energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Mps, Banca e Fondazione, scontro rinviato Economia

Rinviata a domani, per non raggiungimento del quorum, l'assemblea dei soci Mps. Rinviata così la partita senz'altro più dura, il duello tutto interno al Monte dei Paschi di Siena fra Fondazione e Banca. Stamattina, il presidente Alessandro Profumo comunica che è presente il 49,33% del capitale sociale. Lavori assembleari rimandati in seconda convocazione, vale a dire domani. Oggi, per deliberare validamente doveva essere presente il 50,1% del capitale. Domani, si abbassa il quorum: basterà un terzo, sempre del capitale. E se anche domani non si raggiungesse il quorum? Allora tutto rimandato a lunedì, e basterà un quinto.  Sintetizzando, basterebbe la sola presenza della Fondazione Mps titolare del 33,5% del capitale.
Sinteticamente, tutto si gioca sulla tempistica della ricapitalizzazione da tre miliardi circa che i vertici della banca capitanata da Profumo (vicecapitano Viola) vorrebbero attuare subito, a gennaio, in ottemperanza agli impegni presi con Bruxelles, e che la Fondazione vorrebbe invece rimandare a maggio

Se non ci sono colpi di scena in apertura, lo scenario che appare ancora più probabile è quello “favorevole” alla Fondazione, anche se si rischia di far pagar cara a tutta la città e alla Banca una simile vittoria. Sinteticamente, tutto si gioca sulla tempistica della ricapitalizzazione da tre miliardi circa che i vertici della banca capitanata da Profumo (vicecapitano Viola) vorrebbero attuare subito, a gennaio, in ottemperanza agli impegni presi con Bruxelles, e che la Fondazione vorrebbe invece rimandare a maggio. Un rinvio che si rende necessario, per la Fondazione, pena la polverizzazione del suo patrimonio e l'incapacità di sostenere finanziariamente la Banca. Il che equivale a una perdita totale di influenza e dunque alla sua scomparsa. 

Fra gli scenari più probabili dunque, la Fondazione Mps non dovrebbe avere problemi, col suo 33,5% di capitale, a porre il suo niet alla richiesta della Banca facendo così scivolare l'aumento da 3 miliardi da gennaio a maggio. Tuttavia, si conti che, per avere validità, l'assemblea dei soci che stamattina si riunisce nella sede di Viale Mazzini deve registrare la presenza del 50,1% di capitale, altrimenti si va in seconda convocazione, vale a dire a domani e con un quorum pari a un terzo del capitale. Fra i vari scenari, molti danno per certo che stamattina, prima convocazione, non ci sarà il quorum del capitale.

Intanto, sorveglianza speciale sulle vicende senesi da parte del ministero dell'economia, che ricopre doppio ruolo: da un lato,  è organo di vigilanza della Fondazione, dall'altro è stato protagonista del piano di salvataggio concordato con Bruxelles: l'impegno che la Banca ha preso con la commissione europea di ricapitalizzarsi a fine 2014 per rimborsare così il 70% degli aiuti di Stato concessi da Monti (i Monti-bond) ha avuto come “battistrada” proprio il ministero. Se la condizione non dovesse essere rispettata, scatterebbe la nazionalizzazione della banca, dal momento che avverrebbe la conversione degli strumenti finanziari del Tesoro in azioni dell’istituto. Ed è dunque sul punto “tempistica” dell'operazione di aumento del capitale che i soci sono chiamati a dare il proprio contributo.

Cosa comporterebbe per la Fondazione il rinvio a maggio dell'operazione? Semplicemente, l'Ente potrebbe cercare nel frattempo di vendere le proprie quote a un nuovo azionista. Una condotta che però torna a scapito della Banca anche per un altro motivo: oltre allo scetticismo sulla riuscita dell'operazione di vendita, si metterebbe a rischio la formazione di un nuovo consorzio di garanzia per l’aumento da 3 miliardi. Insomma, di fatto sarebbe urgente trovare una soluzione che permetta da un lato alla Banca di rispettare le condizioni pattuite con Bruxelles, dall'altro alla Fondazione di sopravvivere. Che, a questo punto, assomiglia un po' alla storia della capra e dei cavoli.

Da ricordare anche le varie operazioni di cui sì vociferato in questi giorni, proprio per ottenere il salvataggio di entrambe col minor danno per ciascuno: ad esempio, lo scambio (di cui si erano rincorse le voci) da parte delle Fondazioni Cariplo e CariVerona delle loro azioni in Intesa San Paolo e Unicredit  con quelle della “sorella” Monte dei Paschi,  ipotesi abbandonata. O un nuovo spiraglio che aveva fatto intravedere l'intervento della Cassa Depositi e prestiti, anche questa rivelatasi poi fallace, sebbene si  fosse vociferato anche di un fondo con base negli Emirati Arabi

E tuttavia, rebus sic stantibus, la sola cosa che rimane inalterata è lo scontro, durissimo, che avverrà stamattina. Vittoria della Fondazione? Probabile, sulla carta. Ma l'ombra della nazionalizzazione che si fa sempre più fitta, e lo choc che potrebbe scatenare in Borsa l'eventuale passaggio della linea Mansi sono scenari tutti da verificare. Come da verificare è l'intenzione rivelata neanche tanto velatamente da Profumo, che in caso di “sconfitta”, ha già annunciato e ribadito (l'ultima volta con missiva inviata alla Fondazione il 24 dicembre scorso)  che “ciascun membro” del cda potrebbe prendere decisioni “di natura personale”.

Print Friendly, PDF & Email

Translate »