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Museo Saint Simon: benvenuti alla Corte di Luigi XIV Cultura

Parigi – A un centinaio di chilometri di Parigi, ai confini settentrionali dal parco naturale del Perche e la Normandia, sorgono grandiose rovine di un castello cui si accede ancora da un imponente viale alberato. E’  tra quelle mura, poi  distrutte dalla furia dei rivoluzionari, che Louis de Rouvray, duca di Saint Simon aveva stilato i suoi « Mémoirs », un monumento della letteratura francese che fa rivivere la vita della corte del re Sole, con tutti i suoi splendori e bassezze, amori e pettogolezzi.

Una gita alla Ferté-Vidame in omaggio all’acuto cortigiano che ci ha lasciato il più vivido quadro della Versailles di Luigi XIV non ha ora però solo un interesse storico. Certo è in questo borgo, lontano dai vortici della cortigianeria, che il duca e pari di Francia aveva potuto riordinare i suoi pungenti ricordi, tanto temuti dalla monarchia da essere sequestrati alla sua morte nel 1755. Saint Simon li aveva terminati nel 1749. Coprivano gli anni dal 1691 al 1723, cioè gli anni della fine del regno di Luigi XIV e della Reggenza. Li aveva interrotti alla morte del Reggente, Filippo di Orleans, suo amico di infanzia che lo aveva cooptato nel suo Conseil de Régence, e si era ritirato  dalla corte con lunghi soggiorni nel castello della sua infanzia.

Castello nel giro di pochi anni era stato venduto da sua nipote al ricchissimo banchiere Laborde che lo aveva quasi completamente per farne uno più grandioso  che a sua volta era stato smantellato durante la rivoluzione. Dell’epoca del memorialista quindi poco rimane, a parte delle vecchie scuderie e la sua tomba  nella vicina chiesa di Saint Nicolas. Tomba vuota perché  durante la rivoluzione fu profanata e le ossa del duca e della moglie gettate nella fosse comune.

Chi si reca in « pellegrinaggio » sulle tracce del grande scrittore, tanto amato da Stendhal, Sainte-Beuve e Proust, non rimane però deluso. All’ingresso del parco del castello lo attende infatti la « Maison Saint-Simon », un museo veramente sui generis che con poco o nulla riesce a ricreare in modo giocoso ma di elevata levatura culturale l’universo di Versailles e del suo spietato cantore. Eppure, sui due piani della casetta, non vi è praticamente un solo cimelio appartenuto a Saint-Simon, neanche un libro o una penna d’oca.  Giochi interattivi ti catapultano a Versailles, tra i tranelli di corte e dei suoi diritti di precedenza, tra gli svaghi e le attività più popolari.  Nel breve ma divertente e interessante percorso ti familiarizzi con le sue letture, con i suoi « Memoirs » e soprattutto scopri o rispolveri le sue frecciate velenose che gli avevano creato tanti nemici a corte.

Insomma una visita che soddisfa, come ho potuto constatare, sia i saint-simoniani doc che un pubblico meno sofisticato. Un bel successo dato la mancanza totale di « pezzi da museo ». Una formula vincente che potrebbe ispirare anche altrove  per fare rivivere con panache, anche senza molti mezzi, protagonisti del nostro passato.

Immagine: Louis de Rouvray, duca di Saint Simon

 

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