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Morte Oz, Barni: “Una cultura aperta e senza muri” Cultura

Firenze – Lutto nel mondo della cultura. E’ scomparso infatti a 79 anni Amos Oz, scrittore e saggista ebraico tra gli intellettuali più influenti e stimati. Malato da tempo – con quel cognome, Oz, che lui si era scelto e che in ebraico significa ‘forza’ – nei libri che ha scritto aveva raccontato la storia di Israele, per Israele aveva anche combattuto ma era pure stato, sin dal 1967, un sostenitore (tra i primi) della soluzione dei due Stati. Credeva nella cultura senza muri.

“E proprio per questo suo impegno nel dialogo interculturale e per il suo impegno civile per la convivenza – ricorda la vicepresidente della Toscana, Monica Barni – ricevette nel 2010 la laurea honoris causa dall’Università per stranieri di Siena in Scienze linguistiche per la comunicazione”. Poi, il giorno dopo, nel 2010 partecipò a Firenze tra oltre ottomila giovani e studenti al meeting al Mandela Forum che la Regione organizza ogni due anni per celebrare il Giorno della Memoria e ricordare la persecuzione degli ebrei e di tanti altri ‘diversi’ da parte di Hitler e dei suoi seguaci. Gli furono consegnate anche le chiavi della città, in quell’occasione.

“Dei suoi tanti libri di raffinata tessitura letteraria mi piace ricordare il saggio “Contro il fanatismo” – racconta ancora Monica Barni – in cui parla dell’importanza di una cultura aperta e senza muri e della tendenza invece degli estremismi a voler cambiare gli altri, malattia che si spande ovunque. Quelle parole sono un monito e un faro ancora oggi, da utilizzare per orientarsi nel mondo contemporaneo e perfette per accompagnare il treno della memoria, con oltre cinquecento ragazzi della superiori a bordo, che a fine gennaio, tra un mese, ripartirà alla volta della Polonia e di Auschwitz per ricordare e non dimenticare, per capire il passato ma anche avere le antenne ben dritte sul presente”. “Amos Oz sarebbe stato – conclude – un testimonial e un accompagnatore perfetto. Porteremo la voce dei suoi libri”.

 

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