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Museo del ciclismo, un passo avanti ma bisogna cambiare marcia Cronaca

Il passo in avanti è costituito dal si, lungamente atteso, della Provincia di Firenze alla costituzione dell’Associazione per la promozione, valorizzazione e gestione del museo. Una iniziativa già deliberata dagli altri due enti proprietari di quella struttura. Cioè dal Comune di Firenze, che detiene il 65% delle azioni, ed il Comune di Bagno a Ripoli che, insieme alla Provincia di Firenze, possiede il resto del pacchetto azionario.

Per arrivare alla società di gestione del museo è stata imboccata la strada che porta all’ingresso di privati diversa da quella ipotizzata, a suo tempo, dal vice sindaco di Palazzo Vecchio Dario Nardella che prevedeva una società con i rappresentanti del tre enti proprietari con diritto di voto; un manager; ed alcuni enti nel ruolo di collaboratori tra i quali figurava l’Associazione Amici del museo che lo ha gestito dal 1996, cioè dalla sua inaugurazione e fino al 30 settembre 2011 quando è scaduta l’ennesima proroga. Comunque è ancora alla guida anche se, secondo gli enti proprietari, attualmente solo come “custode dei cimeli”.

Ora i tre enti azionisti vareranno in tempi brevi un’Associazione chiamata di indirizzo che servirà prima a mettere dei legittimi paletti a completa tutela della loro proprietà, poi ad indire un bando per affidare la gestione a privati. Bando che sarà pubblicato nel mese di dicembre. Questa soluzione porterà nuovo dinamismo e più capacità operative, ma non sono escluse situazioni critiche. Il privato che vincerà l’asta potrebbe non prevedere la presenza dell’Associazione Amici del Museo. Come nel caso della “Fondazione Gino Bartali” con sede ad Arezzo, che ha già dichiarato di essere pronta a partecipare all’asta.
In quest’ultimo caso la “Fondazione” – al vertice ci sono la vedova Bartali ed il figlio Andrea – metterebbe subito fuori l’Associazione Amici del museo con la quale da tempo è in aperto conflitto (invece è con l’Associazione il resto della famiglia Bartali cioè Luigi e Bianca Maria, gli altri due figli dell’indimenticabile campione).

Insomma se l’Associazione Amici del museo, composta da volontari, non troverà posto nell’organigramma della nascente società di gestione, secondo quanto dichiarato dal presidente Andrea Bresci, se ne andrà portando via tutti i cimeli che si trovano nel museo ritenendoli di sua proprietà. Si creerebbe una situazione complessa, delicata con i mondiali alle porte, che forse solo la magistratura potrebbe risolvere. E così il museo sarebbe trascinato ancora in tribunale, aule in cui è già presente, in quanto sono in corso due cause civili intentate da Adriana Bani vedova Bartali. Con una chiede di avere i cimeli personali del marito che sono esposti nel museo; con l’altra un risarcimento, pari a 2 milioni e 400 mila euro, per indebito sfruttamento, a partire dal 2005, del nome e dell’immagine del marito.


FRANCO CALAMAI

Foto> www.volkswagengroup.it

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