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Mostra: Boetti, l’artista di un mondo a colori Cultura

Firenze – Boetti forever! viene da esclamare ammirando le splendide opere del grande artista. Vorremmo averle sempre qui magari in una sala espositiva tutta loro per apprezzarne a pieno la bellezza. Dobbiamo goderle fino al 22 novembre nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, giorno in cui torneranno nei luoghi di provenienza; la Mappa 1989 nella collezione Giordano Boetti e l’altra in una collezione privata. E’ quindi un impegno perentorio  andarle a vedere. Difficilmente le ritroveremo insieme, è infatti la prima volta che ciò accade in Europa.

L’evento, voluto fortemente dal Sindaco di Firenze Dario Nardella e curato da Sergio Risaliti accompagnerà il Summit fiorentino di sindaci e delegazioni provenienti da tutto il pianeta e contribuirà , attraverso la simbologia dell’Arte a “l’unità nella diversità”,  tema portante del confronto fra i rappresentanti delle città del mondo.  Il dialogo tra i popoli, la centralità dell’arte e della cultura nella costruzione della pace, la difesa delle antiche civiltà e delle tradizioni nella globalizzazione sono sintetizzate nelle opere di Alighiero Boetti ed offerte allo sguardo e all’intelletto come sprone al dialogo interculturale, allo scambio simbolico di conoscenza, all’integrazione e alla pace sociale .

Torinese di nascita ma cittadino del mondo Alighiero  Boetti (1940/1994)si mostra ed è  stato un artista completo. Un talento originale che ha lasciato una traccia indelebile del suo ingegno.

Le due grandi mappe dialogano tra loro e con l’intera  sala  mostrando le dinamiche geopolitiche mondiali del secolo scorso (anni ’80).

Firenze ha scelto di mettere al centro del Summit internazionale l’arte nella sue forme più alte e diverse, la letteratura, la musica, il teatro, le espressioni dell’intelligenza e del cuore che tengono uniti i popoli nella differenza.

Un omaggio anche al grande Sindaco fiorentino Giorgio La Pira, nelle cui parole ritroviamo il  pensiero e gli ideali che lo mossero nella sua attività di primo cittadino: “le città restano, specie le fondamentali, arroccate sopra i valori eterni, portando con sé, lungo il corso tutto dei secoli e delle generazioni, gli eventi storici di cui esse sono state attrici e testimoni. Restano come libri vivi della storia umana e della civiltà umana: destinati alla formazione spirituale e materiale delle generazioni venture”, così nel 1955 La Pira salutava le autorità convenute in occasione del convegno sulla pace organizzato a Firenze .

Le mappe di Boetti apparentemente esprimono un linguaggio evidente, in realtà nascondono codici e icone da tradurre e interpretare. Sono ricche di enigmi e di elementi culturali inediti che comunque vanno ricercati nella biografia dell’artista. Egli ha anticipato, con una potenza iconica impressionante la Storia che tutt’oggi stiamo vivendo. Seguendo una trama narrativa, Luca Cerizza analizza le mappe, e il lavoro di Boetti in generale, attraverso una fitta rete di riferimenti che vanno dalla critica artistica e letteraria, fino all’analisi storica e sociale, ricostruendo la storia attraverso rappresentazioni e allusioni più che  analisi politiche e sociologiche. Tra gli innumerevoli e diversi lavori di Boetti, Mappa è quello che possiede, forse, la maggiore forza iconica, quello su cui l’artista ha lasciato la sua impronta più marcata.

Nel 1971 Alighiero Boetti commissionò a ricamatrici afghane degli arazzi che ritraevano il planisfero del mondo. Almeno duecento mappe furono prodotte per più di vent’anni, fino ed oltre la morte dell’artista, prima a Kabul e, dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan, nei campi profughi di Peshawar, in Pakistan.

Le  due opere oggi esposte a Palazzo Vecchio portano preziosi ricami in cotone eseguiti a mano dalle donne afghane negli anni ottanta del secolo scorso su disegno e progetto di Boetti. Ogni ricamatrice ha realizzato una sezione del dipinto, ha costruito parte del mondo. Si tratta di un’opera unica, ma di un lavoro collettivo. Simbolo di come  l’unità nella diversità sia un impegno comune,  esaltando le spinte creative individuali. Credere nell’impegno comune e specialmente nelle donne è opportunità per cambiare il mondo. Questo Boetti non temeva , come non temeva l’insieme dell’ordine e disordine perché il contrasto è base di evoluzione , è partecipazione è infine vera coesione.

Abbiamo bisogno di immagini come queste per la costruzione paziente e sensibile di una società migliore. Ognuna riporta caratteristiche formali e informazioni geopolitiche diverse. Per realizzare una mappa l’artista faceva disegnare in Italia un planisfero politico su una tela di lino, vi faceva colorare le bandiere all’interno dei confini degli stati e successivamente ricamare tutta la superficie. Intorno all’immagine veniva ornato un bordo che conteneva dediche, informazioni, testi poetici o politici, in italiano, inglese o farsi. La mappa ricamata di Boetti è un sistema simbolico dove ogni stato è rappresentato dalla sua bandiera nazionale e crea un incredibile puzzle di colori e forme, un vero ritratto della molteplicità e della differenza.
Opera d’avanguardia e popolare,  la mappa boettiana è un perfetto sistema concettuale che misura il tempo e parla del nostro tempo, quello della Storia ufficiale e quello della storia individuale di chi ha eseguito manualmente queste opere. Dice, infatti, della complessa vicenda della società e della storia afgana e della passione di un artista occidentale per la cultura e la società islamica.

Voleva sepoltura nelle acque rosa dell’Afghanistan; non è stato esaudito, ma il colore e il calore di quella terra sono e saranno essenza della sua opera e della sua esistenza.

 

Alighiero Boetti

MAPPE

Fino al 22 Novembre 2015

Palazzo Vecchio

 

 

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