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Morte di Floyd: assalto ai simboli del razzismo Politica

Parigi – L’ondata di collera per la morte di Georges Floyd e la protesta contro il razzismo si stanno manifestando non solo con decine di manifestazioni nel mondo ma anche sollecitando il mondo occidentale a fare i conti con il suo passato “schiavista.

L’emozione per l’uccisione del quarantaseienne afroamericano durante un controllo di polizia a Minneapolis, ha infatti ridato slancio al movimento « Black Lives Mater che ha sollevato nuovamente il problema  dei monumenti dedicati a colonialisti e commercianti di schiavi lasciati indisturbati nonostante le loro responsabilità. Dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dal Belgio alla Francia sono infatti prese di mira le statue di chi ha lucrato sull’immondo commercio umano e anche chi, come i confederati, hanno combattuto contro Lincoln che voleva abolire la schiavitù.

Così negli stati Uniti. Così oltre Atlantico a trovarsi nella bufera è il generale Lee la cui  imponente statua a cavallo verrà eliminata al più presto dalla Monument Avenue di Richmond. La decisione é stata annunciata dal governatore della Virginia dopo che un gruppo di manifestanti aveva chiesto di rimuovere al più presto  il comandante delle truppo confederate perché « simbolo del razzismo, oppressione e odio ».

Più spettacolari sono state le azioni a Bristol contro la statua di Edward Colston, un commerciante che aveva fatto fortuna nel XVII con la tratta degli schiavi dell’Africa occidentale e che nella sua città godeva della fama di filatropo.schiavismo  La sua statua infatti non solo é stata abbattuta ma anche gettata nel porto di Bristol.

Tra il XV e il XIX secolo si ritiene che  sono circa 17 milioni di  africani, uomini donne e bambini,  erano stati sradicati dalla loro terra per essere venduti come schiavi per andare a lavorare in condizioni disumane nelle piantagioni oltre Atlantico.

La furia antidiscriminazioni e antischiavismo non ha risparmiato neanche Churchill la cui statua a Wetminster è stata imbrattata dalla scritta “era un razzista”.  nche il sindaco di Londra Sadiq Khan ha immediatamente reagito assicurando che è arrivato il momento di rimuovere dallo spazio pubblico le statue di chi rappresenta un passato che veicola valori ormai tramontati. Una commissione si metterà dunque all’opera per decidere quali delle glorie dell’Impero britannico meritino al giorno d’oggi una strada o un monumento.

In Belgio intanto il movimento ha concentrato le sue furie su Leopoldo II, controverso re dal passato colonialista. La sua statua a cavallo è stata rimossa dalla piazza di Anversa dove era stata installata decine di anni fa per essere “ospitata” negli scantinati di un museo della citta`. Statue sono state anche nei territori d’oltremare francesi come quelle di Victor  Schoelcher in Martinica

Secondo la direttrice della Fondazione della memoria della schiavitù, Dominique Tassin ”queste azioni spettacolari testimoniano l’esasperazione nei confronti di monumenti che riflettono una storia univoca e glorificano personalità controverse”.  Attenzione però, avverte in un’intervista a La Croix, non bisogna fare dell’erba un fascio di tutti i personaggi storici presi di mira, ad esempio Schoelcher credeva  nella colonizzazione civilizzatrice ma era anche un fervente abolizionista.

 “Per noi l’importante non è sopprimere monumenti o cambiare nomi delle strade ma aprire il dibattito, mettere le cose in prospettiva perché  solo il dialogo avrà una virtù pedagogica e permetterà una pacificazione al posto di confronti violenti sulla memoria” ha dichiarato come sia importante valutare dopo un attento esame citando come esempio Colbert di cui a scuola si conosce il suo fondamentale ruolo come statista ma si ignora che è anche responsabile del Codice nero che istituzionalizzava lo schiavismo.

In Francia intanto le manifestazioni si susseguono, anche se le misure anti Covid 19 le rendono illegali. All’emozione della morte d Floyd si sta unendo quella delle vittime della polizia francese, accusata di razzismo e violenze. Il ministro degli interni Christophe Castaner ha fatto sapere che i raduni saranno “tollerati” e non vi saranno sanzioni in quanto ‘l’emozione mondiale supera le regole giudiziarie”. Con questo gesto il governo cerca di smorzare il forte movimento contestatario alimentato anche dai dati: secondo le statistiche ufficiali, nel 2019 l’Inspection generale de la police nationale  è stata incaricata di un numero record di inchieste da parte della magistratura: 1.460 , il 23,7 % in più rispetto all’anno prima. La metà riguarda  accuse di violenza da parte della polizia che per`, secondo un recente sondaggio, gode ancora di un’immagine positiva per l’85% dei francesi

Foto: la statua del generale Lee a Richmond, Virginia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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