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Moviola o arbitri? Prima restituiamo il calcio allo sport Opinion leader

Firenze – Moviola sì, moviola no. Moviola risolutiva, moviola inutile. E se l’Italia fosse assuefatta alle ingiustizie? Se in tutto questo parlare a vanvera sugli aiuti tecnologici all’equità di giudizio ci fosse il preconcetto inveterato della nostra cultura contro la scienza e contro la verità “oggettiva”? Siamo sicuri, popolo di piagnoni e di  ermeneuti, di non star lì a lamentare torti e congiure solo perché si spera un giorno che cambi il vento (o il potere) e che di quei torti ci si possa avvantaggiare noi?

Mi verrebbe una risposta che suonerebbe eticamente avvilente per la nostra povera Italia; e vedendo quello che accade in politica (soprattutto quello che è accaduto nella politica della Federcalcio) sarei proprio incline a darla. Ma qui limitiamoci alle risposte semplici, il meno possibile ideologiche. La moviola non sarà uno strumento perfetto e risolutivo, ma certamente costerebbe meno e darebbe risposte (anche se talora da interpretare) più univoche di sei arbitri seminati per il campo tra cui uno fermo sulla linea di fondo che non vede un pallone fuori di un metro sotto i suoi occhi.

Eh già! Il pallone rinviato da Manolas con un recupero da applausi nel secondo tempo di Juve-Roma, non certo decisivo per la partita ma significativo per quello che intendo qui, era fuori: così come era fuori il braccio a protezione di Maicon sul primo rigore per la Juve, e così come era fallo, ma fuori area, quello del rigore contro Pijanic ecc. Perché anche nei casi dubbi basta stilizzare la scena, come si fa con il falco nel tennis, con un software da ragazzi, e basta tracciare delle linee ideali per stabilire la verità fattuale. Eppure qualcuno, alla Mauro, continua a sostenere che tutto questo non serve.

Proviamo, no? Intanto sappiamo che non servono i sei arbitri, o che almeno servono solo a buttar via soldi in emolumenti e trasferte. E poi chiediamoci un’altra cosa: perché in certi casi la moviola non è risolutiva? Semplicemente perché, a differenza che nel basket o addirittura nel rugby (sport dove le azioni confuse e “al limite” sono strutturalmente di più, perché è uno sport di mischia e di contatto) nel calcio le regole sono fatte apposta per essere vaghe, interpretabili, manipolabili. Possibile che in un regolamento sportivo del XXI secolo si legga ancora che un fallo di mano, per essere tale, deve essere “volontario”?

Ma qualcuno ha avvertito i redattori del codice che da due millenni, da Aristotele, Agostino, Schopenhauer alle odierne scienze cognitive, siamo ancora a dibattere se esiste la volontà libera e se possiamo parlare di libertà nell’agire senza ricorrere a concetti ancor più problematici, come quello di inconscio (ancorché cognitivo, e non necessariamente freudiano), per esempio? E allora, perché non dire semplicemente che ogni fallo di mano, con la mano discosta dal corpo,  anche quello sfortunatamente casuale, va punito? Perché nello sport non deve avere la sua parte anche la fortuna? Sempre meglio essere sfortunati che vittime di possibili ingiustizie, non vi pare?

Lo stesso dicasi per un altro capolavoro delle logiche “fuzzy” che imperano nel mondo del calcio: il fuorigioco passivo. Basterebbe dire che ogni fuorigioco è fuorigioco, punto e basta. Anche perché vi è una chiara contraddizione tra la regola che dà buona un’azione con tre giocatori in offside quando è proseguita da uno che viene da dietro e che all’inizio era in posizione regolare con quella sub judice del gol decisivo di Bonucci domenica. Ma se Vidal disturbava il portiere sul tiro di Bonucci, quei tre (ipotetici) in fuorigioco non disturbavano la difesa avversaria che stava prendendo posizione per neutralizzare un attacco, e non mettevano in confusione un arbitro la cui decisione, in un mero attimo, non può che essere condizionata da una più che probabile fallacia percettiva? Qui davvero si può e si deve parlare di volontà (e non di volontarietà, ma di volontà in senso metafisico). Manca la volontà di restituire il calcio allo sport; manca la volontà di educare alla giustizia; manca, più in generale, una cultura del merito; manca qualsiasi progetto di sottrarre il calcio alle sole logiche del mercato e della demagogia.

Io sono qui che aspetto con apprensione la prossima partita della Fiorentina contro la Lazio. Perché mi chiedo come mai Lotito, da quando siede in Federazione alla destra del padre, ha anche cominciato a spendere sul mercato. Ma sono retropensieri, sono ubbie maniacali, sono i cliché scettici (e stanchi) della “controinformazione”. Anche se Tolstoj diceva che il pessimista è colui che teme che le cose vadano male, mentre l’ottimista lo sa. E io sono ottimista.

 

Foto: www.calcionapoli24.com

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