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Mps, il nuovo dg promette che la ricapitalizzazione non ci sarà Economia

Non è stato un intervento di facciata, quello con cui il nuovo dg del Mps Fabrizio Viola ha presentato, fresco fresco di nomina (avvenuta ieri 12 gennaio al suono dei fischietti dei sindacati sotto le finestre dov’era riunito il board) i suoi intenti alla città. E a chi ha orecchie per intendere.  Innanzitutto, il nuovo dg ha messo in chiaro che, nel piano che porterà alla Banca d’Italia il prossimo giovedì 20 gennaio, non ci sarà nessun aumento di capitale.
Pressing dell’Eba (l’authority europea) e rilancio industriale necessario all’istituto senese non sembrano dunque intimorire l’ex-amministratore delegato di Bper, che si è detto convinto che “esistano le misure volte a colmare il gap, perché rispetto alle altre banche sottoposte all’Eba, il gap del Monte è dovuto tutto al portafoglio dei titoli di Stato”.

Dunque, messo in chiaro il punto cruciale, ci si chiede quali saranno le vie per evitare l’aumento di capitale richiesto dall’Eba.
No, ha detto il dg, a un nuovo ricorso ai cosidetti “Tremonti-bond” (operazione già eseguita nel 2009): strumento vecchio, che appartiene al passato. Dichiara Viola: “''Nelle nostre riflessioni non se ne è mai parlato e credo che nessuno di noi abbia nemmeno mai pensato a quello strumento, semplicemente perchè lo consideriamo uno strumento del passato''.
Meno uno, verrebbe da commentare. “''Quindi abbiamo lavorato assolutamente su altre forme di rafforzamento patrimoniale'', continua Viola.  

Ma cosa porterà, verisimilmente, al cda il nuovo dg giovedì 19, prima di presentare il “pacchetto” alla Banca d’Italia e al suo potentissimo governatore Ignazio Visco?  Il deficit patrimoniale, pari secondo i calcoli europei a 3,3 miliardi, potrebbe essere intanto sgravato di 1,1 miliardi grazie, come scrive il quotidiano di settore MF, al computo dei titoli Fresh del 2003 e 2008. Il resto? Potrebbe provenire dalla vendita di immobili e altri asset, fino alla valorizzazione degli attivi e all’estensione di modelli di rating interni. Su questo fermo obiettivo di evitare l’aumento di capitale, Fabrizio Viola trova la completa disponibilità della Fondazione, che in una nota precisa il suo apprezzamento per ''il ribadito impegno sulla predisposizione di strategie alternative mirate ad evitare un nuovo, ingiustificato, aumento di capitale per Banca Mps, cosI' come richiesto in base alle indicazioni Eba''. Sarebbe proprio la Fondazione l'azionista più in difficoltà a sottoscrivere un eventuale aumento di capitale di tali dimensioni, dal momento che rischierebbe di vedere diluita la sua partecipazione, mettendo a rischio il controllo della Banca, al momento al sicuro: Fondazione è infatti socio di maggioranza di BMps con il 48,4% del capitale e il 50,01% dei diritti di voto.  La questione dell’aumento di capitale va di pari passo con quella del necessario aumento di redditività dell’isitituto senese. Ed è proprio questo l’obiettivo primario che il nuovo direttore generale si è assunto: quello di riportare la Banca''ad un percorso di redditività attualmente messo in discussione da condizioni di mercato veramente severe''. Musica per le orecchie della Fondazione e del presidente Gabriello Mancini, che ha commentato dicendo di essere in “fiduciosa attesa” per il porssimo annuncio ''dell'aggiornamento a breve termine del piano industriale per far sì che contribuisca a creare ulteriore sviluppo per Banca Mps, facendola tornare ad un'adeguata redditività''.

Infine, la questione sindacati. “Li incontrerò di certo – ha spiegato Fabrizio Viola, che ha anche la delega per il personale – in tempi rapidi''. E ha ribadito nel corso dell’incontro con la stampa: ''Sicuramente lo farò, è nel mio stile avere con le rappresentanze sindacali una trasparente dialettica''. Ma prima dell'incontro e del confronto, ha osservato Viola, serve un po' di tempo per farsi ''un bagaglio di conoscenze adeguate'' sulla banca.
Atteggiamento prudente sull’argomento anche da parte del presidente Giuseppe Mussari che ribadisce a sua volta, parlando del percorso che ha portato alla scelta di Viola ''con procedura trasparente e lineare, senza alcuna interferenza di ogni tipo e natura, in quel percorso – aggiunge – per me non era prevista una interlocuzione preventiva con i sindacati; loro la pensano diversamente, hanno manifestato una protesta ed e' giusto così”.

 

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