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Mps in grande spolvero conquista fiducia in Borsa e in città. Attendendo l’Europa Economia


Le grandi manovre premiano il Monte dei Paschi di Siena, e a dirlo è la Borsa: anche oggi, nonostante la volatilità che sembra perseguitare il mercato, BMPS mantiene il suo slancio, mantenendo il grande spolvero di ieri. Una rincorsa partita dall’assemblea ordinaria e straordinaria dei soci che si è tenuta ieri 1 febbraio, in cui il nuovo dg Fabrizio Viola ha confermato di essere disposto alla più strenua delle battaglie pur di non procedere all’aumento di capitale richiesto dall’autorità europea e pur ottemperando egualmente alle richieste dell’Eba.

In che modo? Con un aumento di capitale gratuito, un’operazione pari a 752.261.506,36 euro, che ha realizzato il passaggio a capitale sociale di una quota della “Riserva sovraprezzi di emissione” pari al sovrapprezzo relativo alle 295.236.070 azioni ordinarie BMPS sottostanti ai titoli Fresh emessi da Bank of New York nell’aprile 2008. Una mossa brillante che ha permesso di considerare l’importo corrispondente nel “Core Tier 1”, il che potrebbe cambiare la valutazione dell’Authority. Inoltre l’assemblea ordinaria ha anche deliberato il rinnovo della possibilità di acquistare e vendere azioni proprie fino a un tetto massimo di 160.000.000 azioni ordinarie, in un arco temporale limitato a 18 mesi.

Che la  mossa sia stata apprezzata, sono in molti a dirlo, in attesa tuttavia del nuovo piano industriale cui Viola sta già lavorando e che verrà presentato al nuovo consiglio d’amministrazione, secondo i si dice, già alla fine d’aprile, immediatamente dopo l’insediamento dei nuovi vertici.

Viola gode da un lato dell’importantissimo sostegno del presidente Giuseppe Mussari (presidente anche dell’Abi, associazione delle banche italiane, che ieri, durante all’assemblea, ha risposto a un azionista che chiedeva conto della ricapitalizzazione:''Il direttore generale Fabrizio Viola ha presentato un piano Eba che non prevede aumento di capitale, un piano assolutamente credibile”) mentre dall’altro raccoglie i complimenti del direttore di Bankitalia Fabrizio Saccomanni (che ieri al Senato ha riconosciuto che il piano presentato dal Monte per soddisfare i requisiti indicati dall'Eba, è ''incoraggiante'') e, sul fronte politico, si prende anche l’apprezzamento del Pd senese, che con un lungo comunicato interrompe il silenzio che aveva accolto la sua nomina e il cambio con Vigni. Nella lunga nota diramata dopo l’assemblea dei soci, il Pd inquadra positivamente il rilancio della strategia industriale annunciato da Viola augurandogli buon lavoro Un Pd che non manca tuttavia, cogliendo l’occasione, di lanciare un avvertimento neanche tanto larvato: “E' chiaro il tentativo di operazioni volte a destabilizzare la città e a recidere il suo legame storico con la Banca: pratiche che si sono ripetute nella storia e che oggi sono quotidianamente messe in atto”. Atteggiamenti che i democratici si sono detti pronti a respingere con durezza, “a tutela di tutta la comunità''.

Intanto, l’assemblea di ieri (durata poco più di un’ora), ha messo insieme tre risultati importanti: da un lato, ha dimostrato che Viola ha un’ottima apertura di credito presso i mercati, i quali … “ci credono”; dall’altro, la città ha dimostrato la stessa apertura di fiducia all’asse per ora ferreo Mussari-Viola; infine, con la nota di un Pd vero e proprio partito di governo a Siena, sembra ormai digerita la nomina di Viola dal partito egemone in città, anche se per ora viene mantenuta una certa circospezione. E Caltagirone? Per ora, tamquam non esset, abbiamo cose più importanti da sbrigare, suona il messaggio giunto da Siena.

Ulteriori sviluppi saranno legati alla presentazione del nuovo piano industriale e alle nuove mosse sullo scacchiere europeo.
Infine, una annotazione a parte merita la Fondazione, che dopo l’assemblea di ieri ha confermato di mantenere il controllo del 45,85% delle azioni ordinarie e del 49,01% del capitale con diritto di voto, ma che arriva, nelle assemblee straordinarie della banca, a contare sul 50,28% dei diritti di voto. Ancora sospesa almeno fino alla fine di marzo rimane infatti la questione numeri: se infatti dovesse far fronte al debito di oltre 800milioni di euro contratto a luglio scorso per sottoscrivere l’ultimo aumento di capitale della Banca con la vendita di una parte delle sue azioni, potrebbe vedere diminuire inesorabilmente la propria presa sulla Banca stessa. Una situazione che potrebbe e sarebbe vista a Siena come un inaccettabile attacco alla “senesità” dell’Istituto.

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