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Mostra: a tavola si mette in scena il potere Cultura

Parigi – La tavola come arma di potere e di prestigio è il tema di una grande mostra allestita al museo del Louvre nella sua sede a Lens, a nord di Parigi. Attraverso le arti della tavola  illustrate nel loro percorso nei secoli attraverso oggetti archeologici, quadri, sculture, argenterie e porcellane, l’esposizione mette in luce in modo cronologico le pratiche culturali che si sono via via avvicendate dall’epoca mesopotamica ai giorni d’oggi nei banchetti ufficiali e nelle tavole private.  Se nel nostro quotidiano si associa normalmente alla convivialità, per  secoli invece la tavola ha offerto l’occasione di mettere in scena  il potere come nei banchetti in onore di  un sovrano in occasione delle sue vittorie.

Secondo i curatori infatti  i pasti, nella loro dimensione ufficiale e protocollare “sono state l’occasione per la società di inventare un linguaggio artistico e culturale destinato a mettere in scena  un sistema politico, un potere anche solo una persona”.  Come prologo al percorso, il visitatore è accolto dal lavaggio delle mani, non per necessità anti-Covid ma per sottolineare come nell’antichità  fosse una pratica di dimensione rituale dettata non tanto da esigenze di igiene che di purificazione. Per illustrarne il significato altamente simbolico di questo lavacro sono esposti oggetti preziosi come la brocca Kragman.

Una volta compiuto questo rito antico si arriva alla prima sezione destinata alla  “nascita del protocollo” (3.000 -700 a.C.) in cui si accede alle tavole della Mesopotamia e dell’antico Egitto dove i banchetti erano destinati a dei e sovrani. Alcuni bassorilievi rivelano come essi celebrassero la fondazione di un tempio o una vittoria, offrendo ai convitati provenienti da paesi esteri prelibatezze rarissime all’insegna del fasto e dell’abbondanza  per dimostrare la potenza del sovrano.

Perché nell’antichità  “dominare la tavola significa dominare il mondo” e quindi la tavola si arricchisce anche di oggetti di metalli preziosi. Dopo i sumeri egli egizi  si è invitati a condividere le tavole greche-romane nella seconda sezione dedicata ai pasti consumati sui triclini (700 aC-500dC) . “Con l’avvento di un sistema politico che porta alla condivisione del potere tra vari individui,  la Grecia inventa un nuovo modo di pensare come stare a tavola” spiega il catalogo della mostra  sottolineando come con l’emergere della cittadinanza,  il banchetto “sdraiato”  infonda  la nozione di convivialità al pasto anche se ugualmente sottoposto a codici precisi.  A ispirare maggiormente l’iconografia del banchetto è la sua seconda parte, il simposio,  dove oltre a bere, si discute, si canta e si gioca. Le sole donne ammesse sono quelle che suonano strumenti per allietare i convitati che, allungati sui klinai col braccio sinistro appoggiato sul lettino tengono il cratere con la destra. Un’immagine riprodotta in centinaia di vasi e che hanno reso il loro convivio un simbolo dell’antichità.

Con l’arrivo del Medio Evo i convitati tornano a sedersi a tavola: nei banchetti ufficiali,  i commensali sono seduti solo da una parte con il sovrano o il personaggio più importante che sedie in mezzo, al centro di un dispositivo che ne attesta il potere.  Nel XIV e XV secolo poi la tavola si trasforma in una scena teatrale con l’apparizione della “nave da tavola”, un massiccio veliero d’oro o d’argento che racchiude gli effetti personali del sovrano, o  preziosi trionfi che, collocati in mezzo alla mensa,  dove sono disposti i condimenti o anche i candelieri da accendere quando si fa notte. A Lens si può ammirare il trionfo  creato per il principe di Condé e considerato uno dei più begli esempi in questo campo

Le pietanze, sempre più cospicue, vengono annunciate a suon di corno e richiedono servizi di piatti  e di posate sempre più numerosi . Un’idea della ricchezza di una mensa reale la si può avere alla mostra  con il  tavolo di 7 metri  su cui sono esposti i 45 pezzi ordinati  dal re d’Inghilterra Giorgio  III all’orafo di  Luigi XVI  Robert-Joseph Auguste.  Dopo il modello codificato in Francia che prevedeva quattro servizi successivi  con le pietanze presentate  simultaneamente e ripartiti simmetricamente su altrettante tavole, si passa a quello russo, che prevede il sevizio delle pietanze in modo simultaneo a tutti i commensali, in modo da far mangiare tutti nello stesso momento vivande calde. Si arriva poi al protocollo ‘repubblicano”, con l’organizzazione di banchetti all’Eliseo improntati alla gastrodiplomazia.

La mostra, che rimarrà aperta fino a fine luglio, ricorda però anche che ci dice potere dice anche nemico,  e che il timore di essere avvelenati durante il pasto rimonta agli albori dei secoli. Si viene così a conoscenza del bezoard,  che in persiano significa antidoto contro i veleni, una polvere che si ottiene da materie non digerite di vari animali e che potrebbe difendere non solo dagli effetti letali del veleno ma anche proteggere dalla malasorte.

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