energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Museo del ciclismo, futuro sempre più a rischio Sport

“Se i futuri gestori del Museo del ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema – dice Andrea Bresci presidente dell’Associazione Amici del museo – non offriranno le garanzie necessarie noi ce ne andremo portando via tutti i cimeli esposti perché sono di proprietà della nostra associazione. Magari per aprire un nuovo museo Bartali in altra parte di Firenze”. Una dichiarazione clamorosa che se attuata creerebbe una situazione tale da rendersi necessario l’intervento della magistratura, in quanto i Comuni di Firenze e Bagno a Ripoli e la Provincia di Firenze, proprietari di quella struttura, sostengono invece che i cimeli sono del museo stesso. L’Associazione amici del museo si costituì e prese la gestione, su indicazione dei tre enti proprietari, molto prima del giorno dell’inaugurazione avvenuta il 1 aprile 2006. E da quel giorno, anche se l’Associazione è stata “retrocessa” da gestore a custode dei cimeli, ha sempre guidato lei il museo.

Nei prossimi giorni Bresci sarà ricevuto in Palazzo Vecchio da Dario Nardella e in tale incontro dovrebbe essere chiarito il futuro di quella struttura e dell’Associazione Amici del museo. Il vice sindaco Nardella, comunque, ha già detto che è stata varata una società di indirizzo che provvederà ad indire un bando per dare la gestione in mano ai privati. Un iter che dovrà essere più veloce possibile perché fra dieci mesi ci saranno a Firenze i campionati del mondo di ciclismo ed il museo dovrà farsi trovare pronto a ricevere centinaia di visitatori anche stranieri.

Bresci ha rilasciato queste dichiarazioni stamani sabato in occasione della consegna del “Premio all’amicizia” avvenuta al Museo di Ponte a Ema ai medici fiorentini, professor Francesco Marchi e dottor Leonardo Parigi, che curarono Bartali nelle sue ultime ore di vita (il campione è deceduto il 5 maggio del 2000). Ieri, al museo, tra i presenti c’era pure Luigi Bartali uno dei figli dell’indimenticabile campione fiorentino che al pari della sorella Bianca Maria appoggia le iniziative di Andrea Bresci; mentre la vedova dell’indimenticabile campione e l’altro figlio Andrea sono “contro” gli attuali gestori. “Sto dalla parte di Andrea Bresci – ha ricordato Luigi Bartali – perché mio papà aveva sempre detto di essere favorevole all’idea di Bresci di costruire un museo del ciclismo che avrebbe dovuto contenere tutti i suoi ricordi di corridore. Ma anche quelli sia di altri campioni che di ciclisti meno famosi. Sostengo inoltre la tesi che non può esservi gestione futura senza il contributo dell’Associazione amici del museo la cui opera è stata fondamentale per la nascita e per l’esistenza del museo”.

Intanto giovedi prossimo 5 dicembre, al tribunale di Firenze, ci sarà l’ennesima udienza per uno dei due processi civili intentati dalla vedova di Bartali. Si tratta di quello con cui chiede all’Associazione Amici del museo ed a tre piccoli sponsors 2.400.000 euro a titolo di risarcimento per l’indebito sfruttamento, a partire dal 2005, del nome e dell’immagine del marito (con l’altra causa la vedova di Bartali chiede tutti i cimeli personali del marito che si trovano nel museo). Bresci ha preso la parola per esprimere il proprio rammarico per l’assenza dei rappresentanti dei tre enti proprietari; per ringraziare i due medici premiati e tutti i partecipanti; per ricordare che lui e gli altri dirigenti dell’Associazione sono dei volontari e per sottolineare che al momento la proprietà non rispetta alcune regole poste al momento della fondazione del museo. Ad esempio, si appresta ad indire un bando per la gestione, quando non è previsto nell’atto costitutivo.
—————————–

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »