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Mps: dopo la vittoria del No slitta il piano di salvataggio Economia

Siena –  La vittoria del no al referendum costituzionale, come era del resto prevedibile, ha subito avuto conseguenze sulla tabella di marcia del piano di salvataggio di MPS, la banca senese che intende rivolgersi prossimamente ai mercati con un aumento di capitale di 5 miliardi per poter approdare su lidi sicuri dopo anni di bufera.

Le banche del consorzio di garanzia, guidato da JP Morgan e Mediobanca hanno infatti optato di far slittare di qualche giorno,  tre o quattro, la decisione sul rafforzamento patrimoniale dell’istituto. Nel corso di una riunione a Piazzetta Cuccia, i banchieri avrebbero deciso di attendere gli sviluppi del dopo referendum prima di muoversi. Di fronte alle incertezze del contesto politico provocate dal referendum,  hanno dunque ritenuto più prudente  rinviare se o quando far partire l’operazione.

Sulla stessa lunghezza d’onda sarebbero anche i possibili “anchor investors”, cioè azionisti di riferimento, come i fondi sovrani del Qatar cui si attribuisce l’intenzione di partecipare all’operazione con un investimento di un miliardo. Alla finestra, cioè  in attesa di sviluppi politici,  sarebbero anche  hedge funds americani da cui gli analisti si attendevano un contributo di alcune centinaia di euro, per arrivare complessivamente a un investimento che poteva sfiorare i 2 miliardi.

Se dovesse venir meno l’intervento degli investitori internazionali, sarebbe l’intero aumento ad essere a rischio se non altro perché  il consorzio di banche incaricate dell’operazione avevano subordinato il loro accordo sia al loro contributo che a una situazione soddisfacente dello scenario politico. Se salta l’aumento  decadrebbe anche il piano di conversione dei bond subordinati , operazione che si è conclusa venerdì, con oltre un miliardo di euro che ridurrebbe così da 5 a 4 miliardi la richiesta al mercato. Senza aumento di capitale ,  diventa a rischio anche l’ultimo tassello, quello della cartolarizzazione dei 27 miliardi di crediti in sofferenza. Domani comunque è previsto  la riunione del cda di MPS che dovrà prendere atto degli sviluppi delle ultime ore.

Nei giorni scorsi l’ad di MPS Marco Morelli aveva dichiarato che in casi di fallimento del piano, sarebbe andato in BCE e valutato il da farsi con la vigilanza. Secondo Milano Finanza è molto probabile un intervento pubblico nel caso l’operazione di ricapitalizzazione dovesse diventare impossibile. Intanto i titoli MPS hanno perso il 4,2% a 18,6 euro portando la capitalizzazione a 548,9 milioni.

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