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Museo di Ciclismo: parte la gestione diretta del Comune Sport

Firenze – Oggi giovedi 1 ottobre il Comune di Firenze assumerà la gestione diretta del Museo di ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema. Alle ore 9, nella sala ricevimenti del museo, una delegazione di Palazzo Vecchio, guidata dall’assessore allo sport Andrea Vannucci, riceverà dall’Associazione Amici del museo, gestori dimissionari, le chiavi di quella struttura.

Il passaggio di gestione avviene con la formula : “comodato d’uso gratuito per tre anni”. Si chiude così la gestione dell’Associazione Amici del Museo Gino Bartali, in pratica durata nove anni cioè dal giorno dell’inaugurazione avvenuta il 1 aprile 2006 (anche se ufficialmente dal 2011 l’Associazione è stata retrocessa dal ruolo di gestore a quello di custode del museo).

Nove anni quasi sempre in affanno perché l’Associazione Amici del museo, i cui soci sono tutti volontari, presidente Andrea Bresci, ha gestito il museo senza ricevere né collaborazione, né risorse da parte dei titolari dell’impianto cioè Comune di Firenze, che detiene il 65% delle azioni, il Comune di Bagno a Ripoli e la Provincia di Firenze possessori delle altre azioni.

Tra le “sofferenze” del museo ci sono anche nel 2011 la chiusura per qualche settimana, e più avanti anche una protesta dell’Associazione Amici del museo in Piazza della Signoria contro il Comune di Firenze che aveva ipotizzato di affidare la gestione del museo attraverso il lancio di un bando aperto a chiunque.

Il museo è stato edificato su un terreno offerto dal Circolo Ricreativo L’Unione, con sede adiacente il museo stesso, e costruito con i soldi, 2 miliardi e mezzo di lire, dei tre enti pubblici proprietari.

Attualmente contiene, tra l’altro, 124 biciclette di tutte le epoche; quasi 300 maglie di ex corridori popolari; una biblioteca con 900 volumi; migliaia di pubblicazioni sportive; 750 fotografie; numerosi posters; video cassette; un archivio dati di qualche migliaio di ciclisti e tanti altri cimeli alcuni dei quali unici nel loro genere.

Il museo costruito a Ponte a Ema, davanti alla casa nella quale nel 2014 nacque Gino Bartali, dunque, passerà domani nelle mani del Comune di Firenze, maggiore azionista, e sembra che la gestione verrà affidata all’assessorato della cultura. E’ augurabile che Palazzo Vecchio decida di varare un progetto di ampio rilancio del museo, quindi metta anche le risorse necessarie. Se invece, come qualcuno sospetta, dovesse limitarsi a distaccare due o tre impiegati, magari nemmeno esperti di ciclismo, allora vorrebbe dire che al Comune di Firenze non interessa il museo e che alla scadenza del comodato d’iso lo restituirebbe all’Associazione Amici del museo quest’ultima proprietaria di tutti i cimeli esistenti come ha stabilito una sentenza della magistratura fiorentina.

A quel punto verrebbero prese in esame le richieste degli enti pubblici e privati toscani – alcuni anche religiosi – pronti a portare nel rispettivo territorio il museo. In tal caso Gino Bartali, uno dei simboli della storia di Firenze, finirebbe in esilio.

 

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