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Morosità incolpevole, pochi beneficiari, a Firenze il problema è il mercato delle locazioni Breaking news, Cronaca

Firenze – Fondo della morosità incolpevole, dalla Regione giungono i dati delle erogazioni e qualcuno potrebbe meravigliarsi. Infatti, a fronte di un’emergenza sempre dichiarata e mai sospesa, per lo più configurata dalle morosità, i dati che riguardano le erogazioni di questo “contributo una tantum” sono piuttosto sorprendenti sia per il basso numero delle erogazioni, sia per il fatto che i dati indicano proprio nelle aree metropolitane di maggior peso per l’importanza dei canoni la minore incidenza dell’uso dello strumento.

I numeri sono pubblici, si trovano nel VII Rapporto sulla condizione abitativa. Per chiarezza, è necessario infatti ricordare che il Fondo per la morosità incolpevole è costituito da fondi nazionali, che ammontano a poco più di un milione di euro, per il 2017, e dal Fondo regionale, cui la Regione contribuisce, per il 2017, con 1.776.143,52 euro, di cui 955.500,00 assegnati all’anno corrente, e euro 820.643,52 derivanti da residui degli anni precedenti. Le risorse a disposizione per il 2017 sono state utilizzate per il 30,9%. “I fondi statali sono destinati alle aree ad alta densità abitativa ma nella Toscana dei distretti produttivi la crisi ha causato anche la chiusura o la diminuzione del lavoro in tante aziende medie o piccole, situate in territori che non sono densamente abitate. Per questo abbiamo creato un fondo specifico per le aree non coperte dal fondo nazionale”, ha dichiarato a suo tempo l’assessore regionale alla casa Vincenzo Ceccarelli. Interessante il dato di Firenze, che registra, come si legge nel report regionale, una risposta bassa tanto in termini di erogazioni (1,4% del fondo disponibile), quanto in termini di copertura della morosità dichiarata dai beneficiari (31,7%).

Tornando al caso fiorentino, la spiegazione “tecnica” basata sui dati fattuali, porta in pieno alla fotografia di una realtà che si sta facendo sempre più difficile per il mercato delle locazioni. Infatti, il meccanismo con cui funziona lo strumento, una volta che si giunge a diventare beneficiari, dopo la domanda e l’accertamento dei requisiti (che comunque per molti appaiono molto “stringenti” e il cui controllo spetta ai Comuni), è il seguente: il primo passo è che, con in mano i soldi del Fondo, si va a un tentativo di rinegoziazione con il proprietario che ha proceduto allo sfratto. Di solito, confermano gli operatori, questo tentativo va a vuoto. A quel punto, si tratta, per il beneficiario, di trovare, entro un anno dall’erogazione del contributo, un altro affitto presso i privati. Ma a Firenze la cosa è più facile a dirsi che a farsi. Infatti, confermano dai sindacati, è spesso e volentieri impossibile riuscire a trovare qualcosa. In primo luogo, perché le case sono sempre più, a Firenze, immesse nel mercato turistico: meno problemi, reddito più alto assicurato. E casa libera velocemente. Sulle abitazioni che rimangono, le richieste dei proprietari, che tendono a un’estremizzazione della tutela, giungono persino alla richiesta di una fideiussione di tre anni sul canone, o l’obbligo in solido di terze persone che si impegnano per tutta la durata del contratto. Condizioni che ovviamente funzionano da “tagliola” per famiglie con un reddito basso e la cui offerta si limita a quei soldi di anticipo che sono giunti dall’accoglimento della domanda, al massimo 12 mila euro, accertata la morosità incolpevole e la presenza dei vari requisiti richiesti dalla legge. Così, spesso l’anno passa e ci si trova di nuovo nella situazione originaria. Questa volta senza più la possibilità di usufruire dell’aiuto.

Se questo è vero, c’è anche un’altra questione che riguarda l’intero Fondo per le morosità incolpevoli. Ed è precisamente questo: la Regione Toscana per gli anni dal 2014 al 2016 ha ripartito il fondo sulla base del numero di provvedimenti esecutivi di sfratto a livello provinciale e successivamente in base al numero di famiglie residenti. Dal 2017 invece il calcolo delle risorse da attribuire è fondato sulla media storica dei contributi erogati ai richiedenti, pesati rispetto alla quota di utilizzo. Va da se’ che meno sono le erogazioni, meno sono i soldi stanziati. E il rischio, di fronte ai dati che cominciano a filtrare, è che, di fronte a erogazioni basse, gli stanziamenti vengano utilizzati per altri strumenti. Un rischio che corre, anzi, che secondo alcuni è già reale, l’area metropolitana fiorentina, proprio là dove i canoni sono più alti, la densità abitativa maggiore, e l’emergenza abitativa più forte.

“In conclusione – commenta Laura Grandi, del Sunia, che proprio ieri è stata confermata alla guida del sindacato regionale – si può affermare ormai senza tema di sbagliare che il Fondo per la morosità incolpevole s’è dimostrato non adeguato allo scopo, tutt’al più assolvendo, al di là del ristretto numero dei beneficiari dovuto alle norme della legge e alle differenze territoriali, a un ruolo di procrastinamento dello sfratto. Senza essere risolutivo: infatti, una volta esaurito il contributo, la situazione di disagio delle famiglie permane. Tant’è vero che, come dimostrano i fatti, i proprietari che hanno ottenuto lo sfratto per i nuclei famigliari morosi incolpevolmente, si guardano bene dal “ricontrattare” la situazione, rinunciando all’esecuzione”. Tanto più aggiungiamo noi, che i soldi erogati dal fondo funzionano più o meno come mezzo di “ristoro” per i proprietari stessi. Ma non assolvono affatto alla necessità di togliere la famiglia dallo stato di disagio.

“A questo punto – rilancia Grandi – sono dell’opinione che bisognerebbe dirsi francamente che lo strumento ha fallito e impedire un ulteriore dispendio di denaro pubblico, utilizzandolo invece per un altro fondo bistrattato, quello del contributo affitti”. O nella ricerca di altre soluzioni.

 

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