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Mosaico europeo, ultimo atto: l’euro si divarica con l’applauso di Berlino Opinion leader

(1) Francia Gennaio 2013: affonda il patto fiscale europeo con l'annuncio che Parigi non punterà più al raggiungimento del'obiettivo del 3% nel deficit di bilancio. Non è un mutamento di linea politica e di idee di politica economica. Semplicemente l'obiettivo non poteva essere raggiunto in quanto presupponeva una crescita del pil francese di poco più dell'1%, mentre quella  effettiva si situa tra lo 0% e lo 0.1% impedendo pertanto il raggiungimento dell'obiettivo anche effettuando feroci manovre di austerità. Dopo i tagli di oltre 30 miliardi di euro effettuati da Hollande e con la disoccupazione reale che viaggia verso il 20% ogni nuova manovra è politicamente impensabile in Francia.
 

(2) E'importante tuttavia cogliere il fatto che la Francia non ha avuto alcuna difficoltà ad abbandonare il patto fiscale europeo annunciando che non lo rispetterà. Parigi ha sempre rifiutato di trasformare il bilancio in pareggio da obiettivo economico in una legge costituzionale come invece ha fatto l'Italia (vergogna per Fassina, il quasi keynesiano del PD, che ha votato l'emendamento costituzionale che rende l'uscita dal fiscal compact, ormai caduco, un vero problema giuridico).
 

(3) Francia Gennaio-Febbraio 2013: come spiegato nell'articolo sul Figaro del 25 Febbraio (http://finances.fr.msn.com/d%C3%A9ficits%C2%A0-comment-paris-a-%C3%A9vit%C3%A9-les-foudres-de-bruxelles) la Francia è riuscita ad ottenere il silenzio di Berlino, nonchè perfino l'appoggio di Bruxelles alla sua decisione di non attuare il patto fiscale. Questo dimostra che in Europa esistono molti pesi e misure che riflettono i rapporti di forza e non esiste un vera legalità. L'Italia via Monti, ma il principale colpevole è il PD che se ne è fatto portatore ed indiscusso sostenitore, si è invece infilata in un ginepraio che la mette in uno stato subalterno ed in stallo politico ed istituzionale. Non ha alcun strumento per invertire la rotta per cui la politica di Monti da fanaticamente strombazzata quando era Presidente del Consiglio, diventa silenziosa ed inerziale, ugualmente letale.

 

(4) Il patto fiscale europeo era la camicia di forza che, focalizzandosi sul debito ed il deficit pubblico, avrebbe dovuto rafforzare una gerarchia europea capeggiata da Francia e Germania con la funzione di articolare il neomercantilismo della Germania e dei paesi dell'eurozona ad essa strettamente legati (Olanda, Belgio, Austria) in maniera compatiibile con la posizione francese in Europa, visto che a tutti gli effetti la Francia è un paese del sud (infatti ha un debito che sta raggiungendo il 100% del pil, un deficit primario di circa il 5%, mentre l'Italia ha un surplus primario). La Francia tuttavia non subisce gli effetti del sud Europa con spread e speculazioni sul rischio. Perchè? Per via dell'asse con la Germania. Si spintonano fra di loro ma impongono al resto dell'EU i loro accordi di sacrestia (come le passeggiate sulla riva dell'Atlantico etc).  In tal modo la Francia ha mantenuto un tasso di interesse sui suoi buoni del Tesoro solo di poco superiore ai bund tedeschi e comunque inferiore al tasso di inflazione. Il che significa che il costo del servizio del debito pubblico francese è negativo, cioè chi compra i Bot francesi va in perdita, eppure nessuna pressione sul mercato del debito pubblico francese. In nessun modo il divario tra Francia ed Italia può spiegare il divario nei rendimenti dei rispettivi titoli pubblici. Il deficit pubblico francese è superiore a quello italiano ed è tutto nel primario, il divario tra i due debiti pubblici é di circa il 20% a sfavore del'Italia. Non sono grandezze tali da spiegare le summenzionate differenze  a favore della Francia nei mercati di capitale. La spiegazione sta nel rapporto politico con la Germania.
 

(5) Marzo-Aprile. Caduto il patto fiscale vengono fuori a tutto campo le contraddizioni. In Francia, Hollande, non potendo iniziare un'altra manovra di austerità, sposta l'accento sul settore delle imprese. Con un vero colpo di mano cambia la legislazione sul lavoro permettendo alle imprese nella fascia di un certo numero di dipendenti di adattare salari ed occupazione alla loro situazione economica, ovviamente vista dal lato della direzione aziendale. La legge entrerà in vigore nelle prossime settimane. Ma sul piano europeo le reazioni più interessanti provengono dalla Germania, in maniera surrettizia ma sistematica.

(6) Poco dopo l'annuncio francese di non puntare più sull'obiettivo di portare il deficit al 3% del pil, la Bundersbank affermava che Parigi era tenuta a rispettare i criteri fissati nel patto fiscale. La bordata non era contro la Francia, nei cui confronti la Bundesbank da sola non può fare gran che, bensì contro Berlino che copriva e copre la posizione francese. Nel frattempo però pochi sanno che il 21 Dicembre del 2012 la Bundesbank aveva depositato presso la Corte Costituzionale Federale di Karlsruhe un esposto contro la politica della BCE richiedendo alla Corte un parere sulla sua costituzionalità in rapporto alla legge tedesca. L'esposto era stato mantenuto segreto ma è stato appena pubblicato dal quotidiano economico Handelsblatt.

E' tutta la politica di Draghi a venire messa sotto accusa sulla base di un criterio rivelatore: il compito della Bce non è quello di garantire l'irreversibilità dell'euro! Lo scorso Settembre Draghi lanciò programma OMT (outright monetary transactions), l'emissione di liquidità con cui la Bce pensava di superare la rottura del meccanismo di trasmissione dei saggi di interesse. Infatti il saggio di interesse fissato dalla Bce non si rifletteva sui saggi di interesse nazionali in maniera unforme. Anche oggi è così sebbene in forma alquanto ridotta rispetto all'estate scorsa grazie appunto all'iniziativa di Draghi. Per la Bundesbank non è auspicabile che si ricomponga il meccansimo di trasmissione. Quindi la Banca centrale tedesca non vede con sfavore la divaricazione monetaria in Europa. Ne consegue che per la Bundesbank l'euro non è un moneta per tutti i paesi aderenti all'EMU ma solo per chi lo controlla.

Che la più importante banca centrale nazionale dell' Unione europea affermi queste cose in un documento legale presso la Corte costituzionale è la dimostrazione dello sfaldamento in atto in Europa. Questa ottica, malgrado le bordate che la Bundesbank spara ogni tanto sul proprio governo, è condivisa anche dalla Cancelliera Angela Merkel. In un recente discorso a Dresda (Financial Times edizione online del 25 Aprile) la Cancelliera ha osservato che la politica monetaria auspicabile per la Germania non corrisponde a quella per l'Europa dalla Francia in giù. Secondo la Cancelliera la Germania necessiterebbe di saggi di interesse più alti da parte delle Bce mentre la Francia ne vorrebbe un'ulteriore riduzione pensando che stimolerebbe non si sa bene cosa visto che la domanda di prestiti bancari è crollata. Nel frattempo anche l'economia tedesca va verso lo stallo e ciò aggiungerà altre tensioni a quelle già esistenti E le ragioni principali del rallentamento tedesco stanno nell'austerità e la disoccupazione che i merkozy, la troika, e Monti hanno imposto all'Europa.

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