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Il musicista internazionale Andrea Dell’Ira: “Quando vedo il Serchio mi sento riavè” Cultura

Firenze – Diceva Luciano Pavarotti: Chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare ancora meno la organizza, chi la sa fare così così la critica. Andrea Dell’Ira, toscano doc, anzi vecchianese, la musica la fa! Cresciuto all’ombra dei monti vecchianesi e lungo l’argine del Serchio, ha trascorso la sua infanzia ad Avane (frazione del comune di Vecchiano, Pisa). E proprio lì, tra il fiume e le colline, s’è accorto che a lui piaceva proprio tanto la musica, e nel contempo ha avvertito che si era perdutamente innamorato della tromba.

Da Avane a Firenze, dove è la prima tromba del Maggio Musicale Fiorentino, il viaggio è stato lungo ma senza alcuna deviazione. Oggi Andrea è un musicista di fama internazionale: è stato ospite delle più grandi orchestre europee fra le quali NDR Hamburg, Bayerische Rundfunk, Symphonie Orchester Munich, WDR Sinfonieorchester Cologne, Orchestra Filarmonica della Scala (Milano), Orchestra National de France, e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (Roma), e ha vinto la medaglia di bronzo al Concorso Internazionale di Toulon.

Andrea, quando hai scoperto che la tromba (e la musica) sarebbe stato il tuo strumento oppure vogliamo dire il tuo destino?
“Con la tromba è stato amore a prima vista, quando passava la Banda di Vecchiano (ndr: Filarmonica Senofonte-Prato) vedevo quello strumento lucente e squillante…. lo volevo anche io !”

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Prima tromba del Maggio Musicale… come sei arrivato a questo traguardo?
“Beh qui si fa un bel salto, prima il conservatorio, poi gli studi a Parigi…. poi finalmente il”Maggio”! Ma per me non è un traguardo, la vita di un musicista deve essere sempre in evoluzione”.

Visto che la musica in Italia è così bistrattata, hai mai avuto la tentazione di scappare?
È vero, spesso la musica da noi è bistrattata. Io ho suonato con alcune fra le più grandi orchestre europee, e in un paio ho anche rischiato di rimanerci, ma sono molto legato alla mia terra. Pensa che quando torno da viaggi che mi hanno portato lontano per lavoro, dico ai miei colleghi : “Ragazzi, io quando vedo il Serchio mi sento riavè “.

Tra i tuoi viaggi musicali, o tournée, qual è stato quello che ricordi con maggiore piacere e quale quello che rammenti malvolentieri?
“Musicalmente i mie i viaggi li ricordo tutti con piacere, ma uno non lo dimenticherò mai. Eravamo a Tokyo quando successe il disastro di Fukushima. Terremoto del nono grado e tsunami. È stato terribile e in alcuni momenti c’è la siamo vista davvero brutta”.

Secondo te, che cosa insegna la musica? E perché dovrebbe essere una disciplina insegnata a scuola come la matematica (almeno per me dovrebbe essere così)?
“La musica è un linguaggio universale che unisce, e in questo momento dio solo sa quanto ce n’è bisogno. Fatela studiare ai vostri figli, dove c’è musica non c’è guerra, non c’è razzismo, omofobia e tutte le altre follie di questo nostro mondo”.

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Che cosa ti diverte e che cosa ti preoccupa del mestiere che fai?
“Mi sento solo di dirti questo: in poche parole il mio è il mestiere più bello del mondo”.

Il tuo sogno nel cassetto è sempre “musicale” oppure no?
“In parte il mio sogno l’ho già realizzato. Vivo in campagna con mia moglie, i miei cani, e quando sono con mio figlio è tutta la mia famiglia, non mi manca niente. Io sono una persona semplice, come tutti gli avanesi”.

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