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Decesso a Sollicciano, intervengono Aduc e Radicali Cronaca

Firenze – Sulla questione della “strana” morte in carcere per overdose di una 36enne fiorentina la scorsa notte e del grave malore che ha assalito un’altra sempre per questioni legate all’uso di stupefacenti, interviene l’Aduc, che attacca la classe politica italiana, dichiarandola “sorda e complice”. E circa la morte della giovane fiorentina, “La questione e’ piu’ articolata e non e’ solo un problema di ordine pubblico – aggiunge l’associazione dei consumatori – quel che per noi sembra assurdo è che nel nel 2014 ci sia ancora chi muore di overdose, e per giunta in carcere”.

“Il contesto socio-economico-sanitario e politico delle droghe è quello più sintomatico per produrre questi risultati: non solo perdite di vite umane, ma anche e soprattutto distruzione di istituzioni – continua la nota di Aduc – la donne 36enne morta nel carcere fiorentino non avrebbe dovuto essere li’, perché, per quanto possano commettere reati, i tossicodipendenti sono malati, e non ci sembra il carcere un luogo ideale di cura per malattie così usuranti del fisico e della psiche umana. La sostanza per curare la sua dipendenza, questa donna avrebbe dovuto chiederla ad un medico che gliela avrebbe dovuta prescrivere nell’ambito di una terapia di liberazione dalla dipendenza”.

Sulla vicenda sono intervenuti anche Massimo Lensi, componente della Direzione di Radicali Italiani, e Maurizio Buzzegoli, segretario dell’Associazione radicale fiorentina “Andrea Tamburi”. I due esponenti radicali come il “problema carceri” non sia superato: “L’illegalitá delle carceri italiane rimane dilagante:  la morte della detenuta nel carcere di Sollicciano non è che il frutto di una politica proibizionista e giustizialista incapace di salvaguardare l’incolumità dei propri cittadini. La diminuzione del sovraffollamento carcerario messa in campo dal Governo Renzi non implica il superamento dei trattamenti inumani e degradanti che continuano ad essere perpetrati ai detenuti italiani: la prova tangibile è anche il traffico di sostanze stupefacenti all’interno degli istituti penitenziari ma soprattutto un fallimentare piano di recupero per i detenuti tossicodipendenti”. E dunque, concludono i due radicali fiorentini: “Quante morti dovrà continuare a mietere lo Stato fuorilegge prima di approvare i provvedimenti di amnistia e indulto?”.

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