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Musical: la fantastica avventura di Paolo Bianca Spettacoli

Pontedera – La Stage Entertainment, colosso dello spettacolo dal vivo con sede in Olanda, è un’importante compagnia di produzioni teatrali (musical, soprattutto) d’Europa. Tra le tante succursali che il gruppo ha in giro per il mondo, spicca quella tedesca, che si trova ad Amburgo.

La Germania adora il musical, e la Stage Entertainment lo sa. Per farlo al meglio, vuole il meglio, e di certo per ottenerlo non si risparmia: continui provini da una parte all’altra del Vecchio Continente. Gli interpreti più talentuosi – attori, cantanti, ballerini, e ben venga chi può sfoggiare il dono di racchiudere in sé le tre discipline: per il musical non c’è niente di più adatto – vengono segnalati e selezionati e, una volta accertato che rappresentano il top della loro categoria, scritturati.

Un traguardo che cambia una carriera, una chance da giocarsi da professionisti. Pisano, classe 1984, altissimo giovanotto ricciuto dalla camaleontica versatilità, a suo agio nei panni di un sinistro Claude Frollo (“Notre Dame de Paris”) come in quelli dello scaltro Harold Zidler (“Moulin Rouge”), nel fuoco gelido che consuma Spoletta (“Tosca”) come tra le subdole mire di Hans, l’oscuro Principe di “Frozen”, Paolo Bianca ha avuto la sua, e sta affrontando la sfida con la gentile sicurezza di chi sa (molto bene) il fatto suo – lo dice quel sorriso teneramente guascone che brilla in molte sue foto di scena, comprese quelle scattate lo scorso 13 febbraio a La Città del Teatro di Cascina, dove il suo “Questo è il mio nome: Frank Sinatra”, un impegnativo quanto luminoso, accattivante “one man show” condotto con scintillante verve di crooner-mattatore («Lo spettacolo giusto per salutare il pubblico di casa, gli amici che mi seguono da tanti anni, e dire a tutti “arrivederci”»), ha fatto il tutto esaurito.

 Lo stesso sorriso compare in un post che Paolo ha affidato il 23 febbraio alla sua pagina Facebook: la foto, scattata ad Amburgo, lo ritrae con alle spalle uno dei maggiori teatri della città, il Neue Flora (di cui la Stage Entertainment organizza la stagione), che Bianca cita nel suo commento: “Prova costumi, parrucco e calco ai denti per il mio prossimo lavoro artistico: fatti! Tra una settimana parte questa fantastica avventura in Germania per un anno! E stasera a vedere “Aladdin” in prima fila al Neue Flora!”.

La “fantastica avventura” è ormai alle porte: la Stage Entertainment lo ha scelto per impersonare Koukol nella nuova edizione di “Tanz der Vampire”, che resterà in scena per un anno di fila girando i più blasonati teatri tedeschi. «La telefonata che aspettavo da una vita è arrivata a dicembre 2015: quelli della Stage Entertainment mi comunicavano che sì, ce l’avevo fatta: dopo una lunga serie di provini, avevano deciso di farmi fare Koukol. Ero talmente emozionato che credevo di non aver capito bene. Ho chiesto: ma devo sostenere un altro provino? E loro no no, vogliamo te: ti stiamo offrendo il ruolo!».

Nel cast internazionale di “Tanz der Vampire”, Bianca è uno degli otto italiani: oltre a Paolo, Veronica Appeddu, Nicolas Tenerani, Marina Maniglio, Michael Anzalone, Alessandra Bizzarri, Nicole Ollio, Nicola Trazzi. «Il 1 marzo 2016 iniziamo le prove nella provincia di Francoforte, poi tappa a Berlino per sei mesi, poi Monaco per tre mesi; e altri tre mesi in tour per la Germania. 8 spettacoli a settimana. A Berlino mi esibirò nel bellissimo teatro “Des Westens”: quando ho visto le foto della sua enorme sala su Internet ho sentito le ginocchia sciogliersi. Farò parte di una squadra imponente. Sul palco, più di 25 ballerini-cantanti, 9 ruoli e l’orchestra». Figuro dall’aspetto raccapricciante («un gobbo deforme che si muove come un primate ubriaco»), Koukol è il servo del Capo dei Vampiri Graf von Krolock. «Avrò un personal trainer per il linguaggio del corpo, per entrare al meglio nelle scomode, ma anche poetiche, fattezze del personaggio. E anche un vocal coach che mi aiuterà con la lingua. Devo darmi da fare: di tedesco non so ancora una parola,  delle battute richieste ai provini ho imparato la fonetica a memoria».

Da sempre, la memoria figura tra i suoi assi nella manica. «Devo ringraziare il mio cervello: leggo le cose e me le ricordo subito». Un dono che di certo l’ha aiutato non poco a Ingegneria aerospaziale, dove si è laureato studiando nei ritagli di tempo tra uno spettacolo e l’altro, tra una seduta di doppiaggio e l’altra, tra un concerto e l’altro (Bianca, basso-baritono, in molti suoi live interpreta i grandi classici dello swing accompagnato da una big-band), tra un programma televisivo e l’altro.

Ecco, la televisione: nel programma di sala del suo destino d’artista, compare in cima alla lista . «Da bambino impugnavo il telecomando come fosse un microfono e giravo per casa cantando a squarciagola le hit del momento, immaginando di incantare distese di spettatori entusiasti». Immaginarsi la gioia quando è riuscito ad arrivare dall’altra parte delle telecamere: nel 2002 è nel cast della “Domenica In” condotta da Mara Venier, e fa il bis nella stagione 2009-2010, con la “Domenica In 7 Giorni” di Pippo Baudo.

Il salto dall’immaginazione alla realtà è stato più breve di quanto le più rosee aspettative potessero augurarsi. Dotato di talento e di perseveranza nell’affinarlo, ce l’ha fatta in breve tempo: a 15 anni scrive il brano “You can” e arriva in semifinale al Festival di Castrocaro. Come il suo già nutrito curriculum narra diffusamente (www.paolobianca.it) , non si è più fermato. Dalla tv al teatro, passando dalla grande passione per il doppiaggio – «mestiere affascinante quanto difficile. I tempi sono tutto. La differenza tra fare bene e fare male si consuma in pochi decimi di secondo» – che approfondisce prima all’Accademia del Doppiaggio/Dizione/Recitazione di Roma con Roberto Pedicini e Christian Iansante e successivamente grazie a un corso avanzato (2014) con Roberto Chevalier (voce ufficiale di Tom Cruise e Tom Hanks). I cui consigli mette in pratica nello stesso anno, prestando più voci, sotto la direzione di Francesco Venditti, figlio dell’autore di “Notte prima degli esami”, ai personaggi della serie “I Misteri di Murdoch”.

 Gli esami non finiscono mai, e a volte si accavallano capricciosamente. Come accadde in quello che lui ricorda come uno dei più bei giorni della sua vita. «2008: la mattina ero all’Università di Pisa per la discussione della tesi, e il pomeriggio a Roma per l’ultimo provino con Riccardo Cocciante, che sceglieva il cast definitivo di “Notre Dame de Paris”. Avevo già superato diverse selezioni: quello era il momento del “o la va, o la spacca”. Scrissi anche al Magnifico Rettore: per carità, fatemi per primo, aspetto quest’occasione da una vita! Disponibilissimi, mi accontentarono. Alla sera ero ingegnere e arcidiacono (Frollo). La corsa che non fece mio padre in auto per portarmi in tempo da una parte all’altra. Gente fantastica, i miei. Mi hanno sempre aiutato e sostenuto, supportato e, non di rado, sopportato. Le scenografie dello spettacolo su Sinatra le ha preparate mio padre da cima a fondo, stagliuzzando e dipingendo a mano tavole di compensato».

“Questo è il mio nome: Frank Sinatra” lo ha ideato e realizzato «per salutare il pubblico di casa mia in grande stile, prima di questa lunga esperienza oltre confine. Ho pensato che uno show dedicato a questo personaggio straordinario, “The Voice”, a cent’anni dalla nascita, fosse il miglior “arrivederci” possibile. Ho iniziato a scriverlo a maggio, l’ho visto diventare realtà poco a poco. La risposta del pubblico di Cascina mi ha davvero scaldato il cuore, ripagato di tutti gli sforzi, delle prove a orari impossibili, per le quali non smetterò mai di ringraziare le sette favolose ballerine che mi hanno accompagnato in quest’avventura: Ornella Cantini, Anita Formichi, Antinea Liucci, Giulia Pasqualetto, Elodie Renault , Ylenia Foschetti, Donatella Pignataro. Fanno parte del corpo di ballo della Compagnia Bohemians Pontedera, un gran bel gruppo di giovani interpreti che sta facendo cose importanti, e dove amicizia e professionalità hanno trovato uno speciale punto d’equilibrio nell’amore per il musical. Spero faremo molte altre cose, insieme. Adesso però ci sono la Germania, le rigorose tabelle di marcia della Stage Entertainment, il ruolo di Koukol, mostriciattolo che già adoro, da rendere al meglio. E una lingua difficilissima da imparare a tempo di record. Bene, le sfide mi piacciono. Il motto preferito di Sinatra, titolo di una sua celebre canzone, nonché epitaffio che Frankie volle fosse inciso sulla sua lapide, è anche il mio: “The best is yet to come”. Il meglio deve ancora venire».

 

 

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