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Mps, sul titolo (-7,05%) pesa l’incertezza sul futuro Economia

Siena – A metà giornata sembrava proprio un giovedì  nero, anzi nerissimo per il Monte dei Paschi , con il titolo crollato in borsa del 17%. In chiusura però la banca senese è riuscita ad arginare le perdite chiudendo a meno 7,05%, ossia a 0,679 euro toccando così un altro minimo storico. Insomma la bocciatura allo stress test con cui la Banca Centrale Europea ha evidenziato un deficit patrimoniale di 2,1 miliardi di euro continua a farsi pesantemente sentire sull’andamento borsistico della banca, la cui capitalizzazione non supera stasera i 3,47 miliardi, a quattro mesi da un aumento di capitale di cinque. Uno sviluppo che fa temere sempre più per le prospettive di indipendenza del più antico istituto di credito del mondo.

A pesare sul titolo vi è soprattutto l’incertezza sul suo futuro. Il nuovo piano per azzerare lo shortfall deve essere pronto per il 9 novembre.  Al momento un’unica opzione sembra esclusa, quella di un ulteriore aiuto di  Stato, dopo i 4 miliardi di “Monti bond” sottoscritti nel 2013.  Banca d’Italia e Tesoro hanno fatto sapere chiaramente che la soluzione va ricercata sui mercati.  Né sembrano aver ammorbidito la loro opposizione alla conversione dei Monti bond in azioni della banca, che si tradurrebbe in un ingresso dello Stato nel capitale di MPS. Tutt’al più  potrebbero accordare uno slittamento nel residuo rimborso dei Monti bond,  riducendo così la carenza patrimoniale segnalata dallo stress test. “Siamo fiduciosi in soluzioni di mercato per colmare il gap del capitale”, ha ribadito ancora oggi il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Un indirizzo che sembra appunto escludere la conversioni in azioni dei Monti bond.

Le altre  opzioni rimaste, almeno sulla carta, all’esame del management e degli advisor UBS e  Citigroup vanno dalla vendita di asset a un nuovo aumento di capitale, da un prestito obbligazionario a uno “spezzatino” della banca o una fusione con un altro istituto di credito. A 542 anni dalla sua creazione, l’indipendenza del Monte sembra ora veramente in pericolo e non lo ha nascosto neanche il suo presidente Alessandro Profumo. “L’obiettivo di stare da soli va riconsiderato” ha detto oggi precisando che  sulla strada di un’eventuale aggregazione “nulla è precluso”.

In un clima senese assai teso, i sindacati si sono fatti sentire  richiamando alle loro responsabilità le dirigenze “passata e presente”, il governo e le autorità di vigilanza.

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