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Morire di lavoro, più rischi per i precari Breaking news, Cronaca

Firenze – E’ una strage annunciata, silenziosa, che ogni giorno rinnova i suoi tributi di sangue. E’ la strage dei morti sul lavoro, che anche oggi, 15 luglio 2018, vede ben tre vittime aggiungersi alla schiera. Sei morti ieri, 14 luglio. A giugno, 69 morti sui luoghi di lavoro, 25 dei quali schiacciati dal trattore. Nei primi sei mesi del 2018, l’aumento, rispetto al 30 giugno 2008, è del 20,5% ; più 7,4% rispetto allo stesso giorno del 2017. In Toscana dall’inizio dell’anno le vittime sono 26.  In totale, ad oggi, i morti per lavoro sono 393 dall’inizio del 2018, oltre 650 aggiungendoci chi muore recandosi al lavoro, sulle strade e in itinere.

I numeri di una guerra. A darli, è uno degli strumenti più accreditati che riguardano le statistiche di questa strage, vale a dire l’Osservatorio indipendente di Bologna, che ha cominciato la sua attività il 1 gennaio 2008. Il blog fu aperto dal metalmeccanico in pensione e artista sociale Carlo Soricelli per ricordare i sette lavoratori della Thyssenkrupp di Torino morti poche settimane prima, bruciati vivi e dopo una lunga agonia. In breve, si è affermato come uno dei “contatori” più affermati e completi di una strage ai limiti dell’infamia.

Altri particolari si aggiungono. Il 95% dei lavoratori che muoiono sul lavoro, non hanno l’art. 18 abolito dal Jobs Act; moltissimi hanno contratti a termine e sono precari, un lavoratore su 5 ha più di 60 anni. In sintesi, è l’erosione dei diritti dei lavoratori e l’innalzamento dell’età pensionabile a portare un forte contributo all’innalzarsi di questo trend devastante. Per quanto riguarda il primo punto, la carenza di stabilizzazione influisce sulla formazione; se la manodopera è precaria è anche sempre meno formata. Del resto, con un contratto ad esempio di sei giorni, è difficile poter accedere anche alla formazione. E i rischi aumentano.

Sul tema della sicurezza sul lavoro, il presidente della Regione Enrico Rossi lanciò una proposta, sull’onda dello sgomento che attraversò la Toscana alla notizia della morte di due operai nel porto di Livorno il 28 marzo scorso, nel corso della pulizia di una cisterna esplosa durante le operazioni: “Più autonomia alla Regione per rafforzare le politiche di sicurezza nei luoghi di lavoro” disse. La proposta al Consiglio regionale fu quella di “chiudere la legislatura rafforzando la questione lavoro” e di “aprire una trattativa con il governo nazionale”.

Intanto domani, lunedì 16 luglio, si eseguirà l’autopsia dell’operaio morto l’11 luglio in un deposito di marmi a Carrara, schiacciato da una lastra di marmo. C’è anche un indagato per omicidio colposo, che sarebbe il compagno di lavoro del 37enne toscano. E anche in questo caso, come spesso accade, si registra la precarietà lavorativa, vale  dire il contratto di sei giorni con cui la vittima lavorava.

 

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