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MPS: azioni in rimonta, chiesto il giudizio per gli ex vertici Economia

Siena –  Le azioni MPS hanno registrato anche oggi una forte rimonta, con un aumento del 12,06%, il più forte registrato dai titoli bancari in una Piazza Affari in calo dello 0,66%.  I titoli dell’istituto senese, in ripresa per il secondo giorno consecutivo dopo aver subito forti perdite, sono così risalite a 0,56 euro. La capitalizzazione della terza banca del paese, nella tempesta ormai da mesi in attesa di un cavaliere bianco che non si presenta, è rimontata a 1,46 miliardi, un valore molto basso che in teoria dovrebbe renderla più facilmente appetibile in vista di eventuali aggregazioni.

Nonostante l’interesse del governo a trovare rapidamente una soluzione per i problemi di Rocca Salimbeni, la via verso un approdo che la metta al riparo dalle bufere sembra ancora avvolta nella nebbia, soprattutto dopo che UBI banca ha fatto chiaramente sapere nei giorni scorsi che nelle condizioni attuali  le nozze con MPS sono improponibili. I sindacati  hanno diramato oggi una nota in cui evidenziano come usare il termine “salvataggio” per la banca sia fuorviante in quanto ha i fondamenti solidi ed ha superato i test della BCE. Nel loro comunicati ribadiscono anche che “mentre auspicano interventi finalizzati alla creazione di valore non accetteranno passivamente di essere coinvolti in operazioni di destrutturazione dell’azienda senza respiro strategico…”

La procura di Milano ha intanto chiesto il rinvio a giudizio degli ex vertici di MPS per una serie di operazioni miranti a coprire le perdite generate dall’acquisto di Antonveneta,  un acquisto da cui sarebbero iniziati se non tutti gran parte dei guai di Rocca Salimbene. Gli indagati sono 13, tra cui l’ex presidente Giuseppe Mussari, il direttore generale Antonio Vigni e  l’ex responsabile dell’area finanza Gianluca Baldassarri.

Le accuse sono di falso in bilancio, ostacolo all’attività di vigilanza di Bankitalia e Consob, aggiotaggio e falso in prospetto  per fatti commessi tra il 2008 e il 2012. Tutti gli ex capi della banca erano già stati condannati a Siena  in primo grado nel processo “Alexandria. Secondo la Procura di Milano  attraverso le complesse operazioni finanziarie Santorini, Alexandria, Fresh e Chianti Classico (derivati, prestiti ibridi e cartolarizzazioni) sarebbero stati indicati come utili centinaia di milioni in realtà mai realizzati.. Nel contempo sarebbero stati occultati perdite  per oltre 2 miliardi di euro falsificando il bilancio.

 

 

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