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Morte Franceschi, sentenza a Grasse: la madre chiede Toscana presente con rappresentanza ufficiale Cronaca

Viareggio (Lucca) – La madre di Daniele Franceschi, il giovane di Viareggio morto nel 2010 in circostanze mai chiarite nel carcere di Grasse in Francia, dove si trovava in stato di detenzione per una carta di credito clonata e il cui corpo tornò in Italia in stato di decomposizione e senza organi interni, chiede al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi un aiuto per recarsi nella cittadina francese dove il 29 ottobre prossimo verrà emessa dal tribunale la sentenza nei confronti degli imputati nel processo, un medico del carcere dove Daniele trovò la morte e due infermiere.

Un aiuto che ha due risvolti: uno, quello di avere accanto a se’ nel momento della sentenza una rappresentanza ufficiale della Regione Toscana, l’altro, seppur motivato dalle ristrettezze economiche (la richiesta infatti, come si legge nella lettera inviata da Cira Antignano, la madre di Franceschi, al governatore, è quella di un pullman “per permettere a me, ai miei familiari, e ai cittadini che vogliono essermi vicini quel giorno, ma vista la lontananza non hanno la possibilità economica, di farlo”) ha anche un altro senso ed è quello di trasformare in un’azione concreta la partecipazione che il presidente Rossi stesso, rispondendo a una prima lettera della donna, ha espresso.

Infatti, il carteggio fra il presidente e la madre ormai senza figlio ha un antecedente in una prima lettera inviata ai vertici istituzionali non solo locali (una copia era infatti stata inviata anche al premier Matteo Renzi, ma non vi è mai stata risposta, come silenzio fu anche la risposta del ministro degli affari esteri Federica Mogherini e del presidente della commissione giustizia del senato italiano Luigi Manconi) in cui si sollecitava da parte delle istituzioni un qualche tipo di appoggio ufficiale alla richiesta di verità da parte di Cira Antignano. Come rispose a stretto giro il presidente Rossi, la legge francese non prevede la possibilità di costituirsi parte civile a un processo, perlomeno non a una Regione straniera. Ma il governatore non tralasciò di manifestare la sua partecipazione al dolore disperato della donna, augurandole anche di avere quanto prima risposte chiare e giustizia.

E in prossimità del fatidico 29 ottobre, la madre di Daniele torna a chiedere alle istituzioni della sua Regione  di non essere lasciata sola in questa battaglia e di accettare di aspettare insieme a lei, in forma ufficiale, la sentenza del tribunale francese; ma anche di permettere, provvedendo al trasporto fino a Grasse di lei stessa e delle persone che vorrebbero esserle vicino ma che non possono per ragioni economiche, la presenza di una parte della comunità di cui faceva parte Daniele. Del resto, la stessa madre ha potuto assistere agli altri gradi del processo solo grazie al sostegno di una Onlus, Acad, Associazione contro gli abusi in divisa, e del “Comitato delle vittime della strage di Viareggio e del 29 Giugno”.

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