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Monti, i veri riformisti si augurano che duri a lungo Economia, Opinion leader, Politica

La speranza di tutti i riformisti, di centro, di destra e di sinistra è che invece questa esperienza duri, agisca e produca effetti benefici non solo  rispetto alla crisi attuale ma anche rispetto all'assetto futuro della società italiana. E allora vediamo quali potrebbero essere i risultati “strutturali” che ci attendiamo e per i quali, molti di noi, “ciascuno secondo le proprie possibilità”, è disponibile a sopportare una equa dose di sacrifici.
Il primo risultato atteso è quello politico. Noi vorremmo avere Istituzioni credibili e una politica legittimata di fronte all'opinione pubblica che rispondendo alla attuale repulsione verso i privilegi e la pochezza della “casta”, per altro verso, potesse mettere a tacere le posizioni becere e qualunquiste della tradizionale “pulsione antipolitica” che alberga nel ventre molle del paese.
Vorremmo parlamentari dimezzati e radicati nel paese, stipendi adeguati ma in linea con il livello europeo, supporto alle funzioni e al ruolo ma non privilegi dispensati a pioggia. Insomma un sistema politico e istituzionale che ridiventi guida ed espressione di un paese più sobrio e più serio e dove valga di più la competenza, l'onestà e la rappresentatività piuttosto che la furbizia, la spregiudicatezza e la fedeltà ad un “capo assoluto”. Le Istituzioni e la Politica sono una infrastruttura importante per un paese. Quasi, e forse di più, delle strade, delle ferrovie e dei porti. E se queste non funzionano e sono ridotte a “simulacri” di sé stesse lasciano un vuoto che solo apparentemente è ricoperto dalla soggettività di cittadini, movimenti e comitati di tutti i tipi.  E che invece, al fondo, lascia spazio ai poteri forti, più o meno occulti, e alla quotidiana prevaricazione di tanti, piccoli e grandi, poteri locali. E questo, oltre ad essere un “vulnus” per la democrazia è certamente uno dei fattori più limitanti di uno sviluppo innovativo che richiede sempre più mobilità individuale e di gruppo ed invece sempre meno stabilità di corporazione e di gruppi di interesse.

Il secondo risultato atteso è quello finanziario. Certo il recupero di credibilità internazionale che ci consenta di avere prestiti, sia pubblici che privati, a livelli non elevati e adeguati ad evitare il “default” di paese. Non sarà facile ma il Governo Monti è l'ultima spiaggia su cui approdare. L'hanno capito in molti nel mondo politico, e molti di più, a stare ai sondaggi di questi giorni, nel paese. Ma la cosa che ci aspettiamo da questo Governo (che poi certi vincoli vadano o no a finire nel testo costituzionale è meno rilevante) è che la condotta finanziaria di un paese non può essere molto diversa da quella di un'azienda. Saranno diverse le modalità di gestione dei flussi, diverse le motivazioni di spesa e di entrata ma poi , alla fine, i conti devono tornare pena il crollo del sistema. In economia, si dice, non esiste “l'albero della cuccagna”. E chi lo promette è un lestofante.
E allora da qui discendono tre principi rilevanti: il primo è che il Bilancio corrente deve sempre essere in pareggio, che l'indebitamento può essere consentito solo per fare investimenti e deve essere “sostenibile” nella parte corrente come servizio del debito ed infine, che a fronte di debiti rilevanti che rischiano di affossare l'azienda, bisogna salvare l'attività facendo conto principalmente, se non esclusivamente, sul patrimonio dei soci. Se poi questo patrimonio è stato creato per di più con alcuni prelievi “impropri” (si pensi all'evasione fiscale, alla elusione fiscale, alle case pubbliche vendute al prezzo di una macchina, alle concessioni date attraverso intrallazzi vari, etc etc) la regola diventa non solo economicamente corretta ma anche moralmente giusta!

Il terzo risultato atteso è quello economico. Ci si aspetta da questo Governo una grande opera di pulizia delle mille e mille bardature che reggono oggi il funzionamento dell'economia nazionale. Ci si trova di tutto, non con una logica e un disegno, ma piuttosto come in un magazzino disordinato e privo di controllo. Ci sono cose che ci fanno rassomigliare all'Unione sovietica dell'ultimo Andropov, cose che si rifanno ai principi dell'economia comunitaria cari al socialismo e al cattolicesimo, cose che fanno ripensare ai vecchi libri di Galbraith sul capitalismo monopolistico e sul ruolo eccessivo dei manager, cose che sanno di liberismo a' la “chicago boys”, cose che ci ricordano l'intreccio perverso fra politica ed economia (in qualche caso più prosaicamente “affari”), cose che non possono essere etichettate altro che come economia illegale o di malaffare e così via. Il tutto in un grande caravanserraglio nel quale il nuovo si sposa con il vecchio. Non si butta mai via nulla. Tutto si aggiunge, più sulla base delle ultime “suggestioni” che derivano dalle vicende economiche e politiche della cronaca, piuttosto che come effetto di una analisi valutativa e di obiettivi da perseguire. Si passa da principi egualitari a quelli meritocratici in un lasso di settimane. Si sceglie il mercato o piuttosto lo stato sulla base dell'ultimo sondaggio di opinione. Basta vedere, per rendersene conto, la legislazione degli ultimi anni sui Servizi pubblici locali. Un continuo, raffazzonato, susseguirsi di logiche contraddittorie ora derivanti dai principi di liberalizzazione e privatizzazione cari alla UE, ora invece più attente al modello dell'azienda municipalizzata di antica memoria. E nel mezzo quel Referendum sull'acqua che, in nome della demagogia più trita, ha rimesso in campo il principio, sempre in voga dalle nostre parti, del “tutto pubblico” come panacea di tutti i mali. Senza, ovviamente, alcuna attenzione e verifica di cosa ha rappresentato e rappresenta tutt'oggi nel nostro paese in termini di efficienza e di efficacia il ricorso al tanto amato “tutto pubblico”.

Ebbene su questo punto ci piacerebbe vedere un Governo impegnato nel ridisegnare, in bella copia, il sistema economico italiano: un sistema di mercato regolato dove i privati generalmente gestiscono e il pubblico indirizza e controlla. E questo nelle tante modalità e nei tanti campi in cui questo può avvenire. E, dentro le regole e dentro i controlli (seri e non solo evocati: in particolare contro l'economia illegale e del malaffare!!!), dare ampio spazio  ai privati, alle imprese e ai singoli di fare, di rischiare e, in caso positivo, anche di arricchirsi, e così, di far crescere la società.
E con la crescita sostenere e supportare quanti, nel corso della vicenda economica e sociale, non riescono a stare al passo, si perdono o sono in difficoltà con la logica non tanto di emarginarli dalla vicenda sociale quanto di reimmetterli non appena le condizioni personali e di contesto lo consentono. In nome della dignità e dei diritti di ogni persona  e in nome di una società dinamica e innovativa ma anche equa e solidale.
Se il Governo Monti riuscirà a raggiungere questi obiettivi, oltre alla risposta immediata e forte alla crisi finanziaria,  avrà dato davvero un grande contributo contro il declino, altrimenti inarrestabile, del nostro paese.

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