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Multe per elemosina, il caso scatena il dibattito giuridico Cronaca

Multate per aver chiesto l'elemosina: è successo a tre donne romene che sono state identificate dalla Polizia Municipale e sanzionate richiamandosi a una norma del Regolamento di polizia urbana che vieta di "avere atteggiamenti e comportamenti fastidiosi o pericolosi nei confronti degli altri nelle strade pubbliche o ad uso pubblico, recando intralcio o pericolo al flusso pedonale o veicolare, come sdraiarsi per terra sul marciapiede o avvicinarsi ai veicoli in circolazione, ovvero causando disturbo alle persone presenti presso le abitazioni o vicino agli ospedali; tutto ciò anche effettuando questua con o senza raccolta firme e vendendo merci o offrendo servizi quali la pulizia o il lavaggio di vetri o fari o altre parti di veicoli".

Una delle questuanti  si trovava in Largo Annigoni davanti all'entrata del parcheggio interrato "ostacolando il passaggio dei pedoni" e in Via Cimabue "con atteggiamenti fastidiosi", recitano i verbali stesi dalla municipale nel Marzo scorso. Un'altra è stata multata in Via Gioberti adducendo l'assunzione di comportamenti fastidiosi nei confronti dei passanti, mentre la terza, in via Pietrapiana, creava "intralcio al flusso pedonale, sul marciapiedi".

Sembra che questi verbali presentino alcune mancanze o irregolarità, rilevate e approfondite dagli avvocati Alessandro Simoni, Leonardo Brogelli, Eleonora Innocenti e Giacomo Pailli i quali hanno presentato in proposito delle osservazioni difensive. Le ragioni dell'azione sono tre.
La prima si riferisce a un travisamento del Regolamento da parte dell'amministrazione e a una mancanza di adeguate motivazioni della sanzione. Infatti "in tali verbali non sono riportati gli specifici fatti, gesti o comportamenti (…) bensì è fatto generico riferimento ad un fastidio, del tutto indeterminato". Il comportamento fastidioso e molesto resta una valutazione soggettiva, peraltro inespressa in forma adeguata.
La seconda riguarda un difetto di traduzione in lingua: le donne conoscono l'italiano in una misura che non ha consentito loro di deporre alcuna dichiarazione né di essere messe sufficientemente al corrente del provvedimento. Nel ricorso si parla di "violazione delle più elementari norme in materia della traduzione degli atti per il cittadino straniero, incluso per garantire il corretto esercizio del diritto di difesa previsto dall'art. 24 Cost.".
La terza, infine, deduce un "eccesso e sviamento di potere", poiché la polizia, spinta da una pressione mediatica che tutt'oggi contribuisce a creare un clima di scarsa tolleranza, sarebbe intervenuta in modo sproporzionato.
A proposito del tema, oggi alle 14.30 – Polo delle Scienze Sociali, via delle Pandette, aula D6/018 – si terrà il seminario "Accattonaggio e stato di diritto" organizzato dal Professore e Avvocato Alessandro Simoni: presenzierà tra gli altri Sabrina Tosi Cambini, della Fondazione Michelucci.

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