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Morti bianche, 2011 anno nero Società

Allarme rosso per le morti sul lavoro: a due mesi dalla fine del 2011, le morti bianche appaiono in rapida crescita rispetto al 2010. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Sicurezza sul lavoro Vega Engineering, da gennaio ad ottobre infatti le vittime sul lavoro sono state 460 contro le 441 dello stesso periodo del 2010. Inoltre, il bilancio di ottobre è stato particolarmente macabro; gli incidenti mortali sono stati 57, undici in piu' rispetto alla media mensile del 2011 nel nostro Paese, pari a 46 casi. I dati, quindi, registrano un incremento della mortalita' del 4,3 per cento tra il 2010 e il 2011.
Per l’Osservatorio Indipendente di Bologna, che ha cominciato la sua attività nel 2008, i dati della mortalità sul lavoro sono ancora peggiori, e il suo spettro di rilevazione giunge fino al 6 novembre 2011 (ieri). Inoltre, l’Osservatorio bolognese monitora anche una parte di lavoro nero e i lavoratori in pensione. Secondo i dati resi noti da Bologna, l’aumento delle morti sul lavoro ha compiuto un balzo in avanti, fra il 2010 e il 2011, dell’11,1%: 500 morti al 6 novembre 2010, 564 al 6 novembre 2011.

Per quanto riguarda il territorio, la Toscana, secondo l’Osservatorio Sicurezza sul lavoro si trova al 5° posto di questa triste classifica, con 34 decessi. Considerando novembre, come fa l’Osservatorio bolognese, i decessi passano a 37, e la provincia meno sicura è Arezzo, con 9 morti. Inoltre, è impressionante l’escalation: nell’intero 2010 le vittime erano state 29. Facendo poi il rapporto degli infortuni con la popolazione lavorativa, la Toscana risulta una fra le regioni meno sicure.

Continua il triste primato della Lombardia, che si colloca in testa alla classifica con 60 vittime a ottobre, 63 a novembre, mentre seconda è l’Emilia Romagna, 42 vite spezzate che passano a 48 secondo l’Osservatorio bolognese. Seguono Piemonte (39), Veneto (38), Toscana (34), Sicilia e Campania (32),  Lazio (29), Puglia (28). Una classifica uguale, nonostante i dati maggiorati, a quella riportata dall’Osservatorio indipendente bolognese.

Allo stesso modo, sono uguali le incidenze delle attività sul numero dei morti.
L’agricoltura conquista il poco ambito primato di attività che vede in assoluto il più pesante numero di vittime: 39,6% secondo l’Osservatorio Sicurezza sul lavoro. All’interno di questo “gruppo” il più alto numero dei decessi che  viene registrato dall’Osservatorio bolognese (che riferisce un dato generale agricolo più basso, 31,7% rispetto a tutti gli incidenti sul lavoro) riguarda il ribaltamento del trattore. Di solito, si tratta di agricoltori di età avanzata che vengono schiacciati dal mezzo, spesso privo di protezioni laterali. Dall’inizio dell’anno, solo sui campi, sono già 109 le vittime di questo particolare incidente. Da soli, gli agricoltori schiacciati dal trattore sono il 20% di tutti i morti sul lavoro.

Il secondo campo più pericoloso è l’edilizia, in cui le morti avvengono per la stragrande maggioranza con caduta dall’alto. Le percentuali si aggirano fra il 22,2% e il 26, 8%.


Seguono le morti bianche rilevate nei settori del commercio e nelle attivita' artigianali. Il 5,2 per cento dei decessi si e' verificato nei trasporti, magazzinaggi e comunicazioni, mentre nei servizi il 3 per cento cosi' come nella produzione, distribuzione, manutenzione di energia elettrica, acqua e gas. E ancora: il 2,4 per cento nello smaltimento rifiuti; l'1,5 nella produzione e lavorazione dei metalli e autoveicoli e l'1,1 per cento nelle industrie estrattive, tessili, abbigliamento, autoveicoli.

Per quanto riguarda la provenienza, gli stranieri che hanno perso la vita sul lavoro in Italia secondo i dati dell’Osservatorio sulla Sicurezza sono 54, vale a dire l'11,8 per cento delle morti bianche in Italia. Si tratta soprattutto di rumeni (44,4 per cento della popolazione straniera deceduta sul lavoro) e albanesi (11,1 per cento). Una classifica rispettata anche dai dati dell’Osservatorio indipendente seppure con percentuali maggiorate. Anche incrociando i dati sulle fasce d’età offerti dai due Osservatori, nonostante persista un leggero divario che spinge verso l’alto le rilevazioni bolognesi dovuto sostanzialmente a diversi criteri nella determinazione delle campionature, si giunge a conclusioni uguali: le fasce d'età più a rischio sono quelle di quarantenni e cinquantenni, nonostante entrambi rilevino il numero preoccupante di vittime fra gli ultrasessantenni: 30,2% (138 persone) per l’Osservatorio sulla sicurezza del Lavoro, mentre per l’Osservatorio bolognese sono circa1/3 di tutte le vttime sul lavoro.

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