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Musulmani contro l’Is a San Lorenzo, davanti i bengalesi Cronaca

Firenze – Vedere, capire, stare insieme. Il la alla giornata di oggi, storica in un certo senso, la dà Silvano, fiorentino, che  insieme ad altre centinaia di persone, non è fuggito da una Firenze torrida e senza vento e si è recato invece a “dare il proprio contributo” alla comunità musulmana cittadina. “Perché oggi – dice Silvano – assistiamo a qualcosa di veramente serio: i musulmani di Firenze, spronati dall’Associazione Bangladesh-Firenze, hanno deciso di metterci la faccia, contro l’Isis”. Insomma, basta. Dicono basta in modo consapevole, tranquillo, tutti in fila sulla scalinata di San Lorenzo, queste donne, uomini persino bambini, che si assiepano sotto i cartelli scritti in italiano, e che, quando si muovono in corteo, davanti mettono la bandiera del Bangladesh con appuntate le immagini delle vittime d Dacca. Fratelli, sorelle, si sente dire in piazza. Perché la verità è una: siamo tutti esseri umani, e quel che fa l’Isis “è contro la religione”. 

Già, la religione: la religione tout court, di qualsiasi credo. E sull’onda di questo discorso, si alza forte la voce di Pape Diaw, protagonista non dimenticato di battaglie politiche e civili cittadine, e più che mai determinato: “Penso, spero, voglio che sia soltano l’inizio – dice – la comunità musulmana in prima persona dice no alla violenza, prende posizione e si dichiara contro l’Isis. Mi auguro, credo che le comunità musulmane di altre città, di tutta l’Europa guardino a ciò che sta avvenendo oggi a Firenze. L’Isis è contro la religione, abbiamo chiesto a tutti di venire”. E la moschea?Potrebbe o no dare una spinta a un disegno di unità e lotta insieme contro la barbarie? “Non è il momento delle polemiche – dice Pape Diaw – ma la domanda vera, da rivolgere all’amministrazione è: questa moschea la si vuol fare o no? La moschea non significa solo il luogo del culto, ma io penso anche a un centro culturale, dove fare convegni, aprire dibattiti, incontrarsi. La battaglia, non dimentichiamolo, è anche culturale”.

ezzedin elzir

Ancora, il senso della mobilitazione lo sottolinea l‘imam di Firenze e presidente Ucoii, Izzedin Elzir, che ha parole di ringraziamento per  “chiunque è oggi in piazza per dire no al terrorismo e sì alla costruzione di ponti di pace”. Ponti di pace, passaggi essenziali per quell’unità contro l’orrore che continua a risuonare nella voce gigante della piazza. C’è anche un minuto di silenzio in ricordo delle vittime, mentre riverberano nella luce spietata del sabato estivo i drappi neri legati con nastri rossi che molti portano al braccio. segno di lutto. Parla il presidente  della comunità fiorentina del Bangladesh Rouf Abdur. “L’Islam vuole la pace e prega per la pace nel mondo, l’Isis usa l’Islam ma sono degli sporchi assassini. Un vero musulmano non uccide se non c’è la guerra”.

2 bengalisi contro isis

Mentre dalla piazza cresce lo slogan “Unità, Unità” urlato insieme dai bengalesi, dalle comunità islamiche, dai cittadini accorsi a dare manforte a quella che è anche una manifestazione contro il razzismo e contro la violenza, oltre che contro l’Is, continua Silvano: “E’ confortante, vedere che loro danno la solidarietà a noi e noi a loro”. Ed è forse in questo scambio di “solidarietà” che si coglie il vero spirito di questa giornata. Solidarietà dell’umanità contro la disumanità. Le istituzioni, come promesso, ci sono: l’assessore Sara Funaro per il Comune di Firenze, l’assessore Vittorio Bugli per la Regione, l’onorevole Marisa Nicchi, deputata di Sinistra Italiana, la consigliera comunale di Frs Donella Verdi. Poi tanti ragazzi e esponenti delle associazioni che hanno contribuito a dare forza alla manifestazione, dall’associazione La Comune all’Associazione Antirazzista interetnica 3 Febbraio, al Coordinamento Basta Morti nel Mediterraneo, al comitato Stop Razzismo di Prato, comitato solidale antirazzista Istituto d’Arte Firenze , al circolo Arci Porta a Prato Firenze, ovviamente la Comunità islamica di Firenze e Toscana, e tante, tante altre associazioni della galassia che fanno della battaglia al razzismo e alla violenza, all’intolleranza la loro “ragione sociale”. Infine, tutti in corteo, attraversando la città per finire in piazza dei Ciompi. Con un solenne impegno: per costruire quei ponti di pace, insormontabili barriere contro odio violenza orrore, ci vuole unità. 

istituzioni

Foto: Luca Grillandini

 

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