energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Mostre: la Strozzina riprende il viaggio nel contemporaneo Cultura

Firenze – Si riaprono i battenti della Strozzina su una primavera densa di impegni. E poi? La mostra e la storica sede sentono  “l’esigenza di uno sguardo verso un futuro indeterminato”…  Dopo quasi un anno di “riflessione”,  termine scivoloso per descrivere un periodo dedicato al ripensamento organizzativo e all’abbattimento dei costi che quella tipologia di spazio non reggeva più, il Centro di Cultura Contemporanea riapre alla grande con una mostra intensa di significati e di sensazioni.  La parentesi era iniziata quando la direttrice Franziska Nori aveva annunciato il suo passaggio alla guida del Frankfurter Kunstverein.

Il 17 aprile, con la mostra Anche le sculture muoiono,  collettiva ideata e curata da  Lorenzo Benedetti, direttore del de Appel Centre di Amsterdam, inizia di nuovo il viaggio nel contemporaneo. Forse un po’ tenebroso come molte opere in mostra, ma con la sottigliezza e la  “flessibilità” del politicamente corretto che vuol dire: facciamo questa mostra, poi vediamo!!!

Non più un Direttore stabile, ma progetti a curatela esterna. L. Benedetti esordisce al CCC Strozzina con tredici artisti italiani e internazionali come: Francesco Arena (Italia), Nina Beier (Danimarca), Katinka Bock (Germania), Giorgio Andreotta Calò (Italia), Dario D’Aronco (Italia), N.Dash (USA), Michael Dean (Regno Unito), Oliver Laric (Austria), Mark Manders (Olanda), Michael E. Smith (USA), Fernando Sánchez Castillo (Spagna), Francisco Tropa (Portogallo), Oscar Tuazon (USA) .

Un’ampia visione della scultura contemporanea che attraversa l’odierna Arte,  il mondo e lo spazio. Attraversa materiali, attraversa temi quali il frammento, il monumento, il consumo della materia e il suo recupero, attraversa la riflessione sulla statuaria pur  recuperandoil bronzo, la pietra o la ceramica. Attraversa l’effimero  dell’immagine consumata nell’immediatezza del presente e nella sua trasformazione di significato e valore.

Esemplifica molto bene l’idea  della esposizione,  l’opera di Detroit-native Michael E. Smith.  L’artista  arriva direttamente da una personale a Città del Messico ed è portatore di un’idea di scultura fra le più radicali della sua generazione. Egli crea opere spesso tormentate, siano esse video, piccoli dipinti o sculture.  Qui ed ora i suoi video sono strazianti, con animali in cattività che urlano il loro orrore. Legate  fortemente all’ambiente che  le ospita l’artista suggerisce una chiave di lettura per le sue opere: l’allestimento.  Le opere di Smith sono spesso di modeste dimensioni ma certo di acuta e inquietante presenza. Confinate in angoli, seminascoste come animali in agguato mantengono sempre un rapporto simbiotico con la devastazione socio-ambientale della sua America. Da individuare nelle opere di molti artisti l’uso della resina sintetica, degli indumenti usati, delle ossa di animale. Tutto il processo creativo risente di rituali quasi incomprensibili. Rituali che delineano un fil rouge unificante nella mostra.

La rassegna riflette le preoccupazioni e le ansie della nostra epoca, ma la disillusione di fondo è tutt’altro che rigida. Nelle opere  non si parla solo di avversità, ma anche della tenace resistenza umana ad essa. Lo spettatore può concedersi guizzi di humour con il video  in cui si uccide l’immagine del dittatore con tale assurda caparbia da rasentare l’umorismo o aprirsi ad inattese oasi di lirismo, come  accade nella sala dedicata a Oliver Laric (Innsbruck 1981) e al suo Herakles.

Anche la sequenza quasi astratta di Composizione-S  di Dario D’Aronco  (Latina 1980)  è di raffinata e misteriosa bellezza. La mancanza voluta di luce fa perdere la percezione dell’esistente. Un grande marmo dipinto di nero è reso praticamente invisibile. Unica fonte di luce è un bianco foglio che levita e ruota su se stesso, quasi incurante della gravità ma portatore di raffinata e misteriosa bellezza. Ed è questo anche  il mistero delle opere di Francesco Arena (Mesagne, 1977)  che elabora la realtà percepita, non su una realtà ricostruita artificialmente. La sua ricerca si affida all’idea del tempo incarnata dal passaggio naturale del quotidiano, che permette la nascita del lavoro e anche la sua morte. In questo senso si basa sulla possibilità di rigenerarsi ogni giorno e ogni giorno decadere. L’immaterialità che lo caratterizza si esprime in mostra con Barra (Gli Alti e i Bassi), 2015. Bronzo, sigari e bustine di zucchero. Tutto esprime un grande valore simbolico che l’artista lega indissolubilmente al luogo dove espone, cercando di percepirne tutti gli afflati. I suoi lavori  sono azioni in qualche modo non ripetibili: l’azione si sviluppa e si esaurisce in un tempo e luogo preciso, limitato. Il più delle volte non è possibile restituire attraverso un immagine quell’atmosfera. Questo è probabilmente un limite del mio lavoro, ma, credo, anche una sua ricchezza. Il momento in cui puoi vivere fisicamente un lavoro è tanto più prezioso perché irripetibile.

Una dialettica interna che ben si colloca con la concomitanza a Palazzo Strozzi  di “Potere e pathos”. Bronzi del mondo ellenistico (14 marzo-21 giugno 2015) organizzata in collaborazione con il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e la National Gallery of Art di Washington, che illustra, attraverso l’esposizione di eccezionali esempi di sculture bronzee di grandi dimensioni, lo sviluppo dell’arte nell’Età Ellenistica fra il IV ed il I secolo a.C.  La presenza di queste due mostre creerà una straordinaria occasione di dialogo e confronto tra antico e contemporaneo

 

​ Piazza Degli Strozzi 1
+39 0552776461
sito web
info@strozzina.it

Più informazioni su questa sede
Eventi in corso nei dintorni

 

Daniela Cresti

Print Friendly, PDF & Email

Translate »