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Museo Bartali: Comune assente, linea dura dell’Associazione Sport

Firenze – Lunedì prossimo si riunisce il consiglio direttivo dell’Associazione Amici del Museo di ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema. Motivo: varare una linea dura e decisa da attuare contro il Comune di Firenze se non darà garanzie sul rilancio in tempi brevi della struttura virtualmente abbandonata.

Da ottobre scorso Palazzo Vecchio gestisce in proprio il museo con la formula del “comodato d’uso gratuito per tre anni”. Dal giorno dell’inaugurazione, avvenuta il 1 aprile 2006, a quello del passaggio della gestione il museo era stato condotto, senza sovvenzioni e con mille problemi da risolvere, dall’Associazione Amici del museo.

Entrato in prima persona il Comune di Firenze che possiede il 65% delle azioni (il resto è diviso tra Comune di Bagno a Ripoli e Provincia di Firenze) ha affidato la gestione della struttura all’assessorato della cultura che ha disposto la presenza al museo di una vigilante. Punto e basta. Chiara dimostrazione del disinteresse per il museo quindi per la memoria di Gino Bartali, un fiorentino che con le sue straordinarie imprese ciclistiche ha portato con onore in tutto il mondo il nome di Firenze.

Così il prezioso ed originale materiale, interessante anche da un punto di vista storico – velocipedi, biciclette in tutte le sue evoluzioni tecniche, maglie, trofei, cineteca, cimeli, archivio, oltre 700 fotografie; pubblicazioni e quant’altro sta andando in rovina in quanto non sottoposto a manutenzione.

Naturalmente la vigilante non è in grado di illustrare il museo ai visitatori. Stamani sabato per parlare ad un gruppo di tesserati della Ciclistica Senese sono dovuti “correre” al museo Andrea Bresci e Marcello Santini rispettivamente presidente e socio dell’Associazione Amici del museo. Hanno presentato agli ospiti biciclette impolverate alcune con ruote sgonfie ed alcuni cerchi di legno tarlati. Ed altro significativo materiale in disordine.

Davanti a questa desolante situazione il vertice dell’”Associazione” ha deciso di riunirsi lunedì per prendere, se Palazzo Vecchio non mostrerà di avere un progetto di rilancio, la decisione di portare via tutto il materiale esistente nel museo. Tra l’altro non mancano le richieste per ospitarlo sia da Firenze che da altre località della Toscana. C’è anche un sacerdote della zona di Cerreto Guidi che sarebbe pronto a gestirlo. Se il museo dovesse chiudere i battenti sarebbero stati buttati al vento i due miliardi e mezzo che i fiorentini hanno speso per costruirlo.

Sarebbe una decisione amara, ma legittima in quanto c’è una sentenza del Tribunale di Firenze che attribuisce la proprietà del materiale esistente all’Associazione Amici del museo. Il magistrato lo ha deciso a suo tempo in occasione del processo civile intentato da Andrea Bartali che reclamava, ma non ha trovato accoglimento, i cimeli personali del padre. Non contento inoltrò ricorso che il tribunale fiorentino si appresta ad affrontare.

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