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Morte Luana: concluse le indagini, confermati tre indagati Cronaca

Prato – La procura di Prato ha chiuso le indagini sulla morte avvenuta il 3 maggio di Luana D’Orazio, l’operaia ventiduenne madre di un bambino, trascinata in un macchinario nella ditta tessile di Montemurlo (Prato) di cui era dipendente. La procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini.

Gli indagati restano i tre i cui nomi erano già noti cioè Luana Coppini titolare dell’azienda, il marito Daniele Faggi ritenuto dagli inquirenti amministratore di fatto dell’impresa e il tecnico manutentore Mario Cusimano. I reati ipotizzati sono omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche.

Sempre secondo le ricostruzioni, l’incidente sarebbe avvenuto mentre lo stesso macchinario viaggiava ad alta velocità, una fase in cui le saracinesche di protezione devono rimanere abbassate per motivi di sicurezza e, invece, non lo sarebbero state.

La manomissione, che avrebbe aumentato la produttività del macchinario dell’8%, senza assicurare sostanziali risparmi all’azienda, sarebbe stata fatta – tramite un “ponticello elettrico in parallelo ai contatti degli interruttori di fine corsa”- presente da tempo. “La funzione di sicurezza della saracinesca era stata completamente disabilitata per cui l’operatore poteva accedere alla zona pericolosa, anche in modalità automatica, senza alcuna protezione. Tale disabilitazione era stata fatta da tempo ed era presente, con lo stesso identico effetto, anche sulla macchina non oggetto di infortunio”.

“La morte di Luana è la sconfitta di tutti e ci dimostra quanto ancora siamo indietro come cultura d’impresa. Il problema c’è e i numeri degli ultimi mesi parlano chiaro e impongono una riflessione complessiva” dichiarano congiuntamente Giorgio Gargiulo, Presidente di ANPIT Firenze e Alice Gigliotti, Responsabile ANPIT Prato. “Certo, la ripresa è difficile, le incognite di mercato sono tante, i sostegni latitano, le infrastrutture sono fatiscenti, ugualmente non si può tagliare sulla qualità del lavoro e dunque sulla salute o addirittura la vita del lavoratore. Fare impresa non può prescindere dalla sicurezza del lavoratore anche perché – rimarcano – ogni danno al lavoratore si traduce, immediatamente, in un danno all’azienda. Bisogna aver chiaro che anche un singolo infortunio penalizza l’azienda e quindi la sicurezza è un investimento a vantaggio di tutti”.

ANPIT Firenze e Prato pone il problema dal punto di vista delle aziende: “La sicurezza è un investimento, non giriamoci intorno, ed è un costo. Per cercare di venire incontro ai virtuosi, che ci sono e che non sono affatto minoritari sebbene ci siano sempre tanti furbetti/colpevoli, bisognerebbe – concludono Gargiulo e Gigliotti – introdurre delle premialità o degli sgravi”.

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