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Musei a confronto: progetti per rendere l’arte accessibile a tutti Cultura, Società

Firenze – Musei a confronto su iniziative e progetti per rendere l’arte accessibile a tutti. Alcune delle istituzioni europee più importanti si sono ritrovate in  questi giorni al secondo convegno internazionale Arte accessibile. Musei e inclusione organizzato dalla Fondazione Palazzo Strozzi che raccoglie e approfondisce le migliori pratiche dedicate all’inclusione attraverso l’arte.

Un tema questo sul quale la Fondazione è molto impegnata. “Dal 2012, ogni due anni si svolge un incontro internazionale che affronta un aspetto particolare dei servizi che un museo può offrire alle categorie più deboli come i bambini o come le persone con disabilità, in particolare coloro che sono affetti da Alzheimer, tema che fu affrontato nel primo convegno”, spiega Irene Balzani referente per il progetto accessibilità della Fondazione.

Il taglio è quello dello scambio delle best practices attraverso il confronto diretto con istituzioni di livello internazionale chiamate a fornire esempi e stimoli per lo sviluppo di queste pratiche nel territorio regionale e nazionale.

Fra le grandi istituzioni presenti quest’anno, insieme con la Tate Gallery di Londra e il museo d’arte contemporanea di Bonn, vi è il Kunsthistorisches Museum di Vienna rappresentato da Rotraut Krall e Julia Haeusler, mediatrici d’arte del Museo. La Krall presenta oggi 30 novembre un intervento sul progetto Arches (Accessibile Resources for Cultural Heritage EcoSystems) e terrà un workshop sul “Vedere le cose in modo differente” sui servizi per i non vedenti.

A proposito del concetto Arte accessibile. Musei e inclusione. Quali sono le idee del museo storico-artistico di Vienna per rendere i musei più accessibili?

Krall: “Il museo storico-artistico di Vienna persegue le stesse idee come TATE Modern di Londra o il museo storico-artistico di Bonn. Cioè una casa aperta a tutti: a tutte le fasce d’età, a tutti i gradi d’istruzione, proprio a tutta la diversità della popolazione umana. Abbiamo inaugurato il laboratorio nell’anno 2011, piuttosto tardi, ma da quel momento in poi è in pieno boom.”

Concretamente, quali sono le strategie, i laboratori ed i progetti per realizzare queste idee?

Krall: “Riguardante i disabili, consideriamo una vasta gamma di disabilità, anche tutte quelle visive, uditive e cognitive. Elaboriamo programmi in gruppi di colleghi ed in consultazione con le istituzioni. Se facciamo ad esempio un programma per persone affette da demenza, proponiamo un programma e lo discutiamo con il responsabile del gruppo che accompagnerà le persone al museo. Proprio com’è anche stato detto stamattina al convegno: non fare niente senza gli interessati. È essenziale lavorare insieme con loro”.

Häusler: “Per quanto concerne i laboratori per gli scolari, stiamo lavorando ad un progetto per i più piccoli. Inizialmente, come l’abbiamo anche visto con Sabina Lessmann del museo storico-artistico di Bonn, abbiamo offerto un progetto rivolto ai bambini a partire di 6 anni, cioè a partire dal primo livello scolastico. Ed adesso c’è anche un progetto per i bambini alla scuola materna. In questo caso non si tratta di trasmissione di informazioni ma di divertirsi al museo, di scoprire il luogo, di sentirsi a proprio agio e forse di ritornarci. Si tratta anche di stimolare tutti i sensi dei bambini, un’idea contenuta anche nell’intervento della collega di TATE Modern, cioè elaborare programmi per tutti.

Infatti, se faccio il giro con visitatori non vedenti e li lascio odorare le cose che si vedono nel quadro o se faccio il giro con bambini stimolando i loro sensi con gli stessi odori, possiamo utilizzare gli stessi metodi con tutte le persone. Anzi, notiamo un grande interesse da parte di tutti i visitatori per quello che facciamo con i visitatori non vedenti o con i bambini, cosicché anche loro hanno voglia di sapere ad esempio come odorano i fiori che vedono nel quadro. In questo senso dobbiamo aprirci a tutti e fare tutto insieme invece di elaborare progetti per solo un determinato gruppo. Questo sembra magari ancora un po’ futuro, ma questa è la direzione giusta”.

I progetti sembrano allora avere tanto successo. O come valutate voi i risultati?

Krall: “Sì, registriamo un successo enorme. E la risposta ritorna direttamente dai partecipanti ai workshop. Vediamo come le persone si svegliano, come fioriscono e come osano dire qualcosa. Non solo il museo si apre a loro, ma loro si aprono anche al museo. È un luogo dove possono sperimentare, come l’ha detto anche Sabina Lessmann. Ed è proprio questo che ispira.”

Che cosa potete trarre di questo convegno, degli interventi e delle esperienze degli altri partecipanti per i vostri propri progetti?

Krall: “Conosciamo abbastanza bene il progetto di Sabina Lessmann perché Julia Häusler ed io, ci abbiamo assistito durante cinque giorni a Bonn prima di approfondire i nostri programmi. Per questo è stato molto interessante sentire come il suo progetto si sviluppa. Poi il progetto di TATE Modern corrisponde proprio alle nostre idee. Gli headline che hanno presentato, li perseguiamo anche noi. In generale fa molto piacere vedere gli sviluppi e progressi fatti nel corso degli ultimi dieci anni, a un livello soprattutto europeo. E tutti ci mettono molta empatia; credo che infine sia quello che porta avanti i progetti.”

Häusler: “Credo che questo si capisca anche dall’atmosfera qui nella sala. Tutti sono pronti a scambiarsi ed a svilupparsi.”

 

Foto: un momento del convegno a Palazzo Strozzi

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