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Mostre: Tirinnanzi, la dimensione metafisica della bellezza Cultura

Firenze –  “Esclusivo e geniale, al punto da diventare anomalo in qualunque ambito lo si collochi”, ma nell’Andito degli Angiolini sembra a casa. Nino Tirinnanzi  è un pittore che fa riflettere sulla condizione umana solo col disegno e il colore e crea atmosfere melanconiche e silenti. La pittura è raffinata, il gesto espressivo è geniale e la delicatezza evocativa è pregnante nei suoi scenari silenziosi.

La mostra è curata da Giovanni Faccenda, anche autore del saggio che apre il catalogo dedicato a la Metafisica della bellezzaNelle opere di Tirinnanzi (Greve in Chianti, 1923/2002) c’è una dimensione metafisica che oltrepassa  le caratteristiche materiali della  natura  e si eleva a paesaggio dell’anima.  E’ un universo senza tempo e spazio, purificato dal superfluo e “depurato da ogni scoria, quello che l’artista ha sigillato per la beatitudine dei suoi ragazzi, rappreso in un recinto inviolabile dove tutto è memoria o magnifica invenzione”. Questa quiete intatta in realtà sottrae alla vista una profonda inquietudine e desiderio di bellezza che si esprime in un alone di malinconia.

L’esposizione fiorentina approfondisce molti aspetti  della pittura di Tirinnanzi. Gli ambienti cambiano ma sempre il silenzio è intenso e, pur senza parole, fa poesia. Ritrovamenti recenti e alcuni significativi inediti,  consentono di riconsiderare la complessa figura dell’artista sotto una luce nuova: non più solo allievo prediletto di Rosai, come è stato spesso, ma erroneamente, definito in passato, bensì un artista originalissimo. Nelle sue tele vengono celebrati gli amati paesaggi del Chianti perduti in mezzo ad argentati oliveti, gli interni urbani fiorentini e romani, le splendide nature morte e i ritratti tanto apprezzati dall’amico Eugenio Montale.  Nelle nature morte, nei cesti di frutta lambiti da un morbido panno, la luce gioca un ruolo fondamentale che l’artista gestisce con impasti e raffinati tocchi di colore.

In un suo soggiorno in Marocco, nei primissimi anni Settanta, l’artista ritrasse una serie di ragazzi maghrebini, immersi nei colori e nella luce del luogo che tanto lo avevano colpito, dei quali Montale ebbe a dire:“E’ piuttosto raro che un pittore d’oggi faccia riflettere sulla condizione umana; e che lo faccia senza sollecitare deduzioni sedicenti sociali o sociologiche. Il pensiero di Tirinnanzi è tutto nel suo disegno e nei suoi colori”.  

Altra ed importante chiave di lettura della retrospettiva è l’attenzione e l’approfondimento dei suoi orizzonti emotivi ed al rapporto profondo con poeti ed intellettuali quali Ungaretti, Luzi, Betocchi, Pasolini e lo stesso Montale, e di illustri scrittori e intellettuali, quali Gadda, Tobino, Bo, Pratolini, Palazzeschi, Zurlini e Zeffirelli.

Con Pasolini vi fu un connubio culturale: “ legati  da sincera amicizia e dalla  stessa conformità  di pensiero ,Tirinnanzi narrava pittoricamente nelle sue tele, gli stessi soggetti portati alla ribalta dai capolavori cinematografici e ancor prima letterari di Pasolini”(G. Faccenda). Emerge netto il bisogno di dar luce al mondo occultato degli ultimi, dei “Ragazzi di borgata” in netto contrasto con l’allora cultura perbenista e vuota. In tale contesto si incentra la poetica pittorica dell’artista che conferma come a volte dall’amore ordinario sia difficile che nasca un germoglio di genialità , ma che  sempre … “dal letame nascono i fiori”.

In occasione della mostra è stato pubblicato il primo volume del Catalogo Generale delle Opere di Nino Tirinnanzi (Editoriale Giorgio Mondadori), curato da Giovanni Faccenda. Il volume, fortemente voluto dall’associazione Amici di Nino Tirinnanzi, è il frutto di anni di catalogazione delle opere del maestro.

 

Andito degli Angiolini, Galleria d’arte moderna, Palazzo Pitti
Tel. +39 055 2388760
Orario: da martedì a domenica, ore 10.00 – 19.00, chiusura lunedì
Ingresso libero

Daniela Cresti

 

 

 

 

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