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Museo Novecento: il fascino intimo degli oggetti di Morandi Cultura

Firenze – A cinquantacinque anni dalla sua scomparsa, il Museo Novecento ospita una grande mostra di Giorgio Morandi, l’artista italiano che più di ogni altro è stato interprete e protagonista del secolo scorso. Fino al 27 giugno 2019 si possono ammirare alcune fra le sue nature morte, paesaggi, fiori e incisioni. L’esposizione a cura di Maria Cristina Bandera e Sergio Risaliti, in collaborazione con Fondazione Roberto Longhi e Villa Brandi è particolarmente significativa per diversi aspetti. Quattro capolavori di Morandi facevano parte della numerosa raccolta di arte contemporanea di Alberto Della Ragione che poi sono confluite, insieme alle altre, nel Museo Novecento e fanno parte della collezione permanente.

Ma anche lo stretto legame tra l’artista e lo storico dell’arte Roberto Longhi, fiorentino di adozione, fa da sfondo alla rassegna e ne costituisce il palinsesto interpretativo di tutta l’opera morandiana. Sarà, il loro, un lungo rapporto di amicizia e intellettuale iniziato nel 1934 e proseguito fino alla morte di Giorgio Morandi. Tanti le citazioni lasciate dallo storico dell’arte riguardo il maestro bolognese. Il giorno della sua investitura a titolare di cattedra di storia dell’arte all’Università di Bologna, Longhi dichiarò, parlando di Morandi:

E finisco col trovar non del tutto casuale che, uno dei migliori pittori viventi d’Italia, Giorgio Morandi, ancor oggi, pur navigando tra le secche più perigliose della pittura moderna, abbia, però saputo sempre orientare il suo viaggio con una lentezza meditata, con un’affettuosa studiosità, da parer quelle di un nuovo incamminato”.

 

Turbato dalla morte del pittore così scriveva Roberto Longhi: “Non vi saranno altri nuovi dipinti di Morandi: questo è, per me, il pensiero più straziante”.  E poi ancora il giorno dell’inaugurazione della Biennale di Venezia nel 1964: “Una nemesi capricciosa ma non priva di significato ha voluto che Morandi uscisse di scena il giorno stesso in cui venivano esposti a Venezia i prodotti della pop-art”.

L’artista della sintesi, dallo stile rigoroso e intimo, grande incisore, iniziò giovane a mostrare il suo talento. I suoi primi paesaggi raccontano di una istintiva vicinanza con l’arte di Cézanne, Dearin e Picasso, per poi scoprire, dopo una ricerca su ciò che ruotava intorno a lui, futuristi e pittura metafisica, uno spazio popolato da pochi, semplici oggetti, soprattutto bottiglie, vasi e tazze, con un cromatismo delicato, sempre uguale e sempre diverso. Un mondo silenzioso sottolineato da un legame assoluto fra le cose, protagoniste della scena e lo spazio.  Professore di incisione all’Accademia di Belle Arti di Bologna dagli anni ’30 fino al 1956, visse tutta la sua vita nell’abitazione in via Fondazza 36, dove lavorava, per lasciarlo solo nell’estate per traslocare a Grizzana Morandi con le sorelle dove dipingeva in un vero e proprio studio.

Foto:

Giorgio Morandi, Natura morta, olio su tela,1923- 1924, Museo Novecento Firenze

Giorgio Morandi, Paesaggio, olio su tela, 1941, Collezione privata Firenze

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