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Morte da teatro, “esodate” del Maggio Foto del giorno

Firenze – Ieri, tardo pomeriggio, via Santa Maria, davanti al Teatro Goldoni. Musica, due bare, due donne coperte da lenzuoli bianchi. La gente s’assiepa: un nuovo spettacolo, una performance emozionante, cosa diavolo avranno inventato di bello questi artisti?

No, niente di tutto questo. O meglio, anche questo ma non solo. Perché le due donne distese sotto i lenzuoli in falsi catafalchi sono davvero in situazione di “morte”. Morte “da teatro”, per intenderci. Perché loro, da quel teatro di cui sono state parte integrante ed entusiasta, sono state “messe fuori”. Un momento, forse avranno almeno una pensione. Sì, dovrebbero: circa 650 euro, più o meno. Forse 750, dice qualcuno. Ma non del tutto sicura: infatti, allo stato delle cose, non c’è niente, proprio niente, che possa far dire loro che nel futuro prossimo potranno usufruire (almeno) di quella cifra mensile. Dunque, morte. Perché morire, come dicono in una forte declamazione affidata alla “cantrice” che legge ad alta voce la “narrrazione” dell’esistenza delle due protagoniste scritta nei cartelli lasciati ai piedi delle bare, non è solo non respirare più, avere il cuore fermo nel petto, è anche sentire quel cuore pesare come un macigno perché la famiglia, la casa, gli affetti, in una parola il futuro, non hanno più fondamenta ma sono là, in balìa di chicchessia e di qualsivoglia evento. Strappare i sogni, non potere pensare con sicurezza (relativa: dalle 650 alle 750 euro di pensione) ai giorni che verranno è senz’altro morire. Così, la musica si spegne, le candele si abbassano, qualcuno, turista o altro, batte le mani. Cala il sipario.

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