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Morti sul lavoro, flash mob di Cgil-Cisl-Uil: “Formazione, sicurezza e legalità” Breaking news, Foto del giorno

Firenze – Un flash mob si è tenuto stamattina, organizzato da Cgil-Cisl-Uil, per accendere i riflettori sulla strage che si sta compiendo sui luoghi di lavoro.  Si tratta di un’ iniziativa che fa parte della mobilitazione nazionale “Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro” lanciata dai sindacati per la sicurezza sul lavoro.

A Firenze (dove due giorni fa è avvenuto l’ennesimo incidente in un cantiere in viale Lavagnini) si è svolto il flash mob in piazza Signoria di fronte a Palazzo Vecchio. Nell’occasione, alcuni lavoratori, lavoratrici, delegati e delegate hanno indossato simbolicamente un dispositivo di protezione, con abbigliamento identificativo del settore di appartenenza. Sono intervenuti alla manifestazione alcuni Rls (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza), il sindaco Dario Nardella, la segretaria generale di Cgil Firenze Paola Galgani, il segretario generale di Cisl Firenze-Prato Roberto Pistonina e il cooordinatore Uil area fiorentina Leonardo Mugnaini. Dal 24 al 28 maggio Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil Firenze hanno indetto un’ora di sciopero alla fine di ogni turno di lavoro, per sensibilizzare sui temi della sicurezza sul lavoro.

“Oggi siamo in piazza per proporre alla politica, alle istituzioni e agli enti di controllo un patto per la salute e la sicurezza sul lavoro, che riguarda non solo l’applicazione delle norme ma anche i contratti, la legalità, la presenza del sindacato, la formazione, la prevenzione, i controlli – ha detto Paola Galgani, segretaria generale Cgil Firenze – in questa città sono state costruite due linee della tramvia in tempi relativamente brevi per questo paese, e questo perché abbiamo contrattato le condizioni di quei cantieri con l’amministrazione e l’appaltatore, controllando la filiera dei subappalti ed evitando massimi ribassi. Un esempio di buona pratica da valorizzare”.

D’altro canto, i numeri fiorentini resi noti dall’Inail parlano di un’emergenza anche sul territorio. Gli nfortuni sul lavoro con esito mortale sono stati  4 nel periodo gennaio-marzo 2020, 1 nel periodo gennaio-marzo 2021, mentre nel 2020 sono state 22 le denunce di incidenti mortali sul lavoro in provincia di Firenze, e sempre nel 2020 sono state 11904 le denunce di incidenti sul lavoro. Le denunce di infortuni sul lavoro, 2773 nel periodo gennaio-marzo 2020, 2752 nel periodo gennaio-marzo 2021. Denunce di malattie professionali: 121 nel periodo gennaio-marzo 2020, 155 nel periodo gennaio-marzo 2021. Le denunce di infortunio sul lavoro da Covid 19 sulla provincia di Firenze sono oltre 3.100, di cui 7 con esito mortale.

“Per migliorare la sicurezza sul lavoro non abbiamo bisogno di nuove leggi, abbiamo bisogno di più controlli – ha sottolineato Roberto Pistonina, segretario generale Cisl Firenze-Prato – E per questo servono più ispettori, quelli oggi in servizio sono insufficienti: è un investimento importante sia per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, sia per quanto riguarda l’occupazione, sia per quanto riguarda i costi sociali che gli incidenti sul lavoro impongono alla società”.

La crisi economica legata alla pandemia, la frantumazione e l’impoverimento del lavoro, la disoccupazione e anni di mancati investimenti sulla prevenzione sono sotto accusa per quanto riguarda il drammatico aumento degli infortuni anche mortali. La ricetta dei sindacati prevede un “progetto di istruzione nelle scuole, formazione vera e non formale, addestramento preventivo, investimento nelle nuove tecnologie per la formazione e la prevenzione e soprattutto ci vuole un rinnovato sistema di controlli”, in quanto “illegalità e minore sicurezza vanno di pari passo, per questo il nostro territorio non può affrontare questa preoccupante escalation con i pochi addetti che sono presenti negli Istituti di Prevenzione e controllo legati al tema della sicurezza”.

“Dobbiamo rimettere al centro la sicurezza, quello che è stato fatto finora non basta – sottoliea a tal proposito Leonardo Mugnaini (coordinatore Uil area fiorentina) – servono investimenti per formazione e controlli, dare maggiore spazio a Rls e Rlst dentro le aziende. Servono anche iniziative continue per coinvolgere i giovani, soprattutto attraverso la scuola. E’ sotto gli occhi di tutti la necessità di fare un salto di qualità culturale per salvaguardare le vite dei lavoratori. La sicurezza non è un costo da tagliare, la sicurezza è una prerogativa imprescindibile per un paese civile”.

La situazione è ben fotografata dai numeri: gli addetti del Dipartimento Prevenzione PISSLL della Asl Toscana Centro su Firenze ed Empolese Valdelsa sono complessivamente circa 100 di cui Tecnici della prevenzione 55 su Firenze e 30 sull’area Empolese. Nel corso della crisi pandemica, come ricordano i sindacati, sono stati incaricati di fare un po’ di tutto, dai tamponi ai tracciamenti. Al momento sono coinvolti nell’attività di vaccinazione. “Si tratta di un dipartimento che avrebbe bisogno di un progetto di rifondazione, maggiore spazio a nuove leve, misurato sulla qualità dei risultati e non solo sui numeri delle ispezioni pur che siano. La Regione ha il dovere di dare una risposta in termini di urgenza a questa situazione”.

Inail e Inps soffrono in qualche modo dello stesso “abbandono” da parte della politica nazionale ormai da diversi anni e peseranno sempre di più gli effetti “del mancato ricambio occupazionale, considerato che in questi ultimi anni stanno andando in pensione tutti gli assunti degli anni ‘70-’80”.

La situazione a Firenze non è allegra. Gli ispettori operativi dell’Itl (Ispettorato territoriale del lavoro) sono circa 25, quelli tecnici in materia di sicurezza sono 3. “La carenza di personale – dicono dai sindacati – riguarda anche i settori amministrativi con il lavoro che viene spalmato su tutti gli altri collaboratori. Il Ministro del Lavoro ha preso l’impegno con i Sindacati all’assunzione di circa 2000 nuovi ispettori in tutta Italia con un procedimento straordinario contenuto nel Decreto Sostegni bis. Serviranno a mala pena a sostituire gli esodi per pensionamento: quanti di questi saranno destinati sul nostro territorio? Le ispezioni svolte dall’ITL nel 2020 sono 1154 di cui 899 con irregolarità. 243 sono i lavoratori in nero e 2.900.000 euro di imponibile evaso accertato, 422 controlli su rispetto protocolli Covid e 439 diffide accertative per retribuzioni non corrisposte”.

Infine, le infiltrazioni della grande criminalità organizzata. Sul punto, la forte ripresa dei lavori in appalto, in particolare nell’edilizia, “rischia di diventare un ulteriore fattore espansivo considerato che anche gli Organi di Sicurezza hanno sicuramente qualche carenza negli strumenti utili ad individuare prontamente dove si annida il malaffare”, dicono i sindacati.

“Per questo è inaccettabile che si pensi alla semplificazione del processo degli appalti nei termini in cui sta intervenendo il Governo: la liberalizzazione dei subappalti e le gare al massimo ribasso sono tra i fattori costanti che producono lavoro povero e insicuro. Come Organizzazioni Sindacali, abbiamo offerto alla Prefettura la nostra disponibilità a collaborare ad un tavolo di monitoraggio che possa prevenire il nascere di condizioni di illegalità e sfruttamento nei luoghi di lavoro anche in un’ottica di prevenzione delle ricadute sulla Salute e Sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori addetti”, concludono.

 

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