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Mps, Rossi a Renzi chiede “atto di coraggio” per trovare “soluzione tecnica” Politica

Firenze – La lettera diretta dal governatore toscano enrico Rossi al premier Renzi potrebbe anche apparire l’ultima ratio, la risorsa estrema per salvare una banca che ha attorno a se’ un territorio, una temperie, una tradizione e un cuore che non può essere altro che senese. E nella lettera la richiesta è quella di un aiuto, straordinario magari, un “atto di coraggio” che serva a dare un colpo d’ala alla delicata situazione del Monte dei Pascbhi dopo la richiesta di ricapitalizzazione della Bce. Che cosa potrebbe fare, il governo, in un frangente simile? La speranza è quella di trovare una “soluzione tecnica”.

A che scopo? Salvaguardare l’autonomia della banca e mantenerne la direzione a Siena. Ancora, la lettera invoca l’apertura di un dibattito pubblico “come avviene anche per altre realtà in crisi e per non assistere in silenzio allo spegnimento graduale della banca più antica del mondo”. “Gli stress test a cui sono state sottoposte le banche italiane da Bce – ha spiegato Rossi – si sono basati su scenari a dir poco catastrofici: debito pubblico in crescita, Pil in calo, e via dicendo. Di qui il giudizio fortemente negativo. Probabilmente, a livello di sistema paese, avremmo dovuto prestare maggior attenzione in fase di definizione dei criteri. Va però anche detto che, a differenza di quello che è accaduto in altri paesi, i cui governi sono intervenuti con risorse cospicue per salvare i propri sistemi bancari (250 miliardi la Germania, 60 la Francia, 40 la Grecia, 18 il Portogallo), l’Italia ha messo sul piatto solo 4 miliardi. Per salvare il Monte mi risulta che sarebbe sufficiente una dilazione da parte del governo per la restituzione dei cosiddetti Monti bond, peraltro ottenuti ad interessi molto alti: a questo punto, dei 4 miliardi ricevuti, ne resterebbero 1,3. Se poi la banca decidesse di vendere alcuni asset considerati non strategici la somma si ridurrebbe ulteriormente. Perdere una realtà così importante per poco più di un miliardo di euro sarebbe una disgrazia per la Toscana e per l’Italia”.

Rossi lo dice e lo ripete più volte: non spetta a lui individuare soluzioni tecniche. “Chiedo soltanto che si faccia tutto quello che si può per salvaguardare l’autonomia e mantenere la direzione della Banca a Siena – sottolinea – ipotesi di aggregazioni con altri gruppi bancari italiani o, peggio, stranieri? Probabilmente si ridurrebbe la più antica banca del mondo ad un insieme di sportelli. Lo sradicamento di Mps da Siena è uno scenario inaccettabile. L’economia regionale dipende in larga parte da Mps. Chi ha sbagliato in passato deve pagare ma gli errori fatti non possono ricadere sulla regione, su una città intera, sui lavoratori”. E, rispetto al management attuale, fa diga: “Negli ultimi due anni la nuova dirigenza ha ha lavorato in modo serio, con grande impegno. La banca è riuscita a superare la crisi e a rafforzarsi. Tutti gli sforzi ed i sacrifici fatti, dalla città, dai lavoratori, per evitare il fallimento rischiano adesso di essere vanificati. Ribadisco – ha concluso il governatore – che la politica deve stare lontana dalle banche ma allo stesso tempo rivendico la necessità che la stessa politica utilizzi gli strumenti che ha a disposizione per evitare che un patrimonio di capitali e di risorse umane come Mps possa sparire per poche centinaia di milioni di euro”.

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