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Monica Marini: “Mi sono state attribuite etichette che non mi appartengono” Politica

Una candidatura a Sindaco di Pontassieve espressa con un’investitura popolare . Cosa significa per lei ?
"E’ la prima volta che a Pontassieve si fanno le primarie per la scelta del candidato a Sindaco e la soddisfazione è grande. Per la prima volta la candidatura a Sindaco è nata da un’investitura vera sul piano politico che aggiunge forza e una convinzione enorme. Quelli trascorsi sono stati giorni particolari, anche di grandi tensioni, ma soprattutto di grande partecipazione. Siamo riusciti a far riavvicinare molti giovani e di questo sono particolarmente contenta perché sono loro il nostro domani. La vittoria l’ho accettata con umiltà, serenità e rispetto consapevole che ogni sfida si porta dietro un dibattito sempre acceso e appassionato, tipico di un partito dalle anime plurali".
 
Una vittoria su filo di lana, significa un partito diviso?
"Assolutamente no. Il risultato racconta che erano stati scelti due candidati di qualità e dunque la scelta dei cittadini è stata difficile. Durante tutta la campagna elettorale per le primarie mi sono state attribuite etichette che non mi sono mai appartenute. 
Io sono iscritta al PD e Matteo Renzi è il mio Segretario. Il Segretario di un grande partito progressista e unito. Ho fiducia nei miei concittadini e nel mio partito e sono convinta che in poco tempo riusciremo a fare una bella squadra. Del resto le primarie hanno decretato un vincitore, ora tocca al vincitore saper gestire i conflitti e costruire relazioni di fiducia".

 
Le primarie l’hanno portata  a dialogare con la gente ad esporre e a discutere i programmi questo vorrà dire uno stile nuovo?
"Uno stile nuovo rispetto all’Amministrazione attuale, ma non nuovo rispetto al mio personale modo di essere.
Nei giorni delle primarie non mi sono inventata nulla di nuovo. Sono rimasta semplicemente me stessa. Ho continuato a fare il mio lavoro di Assessore ricevendo chi ne faceva richiesta e ho girato in lungo e in largo il mio comune incontrando persone, famiglie e associazioni.  Forse i mie incontri sono stati, per forza di cose, numericamente superiori, ma la qualità e l’approccio non è sicuramente stato diverso. 
Una volta Sindaco, dovrò probabilmente inventarmi anche nuovi modi di dialogare con i miei concittadini ma di sicuro non chiuderò la mia porta che, del resto, è sempre stata aperta".
 
Potrebbe essere la prima volta  di una donna che diviene  Sindaco a Pontassieve: un evento di forte valore simbolico e non solo.
"Si, è vero. Resta il fatto che l’essere donna non è uno status o una qualifica ma un dato di fatto. Forse la sensibilità femminile verso determinate problematiche è diversa, ma non penso di aver vinto perché sono donna.
L’essere donna non deve essere necessariamente considerato un valore aggiunto, ma il fatto che ancora oggi, nel 2014, si dia così peso al fatto che io possa diventare “il primo Sindaco donna di Pontassieve”, la dice lunga sulla parità di opportunità tra le donne e gli uomini nel nostro Paese!
Penso che in Italia, il ruolo politico della donna è stato sempre visto come qualcosa di passivo. Le donne sono elettrici solo dal 1946, ma devono anche essere elette e avere la consapevolezza che essere elette può contribuire a migliorare la nostra società.
Non deve far notizia il fatto che Pontassieve possa avere “il primo Sindaco donna”, il mio impegno non è una rivendicazione di genere, perché ritengo che la politica deve diventare un impegno comune, deve diventare qualcosa di normale, non deve essere un'eccezione".

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