ci sarà arrigo Sacchi per raccontare quell’esperienza unica, alla quale si sono ispirati poi tanti club. A parlare con il Profeta di Fusignano, di come nacque quel binomio vincente con i rossoneri, il presidente di Assocalciatori, l’azzurro e campione d’Italia Damiano Tommasi, ed uno dei protagonisti di quel Milan stellare (ed anche numero uno della Nazionale e della Fiorentina), l’ex portiere Giovanni Galli, che con la maglia del Diavolo conquistò due Coppe Campioni, uno Scudetto ed una Coppa Intercontinentale.

E giovedì tanti altri big per questa  kermesse, organizzata in collaborazione con la FIGC e la LND, dedicata allo sport del pallone, con sette giorni di appuntamenti con addetti ai lavori, giornalisti, personaggi che hanno reso popolare lo sport più amato e praticato.

(Foto Maurizio Fanciullacci)

 

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