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Mps, indagini ancora su Mussari Cronaca

Non si placa lo tsumani che sta investendo il Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo. Se sul banco degli imputati è sempre lui, Giuseppe Mussari, con due nuove, gravissime ipotesi di reato, falso in bilancio e turbativa di mercato, è il bailamme politico attorno alla questione quello che alza un polverone fittissimo su tutta la vicenda, tenendo conto anche del particolarissimo momento, la vigilia della tornata elettorale. Sotto la lente dei magistrati, non solo l'operazione Antonveneta, che alla fine dei conti si scopre che è costata circa 17 mliardi fra controvalore e debiti, ma anche le "spericolate" operazioni sui derivati e quei due miliardi a Londra su cui si acuiscono i sospetti di una maxi-tangente. E ora, anche sospetti di pesante "maquillage" finanziario per rendere la banca solida e credibile all'esterno.

Ma i misteri della vicenda sono tanti, a cominciare dall'operazione Alexandria, una vicenda di derivati sottoscritta dallo stesso Mussari con la banca giapponese Nomura, mai citata, secondo quanto afferma un ex-consigliere della banca, nei verbali del Cda di Rocca Salimbeni: secondo quanto riportato dai giornali, il consigliere avrebbe spulciato a uno a uno i verbali dal 2009 al 2012, senza trovare traccia dell'operazione. Conferma, questa, di quanto già affermato nei giorni scorsi dall'attuale vertice del Mps (Viola-Profumo) secondo cui l'operazione stessa non sarebbe mai stata portata a conoscenza (e votata) dal vecchio Cda.  Intanto, sembra che gli investigatori che indagano su Antonveneta abbiano chiesto la registrazione delle 7 ore di assemblea straordinaria di venerdì.

Mentre la vicenda giudiziaria si dispiega con tempi e ritmi tutti suoi, la tempesta infuria su Bersani e il Pd. Pier Luigi Bersani tenta la sortita e chiede di dare agli attuali vertici della Banca i poteri commissariali; un modo, come spiega lui stesso, di troncare lagami malsani con la fondazione e la città. Una proposta che sarà valutata da Bankitalia e Tesoro. Continua ovviamente il fronte dell'attacco a corpo morto contro il centrosinistra, capeggiato in Toscana da Massimo Parisi, fedelissimo di Denis Verdini, entrambi indagati nelle vicende del Credito Cooperativo fiorentino (la procura di Firenze ha inviato l'avviso di chiusura delle indagini sull'ex Credito Cooperativo Fiorentino e sui finanziamenti al Giornale della Toscana al parlamentare e coordinatore del Pdl Denis Verdini e ad altri 74 indagati nel mese di dicembre scorso. Dopo la dichiarazione di insolvenza della banca, il tribunale ha mutato  l'accusa a Verdini, che da appropriazione indebita è diventata bancarotta fraudolenta). Si segnala, in mezzo agli attacchi, la posizione di Berlusconi, che continua a sottolineare  l'esigenza di ''salvare'' banca e clienti, poi di accertare le responsabilità. Posizione interessante, che tuttavia non gli fa risparmiare la "stoccata": riferendosi al Pd, ''se non è in grado di gestire una banca, non è in grado di governare un Paese'' .

Intanto, Bersani lancia, in alternativa alla prima, anche un'altra proposta: nel momento in cui il Tesoro concederà il prestito alla Banca, nomini alcuni suoi esponenti del Cda in modo da mettere in minoranza la Fondazione. Scopo dell'azione, "fare uscire tutto quello che deve uscire", come spiega lo stesso Bersani. E magari rimandare la palla a Monti. Un Monti incalzato dal Pdl , e per i prestiti alla banca e per aver candidato Alfredo Monaci, membro del Cda di Mps di  Mussari e fino a pochi giorni fa presidente di Mps immobiliare, nella propria lista. 
Un rimpallo di responsabilità che non salva nessuno, come sottolinea Benedetto della Vedova, che ha ricordato a Lega e Pdl come sia stato il governo di Berlusconi e Tremonti a concedere un prestito di 2 miliardi a Mps.

Ma in una Siena scossa e tramortita, oltrechè rabbiosa, Alessandro Profumo sembra già guardare al futuro: "Per Mps sogno un socio finanziario di lungo periodo" dichiara in un'intervista a "Il Sole 24 Ore", dopo l'assemblea che ha dato il via libera ai Monti bond (parere favorevoledi Bankitalia). E annuncia: "Toglieremo il tetto del 4% per il possesso azionario con diritto di voto".

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