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MPS: salvataggio più difficile, un salasso per i contribuenti Economia

Siena – Un aumento di capitale di 5 miliardi non è più sufficiente a mettere in sicurezza il Monte dei Paschi di Siena. Ce ne vogliono 8,8 miliardi. Lo ha fatto sapere la BCE con una lettera inviata al Tesoro mentre sono allo studio le modalità di intervento dello stato per salvare la più antica banca del mondo dopo il fallimento del ricorso ai mercati per la sua urgente ricapitalizzazione.

Nella bufera ormai da anni a causa dello scriteriato acquisto di Antonveneta e dalla crisi che ha fatto lievitare la montagna di crediti non esigibili,  la banca ha anche accusato negli ultimi mesi una forte emorragia di correntisti e un preoccupante calo della sua liquidità. Francoforte ha così deciso ora di adottare un trattamento più restrittivo, rifacendo i calcoli sulla scia di quelli utilizzati per le banche greche nel 2015 con il risultato che l’intervento si è fatto ora assai più pesante, con il conto del salvataggio aggravato di altri 3,8 miliardi rispetto ai 5 inizialmente previsti.

Degli 8,8 miliardi, 4,4 mld sarebbero a carico dello stato e il resto a carico degli obbligazionisti con circa 2 miliardi rimborsabili dallo stato ai piccoli risparmiatori. Insomma una nazionalizzazione della banca che si prospetta come un salasso per i contribuenti. In vista della probabile risposta negativa dei mercati, il governo aveva varato alla vigilia di Natale un decreto salvabanche da 20 miliardi di euro destinato a mettere al sicuro l’istituto senese (e anche altri istituti) con modalità da concordare sia con Bruxelles che con Francoforte.

Una via però che oggi appare irta di paletti, con la Germania che esprime dubbi sull’opportunità del salvataggio dell’ MPS. Sia il presidente della Bundesbank, Jens Weidemann, che Isabel Schnabel, componente del Consiglio degli esperti economici della Germania, si chiedono se non sia meglio non sprecare i soldi dei contribuenti per salvare una banca che potrebbe non dare garanzie di solidità. Le autorità di vigilanza dovrebbero vigilare se non sia invece più opportuna una liquidazione graduale di MPS. “Le banche insolventi devono essere chiuse, quelle vitali ricapitalizzate” ha detto Schnabel mentre Weidemann sostiene che tutto deve essere attentamente esaminato”.

Mentre le azioni MPS continuano ad essere sospese fino a quando non sarà chiarito il quadro di risanamento, il management della banca ha chiesto “tempestivamente” chiarimenti sulle metodologie utilizzate  dalla BCE per calcolare il nuovo fabbisogno patrimoniale della banca.

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